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La Bbc scuote il Brasile grazie al libro del giornalista su Libero Giancarlo Castiglia

Sprovieri apre una luce sul “Che” dimenticato

La copertina del libro di Alfredo Sprovieri (a destra) e Libero Giancarlo Castiglia (nel riquadro)

ROMA – È grazie ad un giornalista calabrese che in Brasile si torna a parlare della scomparsa di Libero Giancarlo Castiglia e di chi, come lui, fra gli anni Cinquanta e Settanta, si opponeva al regime della dittatura militare.
Il libro di Alfredo Sprovieri “Joca, il Che dimenticato”, edito da Mimesis con l’introduzione scritta da Goffredo Fofi, ha infatti suscitato l’interesse della redazione brasiliana della Bbc, che al caso di Castiglia ha dedicato un servizio realizzato dalla giornalista Erika Piacentini Zidko, chiedendo conto al governo brasiliano del mancato riconoscimento del suo corpo e di fare luce su quegli anni così terribili e cruenti.

Libero Giancarlo Castiglia (il secondo da sinistra) nella foto scattata dalla famiglia per il passaporto quando emigrò in Brasile nella metà degli anni Cinquanta

Alfredo Sprovieri si occupa di giornalismo d’inchiesta e reportage, è stato redattore del quotidiano Calabria Ora e ha scritto per Vanity Fair, Il Venerdì e la Repubblica; dirige il sito “Mmasciata.it”, fondato come rivista indipendente nel 2002. Il libro esce dopo dieci anni di scrupolose ricerche sul destino del calabrese Castiglia originario di San Lucido, Comune sul Tirreno cosentino.
Alfredo era redattore del quotidiano Calabria Ora quando, una sera alla ricerca di un pezzo per chiudere le pagine nazionali del giornale, s’imbattè in poche righe che accennavano alla sorte di Libero Giancarlo Castiglia. Da quelle poche righe è incominciata una ricerca senza sosta.
«Sono sorpreso dell’eco internazionale alla mia inchiesta, ma allo stesso tempo ci speravo, perché – racconta Sprovieri a Giornalistitalia.it – secondo me un cronista deve credere ciecamente nel rigore del metodo e nell’ostinazione dei fatti, e in null’altro. Bisogna ripartire dalle notizie, e spero che tutto quello che sta accadendo attorno al mio libro possa restituire un po’ di fiducia ai tanti giornalisti come me rimasti senza contratto e senza tutele in questi anni terribili». Mi auguro anche – aggiunge il giornalista calabrese – che l’interesse dei grandi media internazionali possa spingere sempre più colleghi italiani a occuparsi di questa incredibile storia, per ottenere dal nostro governo le risposte che merita la vicenda di questo giovane connazionale finora dimenticato». «Il Brasile – spiega ancora Sprovieri – sta vivendo una fase politica particolare, e i conti con questo passato recente sono ancora complicati e dolorosi. Ma al di là di cosa si possa pensare sulla vicenda di Libero Giancarlo Castiglia, la degna sepoltura dei morti è un cardine della civiltà occidentale fin dai tempi dell’Antigone, e la famiglia e l’Italia merita la restituzione del corpo di questo nostro concittadino».

Lo scheletro con le mani mozzate potrebbe essere quello di Castiglia

Libero Giancarlo Castiglia emigrò in Brasile dalla Calabria a metà degli anni Cinquanta e anche lui, come molti oggi, voleva fare il giornalista per raccontare le oppressioni subite dal popolo brasiliano.
Dopo un’esperienza come metalmeccanico a Rio De Janeiro, iniziò a collaborare con la redazione del giornale comunista “A Classe Operaria”. Anni difficili, quelli della dittatura militare che depose con la forza il governo del trabalhista João Goulart: il nuovo governo proibì gli scioperi e nel 1965 mise fuori legge le forze politiche avversarie. Castiglia poteva tornare in Italia, ma decise di lottare. Dopo una fase di addestramento in Cina, conosciuto come “Joca”, si mise al comando di un distaccamento della guerriglia rurale in Amazzonia: in soli 69 contro migliaia di soldati. Dopo anni di epiche battaglie Joca e i suoi vennero sconfitti fra il 1973 e il 1974 e sparirono nel nulla a seguito di un imponente rastrellamento. All’inizio del nuovo millennio, però, in una fossa comune vicina al grande fiume Araguaia, viene ritrovato uno scheletro con le mani mozzate: il governo brasiliano ritiene possano essere i resti dell’italiano e organizza una spedizione in Calabria alla ricerca del suo dna. Ma da quel giorno di speranza ritorna il silenzio, nessuno in tutti questi anni ha mai voluto dare alla sua famiglia quello che gli spetta di diritto: il corpo del proprio caro insieme alla verità sulla sua morte.
Una storia, sconosciuta ai più, che ricorda per alcuni tratti l’epopea del “Che”, e su cui il giornalista Alfredo Sprovieri ha deciso di fare chiarezza con una vera e propria inchiesta giornalistica che potrebbe, finalmente, far conoscere la verità sulla morte di Libero Giancarlo Castiglia. (giornalistitalia.it)

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