Il vescovo mons. Alberto Torriani a Crotone con Ucsi Calabria “Natuzza Evolo”, Figec e Sgc

Non usare le persone per fare notizia ma per servirle

Mons. Alberto Torriani con un gruppo di giornalisti che, a Crotone, hanno partecipato al dibattito conclusivo della “Giornata regionale dei Giornalisti Cattolici della Calabria”

CROTONE – «Non usare le persone per fare notizia, ma usare le notizie per servire le persone». Mons. Alberto Torriani, vescovo di Crotone-Santa Severina, non usa giri di parole per ricordare ai giornalisti il valore etico di una professione che «se svolta con verità e giustizia diventa vocazione».

Mons. Alberto Torriani, vescovo di Crotone-Santa Severina

Lo ha fatto, nella Chiesa dell’Immacolata di Crotone, nell’omelia della messa celebrata in occasione della “Giornata regionale dei Giornalisti Cattolici della Calabria” organizzata dall’Ucsi Calabria “Natuzza Evolo”, presieduta da Santa Giannazzo, con il sindacato dei giornalisti e degli operatori dell’informazione e della comunicazione Figec, presente con il segretario generale Carlo Parisi, il fiduciario di Crotone Antonella Marazziti e il consigliere nazionale Franco Arcidiaco, e il Sindacato Giornalisti della Calabria guidato da Andrea Musmeci e rappresentato dal vicesegretario Anna Russo. Presenti i rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine, tra cui il viceprefetto di Crotone Zaccaria Sica e l’assessore comunale Giovanni Greco.
«Quest’anno – ha spiegato Santa Giannazzo – la Giornata ha fatto tappa a Crotone facendo convergere da tutta la regione giornalisti e operatori dell’informazione sul messaggio di Papa Leone XIV “Custodire voci e volti umani” e sul ruolo del giornalista nell’era dell’intelligenza artificiale».

Santa Giannazzo, presidente dell’Ucsi Calabria

«Un tradizionale appuntamento – ha ricordato Carlo Parisi – che dopo la ricostituzione dell’Ucsi Calabria, voluta assieme a mons. Salvatore Nunnari e don Pippo Curatola, da sedici anni è itinerante per “abbracciare i colleghi sui territori” nel nome di Natuzza Evolo, la mistica di Paravati per la quale è in corso il processo di beatificazione e alla quale abbiamo consegnato la tessera numero 1 e il premio “Affabulatore d’oro” quale comunicatrice di verità e intitolato il gruppo».
Citando il versetto 58,8 “Davanti a te camminerà la tua giustizia”, mons. Torriani si è soffermato sulla “immagine dinamica” che il profeta Isaia ci consegna: «Qualcosa cammina davanti! Non dietro, non accanto, non nascosto. Davanti. A fare strada. A indicare la direzione.
 È un versetto che sembra scritto per chi lavora nel mondo dell’informazione. Per chi, ogni giorno, guarda la realtà, la interpreta e la racconta. Perché la domanda decisiva non è solo che cosa racconto, ma che cosa mi sta davanti mentre racconto?
 Isaia non dice: “avrai la giustizia nel cuore”, ma davanti agli occhi. Come un criterio visibile. Come un volto che non puoi ignorare. Il profeta non parla di una giustizia astratta o interiore soltanto. Dice che cammina davanti. È un criterio che precede i nostri passi».

Mons. Alberto Torriani durante l’omelia

Il vescovo di Crotone-Santa Severina in un’omelia tutta da leggere, che pubblichiamo in altra parte del giornale, invita a riflettere sul cuore della questione: «Cosa può stare davanti ad un giornalista o a un operatore della comunicazione? Davanti a un giornalista può stare l’audience, la velocità, la pressione del contesto, l’interesse di parte. Oppure può stare la giustizia: il rispetto dei fatti, la dignità delle persone, la tutela dei più fragili, la verità che non manipola.

Carlo Parisi, Francesca Caiazzo, Antonella Marazziti e Danila Esposito

Per un giornalista, questo “davanti” è decisivo. Perché davanti a noi può stare: l’urgenza di arrivare primi, la pressione di piacere, la logica dello scontro, l’interesse di qualcuno. La giustizia che cammina davanti non è un’idea astratta: è la scelta di non usare le persone per fare notizia, ma di usare la notizia per servire le persone».

