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Agenda2018

Tribunale di Vibo Valentia: tardivo sì alle riprese, ma non alla trasmissione. Protesta l’Unci

Rinascita Scott: annacquato il diritto di cronaca

Michele Albanese, presidente del Gruppo Cronisti Calabria (foto Giornalisti Italia)

VIBO VALENTIA – «È un provvedimento tardivo, parziale e tutt’altro che rispondente alle esigenze della libera informazione e, in particolare, del diritto costituzionale di informare ed essere informati». Così il Gruppo Cronisti Calabria “Franco Cipriani” dell’Unci, guidato dal giornalista Michele Albanese, commenta la decisione assunta dal Tribunale di Vibo Valentia (presidente Brigida Cavasino, a latere Claudia Caputo e Gilda Romano) che – «dopo una lunga ed inspiegabile attesa», evidenzia l’Unci Calabria – ha finalmente autorizzato le riprese audiovisive del maxiprocesso Rinascita Scott.

Il procuratore Nicola Gratteri

Pietro Comito

«Preliminarmente – evidenzia l’Unci Calabria – ci domandiamo quale evento nuovo sia intervenuto affinché il collegio giudicante di uno dei procedimenti penali più importanti della storia giudiziaria italiana, riconoscesse che “sussiste un interesse sociale particolarmente rilevante alla conoscenza del dibattimento”.
Perché tale “interesse sociale” non è stato riconosciuto sin dall’inizio del processo? Perché le numerose richieste pervenute da colleghi di tutto il mondo al Tribunale di Vibo Valentia sono rimaste inevase?».
L’Unci rammenta anche di «aver incontrato (attraverso il presidente Michele Albanese e il segretario Pietro Comito) il presidente del Tribunale di Vibo Valentia, Antonio Erminio Di Matteo, affinché fosse latore delle osservazioni dei cronisti al collegio del maxiprocesso Rinascita Scott.
Anche in quel caso, l’appello a superare il diniego delle riprese fu disatteso. Cosa è accaduto di nuovo? E soprattutto, ci domandiamo, perché autorizzare le riprese, ma con una serie di limitazioni che finiscono, a conti fatti, col rendere questa stessa autorizzazione quasi inutile?». Vediamo, infatti, cosa ha stabilito il Tribunale: «Due persone per ogni testata. Le riprese potranno essere effettuate – spiega l’Unci calabrese – solo attraverso telecamere fisse. E poi “al fine di garantire l’assoluta genuinità della prova è fatto divieto di diffusione, prima della lettura del dispositivo, delle riprese audiovisive effettuate, fatta salva la divulgazione di immagini e brevi video (privi di audio) funzionale alla realizzazione di servizi di cronaca giudiziaria”.

L’aula bunker di Lamezia Terme

Ci chiediamo in che modo la divulgazione delle immagini audio-video prima della sentenza possa in qualche modo minare la genuinità della prova dibattimentale.
Ai colleghi delle radio, a quelli di Radio Radicale, che nel processo ’Ndrangheta stragista hanno reso un servizio straordinario al Paese Italia, che diciamo? Che non possono trasmettere l’audio delle udienze prima della sentenza perché il Tribunale di Vibo è più sensibile alla “genuinità della prova” rispetto a quello di Reggio Calabria? Certamente siamo grati a questo collegio che ci autorizza a pubblicare “brevi video (privi di audio)” funzionali a servizi di cronaca giudiziaria, ma questa “brevità” come la possiamo calcolare? Un minuto, tre, cinque, mezzora?». E ancora: «Per evitare assembramenti di telecamere e operatori, avevamo proposto come Unci Calabria che fosse un solo service ad occuparsi delle riprese. Perché avere in aula un esercito di telecamere fisse che possono riprendere solo dalle retrovie un solo campo visivo, quando se ne potevano sistemare solo quattro, sempre fisse, ma in punti strategici, per effettuare riprese più rispondenti alle necessità documentaristiche dell’informazione? Ovviamente, anche questa proposta, ignorata».
La conclusione: «Siamo fortemente rammaricati. Per due motivi. Il primo è per la perdurante, ingiustificata ed ingiustificabile chiusura del Tribunale di Vibo Valentia alle esigenze della libera informazione su un processo che, comunque finirà, segnerà una pagina fondamentale della storia giudiziaria italiana. Il secondo è che mai avremmo voluto criticare questo collegio giudicante, chiamato a presiedere un procedimento penale enorme, per numeri e significato. Noi ci abbiamo provato, abbiamo compiuto ogni passaggio con enorme rispetto e responsabilità, ma adesso non possiamo più tacere». (giornalistitalia.it)

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