Nel libro “Nome in codice Sandro” protagonista è il primo infiltrato civile nel narcotraffico

Pietro Comito narra la storia di Bruno Fuduli

Pietro Comito

VIBO VALENTIA – Bruno Fuduli è un imprenditore del marmo di Filandari, piccolo paese alle falde del Monte Poro, in Calabria. Figlio di Filiberto, onesto fino alla rovina, e di una madre che l’autore descrive come «un esempio di incrollabile rettitudine», avrebbe dovuto fare il militare.

Bruno Fuduli

Dal padre eredita, invece, un’azienda che commercia e trasforma pietre e marmi, soffocata dai debiti e dalle pressioni della ’ndrangheta. Finisce, quindi, per diventare un imprenditore taglieggiato e usurato, e poi trattare cocaina tra i broker della ’ndrangheta e i cartelli sudamericani in Colombia, Messico, Venezuela, Panama, Cuba e Brasile.
Siamo negli anni Novanta, in una provincia crocevia per gli affari dei grandi clan mafiosi della Calabria. Finito in disgrazia, tenta di rimanere a galla rivolgendosi agli strozzini. Il passo avventato lo introduce in una spirale di debiti e disperazione dalla quale non riesce a uscire. La ’ndrangheta lo cannibalizza e sfrutta la sua impresa per importare grandi spedizioni di cocaina in Europa e in Australia. All’epilogo di un’esistenza tormentata e burrascosa, Bruno Fuduli si toglie la vita nel novembre del 2019, un mese prima di essere arrestato nella maxioperazione Rinascita Scott.
“Nome in codice Sandro” (Compagnia Editoriale Aliberti, 400 pagine, 19,90 euro) è il libro del giornalista Pietro Comito tratto dalla storia vera del primo infiltrato civile nel narcotraffico mondiale. La prefazione è di Anna Sergi e la nota finale del procuratore Salvatore Curcio.
In preda a laceranti conflitti interiori, assetato di vendetta e giustizia, Fuduli diventa prima un confidente dei carabinieri, poi, reclutato dal Ros e dal pm antimafia Salvatore Curcio, oggi procuratore capo di Catanzaro, nella maxioperazione Decollo, ausiliario di polizia giudiziaria grazie alle norme antiterrorismo varate dopo l’attentato alle Torri Gemelle.

Anna Sergi

Diverrà Sandro e sarà protagonista di una delle operazioni antidroga più importanti di tutti i tempi. L’indagine, tra le più rilevanti nella storia del contrasto al narcotraffico internazionale, nel 2004 portò al sequestro di migliaia di chili di sostanze stupefacenti e a processi celebrati in Italia, Colombia, Francia, Spagna e Australia.
«È un libro – spiega Pietro Comito a Giornalisti Italia – frutto di un lavoro lungo e faticoso. Ho raccontato le sue vicende da cronista e ora lo faccio da scrittore, nell’auspicio di restituire dignità e memoria a una storia unica e straordinaria che prima di essere giudiziaria è umana».
«Non è un saggio – evidenzia Comito – né una cronaca giudiziaria in senso stretto, ma un romanzo tratto da una storia vera, in prima persona, restituendo la voce interna di Fuduli con una prosa incalzante e senza orpelli. La verità giudiziaria resta nelle sentenze. Quella dell’opera è altra cosa: è la verità di un uomo che ha vissuto più vite in una sola e che non voleva fossero altri a raccontarla al posto suo, così come Bruno Fuduli chiese al suo avvocato Annalisa Pisano, quando, dopo l’operazione Decollo, la sua vita intraprese una via senza ritorno».

Pietro Comito e Salvatore Curcio

La tensione tra storia vissuta e narrazione soggettiva è il centro del libro. La prefazione è curata da Anna Sergi, criminologa di livello internazionale e docente ordinaria dell’Università di Bologna, secondo la quale «c’è un uomo che disprezza i mafiosi e lavora per loro, che si sente diverso e replica gli stessi meccanismi di dolore, che aspira all’integrità e non riesce a mantenerla per un giorno intero».

Bruno Fuduli

Il racconto si muove dal Vibonese alla Colombia, da lì a Cuba e poi di nuovo in Calabria, attraversando un sistema criminale descritto con dovizia di dettagli verificabili: quantitativi di cocaina, rotte, codici usati nelle comunicazioni, tecniche di occultamento dei panetti nei blocchi di pietra.
Ciò che l’autore costruisce è anche l’atmosfera morale del racconto. La ’ndrangheta non appare come un’organizzazione monolitica e mitizzata, ma come un sistema di rapporti di forza, di usura e di dipendenza progressiva, in cui un uomo già fragile economicamente viene risucchiato quasi senza accorgersene. (giornalistitalia.it)

CHI È PIETRO COMITO

Nato a Vibo Valentia il 22 luglio del 1979, giornalista professionista iscritto all’Ordine della Calabria dall’11 settembre 2006, Pietro Comito ha iniziato la carriera giornalistica con Radio Onda Verde e Rete Kalabria.

Cronista giudiziario e d’inchiesta, è stato redattore del Quotidiano della Calabria dal 2002 al 2005, quindi dal 2006 al 2012
 caposervizio di Calabria Ora, dove ha guidato le redazioni di Vibo Valentia, Reggio Calabria, Gioia Tauro,
 Siderno e Catanzaro.
Dal 2012 al 2014 è stato nuovamente in servizio al Quotidiano, dove ha guidato, nella veste di caposervizio, la redazione di Vibo Valentia. È stato anche direttore responsabile dell’emittente televisiva LaC.
Ha pubblicato per la Newton Compton e per la Città del Sole Edizioni ed ha collaborato alla realizzazione del
 Dizionario enciclopedico delle mafie redatto da Castelvecchi Editore. Tra i riconoscimenti che gli sono stati conferiti il Premio Agenda Rossa, il Premio Paolo Borsellino e il Premio Giancarlo Siani. (giornalistitalia.it)

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