Anna Russo, Giusy Regalino, il viceprefetto Zaccaria Sica, Santa Giannazzo e l’assessore comunale Giovanni Greco

«Il rischio – spiega mons. Torriani – è trasformare la parola pubblica in uno specchio che riflette noi stessi. Invece la comunicazione cristianamente ispirata è una finestra: non trattiene lo sguardo su di sé, ma lo orienta verso la realtà e, in profondità, verso Dio. Raccontare il bene, denunciare il male, dare voce al dolore: tutto questo può diventare esibizione oppure servizio. Dipende da ciò che sta davanti al cuore di chi comunica».

Papa Leone XIV

Citando il messaggio di Papa Leone XIV per la 60ª Giornata delle Comunicazioni Sociali sul tema della responsabilità personale nell’uso degli strumenti tecnologici («La questione che ci sta a cuore… non è cosa riesce o riuscirà a fare la macchina, ma cosa possiamo e potremo fare noi, crescendo in umanità e conoscenza» ed ancora «il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona… ciò che sta di fronte allo sguardo… la voce inconfondibile di qualcuno», mons. Torriani evidenzia «un altro modo di dire “stare davanti”: il nostro volto e la nostra voce. Sono ciò che gli altri vedono e ascoltano di noi. Sono il luogo della relazione. Non sono intercambiabili, non sono anonimi, non sono artificiali».
Insomma, «la comunicazione autentica porta sempre il segno di un volto e di una voce: qualcuno che si espone, che risponde, che si lascia interrogare dalla verità dei fatti e dalla sofferenza delle persone. E poi ci sono il sale e la luce. Gesù usa due immagini semplici ed evocative. 
Il sale dà sapore, ma non si vede. Se perde sapore, non serve più a nulla.

La messa concelebrata da mons. Alberto Torriani a Crotone in occasione della Giornata regionale dei Giornalisti Cattolici (Foto Giornalisti Italia)

Così anche chi comunica perde forza quando cerca solo visibilità, quando si ripiega su sé stesso, quando dimentica di servire la vita reale delle persone.
 La luce permette di vedere, ma non parla di sé. Illumina altro. Così la parola del comunicatore non dovrebbe attirare l’attenzione su chi la pronuncia, ma aiutare a vedere meglio la realtà».

Mons. Alberto Torriani

C’è, infine, un “davanti” che fonda tutti gli altri: «Quando comunichiamo con verità e giustizia, quando non nascondiamo il volto e non spegniamo la voce della coscienza, allora il nostro lavoro diventa servizio alla dignità dell’uomo e gloria resa a Dio. Una professione che diventa vocazione.

Quando la giustizia cammina davanti, il lavoro del comunicatore diventa una forma di carità sociale.
 È carità dare voce a chi non viene ascoltato.
 È carità non deformare la verità.
 È carità non alimentare odio e paure per ottenere attenzione.
 È carità scegliere parole che aiutano a comprendere».

Nel salone della Diocesi di Crotone è seguito il tradizionale incontro con i giornalisti, moderato da Giusy Regalino. Mons. Torriani ha ringraziato gli operatori dell’informazione per l’attenzione che viene rivolta ai “senza voce” esortando a non cedere all’Intelligenza artificiale.

La prima lettura della liturgia proclamata da Anna Russo

«Delegare alla macchina – ha ammonito – significa “silenziare la nostra voce”. In una società che rischia l’anonimato digitale, la comunicazione resta un atto sacro che merita rispetto, non spettacolo».

Mons. Alberto Torriani intervistato dai giornalisti delle tv calabresi

Il presidente dell’Ucsi, Santa Giannazzo, ha ricordato l’essenza della presenza dei giornalisti cattolici sul territorio. «Speriamo – ha affermato – di poter testimoniare sempre i valori cattolici che sono, in fondo, valori universali: la ricerca della verità e il racconto pulito, privo di aggressività». Non a caso, Giannazzo ha rivolto un ringraziamento speciale ai giornalisti crotonesi «per il lavoro svolto durante la tragedia del naufragio di Cutro. Un lavoro di verità e di umanità al servizio della dignità violata a dimostrazione che l’informazione può farsi carità sociale quando non arretra davanti al dolore».
Anna Russo, nel porgere il saluto del Sindacato Giornalisti della Calabria, anche a nome del segretario Andrea Musmeci, ha evidenziato «il valore della responsabilità e dell’etica nel lavoro giornalistico» ricordando che «la comunicazione deve fondarsi su cooperazione, deontologia e formazione.

