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La giornalista ha chiesto al direttore Minzolini di essere sollevata dall’incarico di conduttrice

Elisa Anzaldo: “Il Tg1 non fa informazione”

Giuseppe Giulietti (Articolo 21)

Elisa Anzaldo

“Caro direttore, Ti chiedo di essere sollevata dall’incarico di conduttrice del Tg1 della notte. Ritengo non sia più possibile per me rappresentare un telegiornale che, secondo la mia opinione, ogni giorno rischia di violare i più elementari doveri dell’informazione pubblica: l’equilibrio, l’imparzialità, la correttezza, la completezza…”.
Così  il 19 aprile scorso la giornalista del Tg 1 Elisa Anzaldo, una cronista serena, coraggiosa, stimata  da tante colleghe e colleghi, senza distinzione di parte alcuna, aveva scritto al suo direttore Minzolini, manifestando un disagio professionale e civile profondo e doloroso per chi in quella testata ha speso tanta parte della vita.
In quella prima lettera la Anzaldo non si nascondeva certo dietro lettere anonime o sentito dire, ma documentava e denunciava alcuni episodi di “malainformazione”. 

Ne riportiamo alcuni: “Ancora ieri – scrive la giornalista – non abbiamo dato conto degli sviluppi dell’inchiesta Minetti-Fede-Mora. Domenica sera, 17 aprile, è stato “sfilato” alle 20 un pezzo pronto sui manifesti “Via le BR dalle procure  completo in ogni sua parte, intervista a Lassini, parere del sindaco Moratti e di Pisapia, questione autosospensione di Lassini dalle elezioni comunali.
“Nel titolo delle 20 dell’11 aprile si metteva insieme il rinvio a giudizio dell’ex segretario del Quirinale, Gifuni, con l’arresto del prefetto Ferrigno per reati sessuali. Qual è il criterio giornalistico adottato?”. “Non c’era notizia nei nostri titoli delle 20 del 6 aprile dell’apertura del processo Ruby a Milano, Forse non è stata considerata una notizia?”.
La lettera non riceve risposta, o almeno non ha ricevuto una risposta riferibile, almeno in questa sede.
 Per questo Elisa Anzaldo riprende carta e penna e riscrive al suo direttore in data 11 maggio e, fedele al suo ruolo di scrupolosa cronista, arricchisce ulteriormente la denuncia con altri fatti spariti o resi incomprensibili, anche qui ci limitiamo a citare testualmente: 

“Non si comprende perchè i telespettatori del tg1 non abbiano avuto notizia della proposta di modifica, da parte di un parlamentare, dell’articolo 1 della Costituzione.
Perché se si tratta di una non notizia tutti i quotidiani gli hanno dedicato l’apertura?
 Ed erano forse degne di due righe  le critiche di un ministro, Galan, ad un altro ministro, Tremonti? Questione che ha reso necessario l’intervento del premier?
 O perché abbiamo ignorato, nonostante fossero disponibili i mezzi, la nuova emergenza rifiuti a Napoli sino a quando il governo non ha nuovamente inviato l’esercito…allora sì..
Non meritava una notizia, nel decreto dello sviluppo, la concessione delle spiagge per 90 anni?
E la notizia che il governo ha sollevato conflitto di attribuzione dei poteri alla Consulta per non avere la Procura di Milano considerato un legittimo impedimento la partecipazione del premier ad un consiglio dei ministri?
 E l’arresto di due assessori leghisti per tangenti? Alle 20 niente. 
E la chiusura delle indagini sull’inchiesta per i grandi eventi, con la richiesta di rinvio a giudizio per  l’ex capo della Protezione Civile. Per noi tre righe, per i giornali intere pagine…”.
Queste alcune solo alcune, delle osservazioni della Anzaldo, alla fine delle quali con grande fermezza conferma da una parte le sue dimissioni dalla conduzione del Tg 1 della notte, dall’altra la sua volontà di restare a lavorare in redazione, come caposervizio alla cronaca e di voler  continuare a proporre “quelle che ritengo siano notizie di cronaca, anche quelle che non vengono considerate tali dalla direzione”.
Non vogliamo strumentalizzare in modo alcuno questa testimonianza che, purtroppo, conferma quanto avevano denunciato Maria Luisa Busi, Tiziana Ferrario che insieme ai Piero da Mosso, ai Raffaele Genha, ai Paolo  Di Giannantonio, ai Massimo de Strobell, sono già stati messi in condizione di andarsene, oppure stanno aspettando che sia il giudice a riconoscere le loro ragioni professionali.
La  lettera della Ansaldo è impressionante proprio per il suo rigore, per la capacità di stare ai fatti o meglio “ai non fatti”, di documentare omissioni e faziosità che, ancor prima che la politica, colpiscono l’articolo 21 della Costituzione e cioè il diritto dei cittadini ad essere informati in modo ampio e completo.
La  cosa sarebbe grave anche se riguardasse un tg privato lo è ancora di più se riguarda il più grande tg della Rai, quello che un tempo amava confrontare se stesso con il Corriere della Sera, mentre oggi contende la palma della faziosità al Tg4.
Non si tratta di poca cosa, dal momento che stiamo parlando dello svilimento di tanta parte del patrimonio pubblico e della sua credibilità.
 Vogliamo sperare, anzi ne siamo certi  che, di fronte alle consuete volgarità e banalizzazioni che si scateneranno contro questa scelta della Anzaldo (peraltro e per l’ennesima volta un’altra coraggiosa donna che si ribella all’ordine ingiusto),  la redazione, il sindacato, interno e nazionale, vorranno sentire come propria questa denuncia, impugnarla collettivamente e pretendere che questa situazione abbia fine e che siamo rimosse radicalmente le cause, anzi la causa di questo malessere, di questa umiliazione.
Forse come nel finale del film “L’attimo fuggente” sarà davvero il caso che chi non vuole rendersi complice, salga sul banco o sulla scrivania e cominci a battere i piedi sino a quando la nuova direzione generale non deciderà di restituire l’onore professionale al Tg 1 e non solo al Tg1.
Prima di predisporre una nuova lenzuolata di nomine, sarebbe davvero il caso che quella che, un pò troppo pomposamente, è già stata battezzata la “nuova Rai” della signora Lei, procedesse a liberare l’azienda da veleni e arroganze che la stanno conducendo a morte, con grande gioia della concorrenza, saldamente nelle mani del loro presidente del consiglio.
Da parte nostra  grazie a Maria Luisa Busi, a Tiziana Ferrario, a Elisa Anzaldo, a quella parte del comitato di redazione che ha reclamato il rispetto della legge e a quante e a quanti non hanno alzato ancora bandiera bianca. 
Qualcuno li deriderà. Ma tra qualche giorno, gli opportunisti di sempre, faranno la fila per  farsi  fotografare accanto a chi non ha venduto la dignità.

 Adesso è il momento di chiedere e di pretendere che, anche alla Rai, persino al Tg 1, siano ripristinate le regole della repubblica, senza eccezione alcuna.

Giuseppe Giulietti (Articolo 21)

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