Anna Russo, Santa Giannazzo, Giusy Regalino e Carlo Parisi

L’intelligenza artificiale è uno strumento potente, ma non può sostituire la coscienza e il discernimento del giornalista. La nostra professione è fatta di sensibilità, capacità critica e attenzione alla dignità delle persone: solo così restiamo umani». Quindi, ha sottolineato «il valore dell’unità dei giornalisti, al di là delle bandiere di appartenenza, al servizio esclusivo degli interessi di chi svolge con onestà e sacrificio questo mestiere».

L’incontro conclusivo con i colleghi attivi sul territorio crotonese

Il giornalista Bruno Palermo, dal canto suo, ha richiamato l’attenzione sull’esercizio della professione che, soprattutto in territori particolarmente difficili come quello crotonese, non possono essere delegati a cronisti improvvisati, ma a giornalisti veri, seri e preparati che, nel rispetto della verità, operino con onestà nell’esclusivo interesse dei cittadini.
Infine, Carlo Parisi, segretario generale del sindacato Figec, ha ripercorso l’importante lavoro intrapreso dalla Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione in materia di alta formazione professionale che, in collaborazione con l’Associazione Studium Fidei, presieduta da mons. Ettore Malnati, è sfociato nella Carta di Trieste sull’intelligenza artificiale consegnata a Papa Francesco.
Parisi ha affrontato, quindi, il tema dell’informazione professionale di qualità, «libera e pluralista, unico antitodo alle fake news e al pensiero unico in una società sempre più condizionata dal cosiddetto Gafam (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft), ovvero dai grandi gestori del web che, ancor più con l’avvento dell’intelligenza artificiale, monopolizzano sempre più la rete attraverso la dittatura dell’algoritmo».

Carlo Parisi dona a mons. Alberto Torriani il libro “Un tesoro chiamato Fede” della collega Laura Magli, consigliere nazionale Figec

«In una società dove la tecnologia ha isolato le persone, l’ascolto diventa un atto rivoluzionario», ha sottolineato Carlo Parisi aggiungendo che «è dovere di tutti combattere l’isolamento che uccide: gli anziani soli, i malati senza conforto, le famiglie che faticano a dialogare, i giovani in crisi d’identità, i bambini sempre più in balia del virtuale.
I giornalisti – ha concluso Parisi – dovrebbero fare molta attenzione a queste cose cercando di non trasformare le tragedie in spettacolo, ma veicolando sempre più messaggi positivi, ascoltando e stando vicino alle persone. Impegnandosi, insomma, in un giornalismo responsabile e umano».
Carlo Parisi ha, infine, donato a mons. Alberto Torriani il libro “Un tesoro chiamato Fede” della collega Laura Magli, consigliere nazionale Figec, e Anna Russo ha distribuito ai colleghi la “Preghiera del giornalista” scritta da don Pippo Curatola, storico direttore dell’Avvenire di Calabria e consulente ecclesiastico dell’Ucsi Calabria.

Il Consiglio Direttivo dell’Ucsi Calabria “Natuzza Evolo”

Presidente Santa Giannazzo, vice presidente Anna Russo, segretario Giorgio Belmonte, tesoriere Nicola Pavone, consiglieri: Margherita Ambrogio, Anna Capogreco, Antonietta Catanese, Saveria Maria Gigliotti, Antonella Giordano. Consiglieri di diritto gli ex presidenti Carlo Parisi e don Pippo Curatola. (giornalistitalia.it)

7 giugno 2008: Carlo Parisi consegna a Natuzza Evolo il Premio “L’Affabulatore d’oro” quale “straordinaria comunicatrice di verità” e la tessera numero 1 della rifondata Ucsi Calabria. Con lui, da sinistra: i vescovi Salvatore Nunnari e Luigi Renzo, e don Pippo Curatola (foto Giornalisti Italia)

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