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Agenda2018

Una petizione, lanciata da colleghi professionisti e pubblicisti, a salvaguardia della professione

No all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti

ROMA – Liberalizzare le professioni: il Governo ci ha provato ma, al primo segnale di rivolta, ha prudentemente scelto il dietro front. La questione, però, è tutt’altro che sanata e tranquilla, specie per i giornalisti.
Perché, se è vero che il processo di riforma ha subìto una palese battuta d’arresto, per buona pace, ad esempio, di notai e avvocati, per l’Ordine dei giornalisti la faccenda non solo non si è chiusa, ma è diventata ancor più complessa e delicata. E la battaglia in difesa dell’Ordine – attenzione: Ordine, non casta – dei giornalisti, più che mai necessaria e improcrastinabile. Basta dare uno sguardo alle norme introdotte, pezze mal cucite su una falla che continua ad allargarsi, che di chiaro non hanno nulla, se non l’intento – questo sì, perfettamente riuscito – di alimentare la confusione.
“L’esistenza degli Ordini è fondamentale per garantire tutela e autonomia ai giornalisti italiani”: una motivazione, forte e chiara, messa, dunque, nero su bianco da una rappresentanza nazionale di giornalisti professionisti e pubblicisti che, sotto il peso di una scure che, a tutt’oggi, minaccia di cancellare l’Ordine e, soprattutto, i pubblicisti (un esercito di 70mila iscritti, tra collaboratori e freelance), ha deciso di dare impulso ad una petizione.
In nome dell’identità, dell’indipendenza e del giusto trattamento economico della professione.
A lanciarla, Domenico Falco (Giunta esecutiva Fnsi – Vicepresidente Odg Campania), Carlo Parisi (Giunta esecutiva Fnsi – Segretario Sindacato Giornalisti della Calabria), Ezio Ercole (Consigliere nazionale Fnsi – Vicepresidente Odg Piemonte), Gino Falleri (Consigliere nazionale Fnsi – Vicepresidente Odg Lazio), Vincenzo Colimoro (Consigliere nazionale Fnsi – Presidente Assostampa Campania), Lorenzo Del Boca (Consigliere nazionale Odg), Maurizio Andriolo (Vicepresidente vicario Inpgi), Giuseppe Gallizzi (Presidente Revisori dei Conti Odg) e Attilio Raimondi (Consigliere nazionale Odg – Sindaco revisore Inpgi).
Un’esigenza, la loro, che nasce dal timore, affatto fugato, che, dopo la pausa vacanze, qualche signore della politica torni a sferrare un nuovo attacco “diretto, da un canto, – si legge nel documento formulato dai colleghi – ad abolire gli Ordini professionali e segnatamente l’Ordine dei giornalisti, dall’altro a sacrificare gli irrinunciabili valori di indipendenza e autonomia della professione”.
Da qui l’invito, rivolto a tutti i giornalisti italiani, a far sentire la propria voce e manifestare un chiaro dissenso, firmando la petizione sul sito www.giornalisticalabria.it .
“Un gesto doveroso – fanno notare i colleghi, primi firmatari – se vogliamo tutelare la nostra professione, in tutte e due le sue componenti, professionisti e pubblicisti, che hanno pari dignità, anche rappresentativa: se si arrivasse, infatti, all’abolizione dell’Ordine e dell’esame di Stato per l’accesso alla professione, ci troveremmo in mezzo ad una giungla. Senza regole, né tutele”.
Come se i problemi che la categoria deve, ad oggi, affrontare, non bastassero.

190 comments to No all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti

  • Gennaro Guida (consigliere nazionale Odg - Campania)

    Condivido totalmente il documento contro l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti.

  • Salvatore Campitiello (consigliere nazionale Odg - Campania)

    Condivido l’iniziativa.

  • Matteo Baselice

    Sono d’accordo e sottoscrivo l’iniziativa.

  • Antonio Campitiello

    Sottoscrivo la vostra iniziativa. Antonio Campitiello

  • Santino Franchina (Consigliere nazionale Odg - Sicilia)

    Approvo e sottoscrivo la petizione.

  • Gianfranco Coppola

    No all’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti

  • Giovanni Aruta

    No all’ abolizione dell’ Ordine dei Giornalisti

  • Rita Occidente Lupo

    Sono daccordo per il mantenimento dell’Ordine.

  • Vito Pinto

    Condivido pienamente l’iniziativa contro l’abolizione dell’Ordine

  • Antonello Venditti

    “NO all’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti!”

  • Una grave ingiustizia l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, professionisti e pubblicisti.
    Un sopruso inaudito.

  • Vittorio Falco

    Sono d’accordo!

  • Santo Gallo (consigliere nazionale Odg)

    Condivido l’iniziativa ed ho già firmato la petizione. L’Ordine è l’ultimo “baluardo” di questa professione…Abolirlo significherebbe entrare in una giungla senza regole e tutele per tutti. Sono un giornalista pubblicista con più di 35 anni d’iscrizione all’Ordine. Attualmente sono consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti eletto in Sicilia, dove ho ricoperto per tre mandati l’incarico di tesoriere e per
    due di vice presidente dell’Odg Sicilia.

  • Patrizia Reso (pubblicista - Campania)

    Sottoscrivo perché penso che la libertà di espressione e stampa stia subendo numerosi attacchi che vanno contrastati e credo che l’Ordine dei Giornalisti sia l’unico strumento che abbiamo per garantire questa libertà. Auspico che l’Ordine si apra sempre di più ai suoi iscritti, informi costantemente ed interagisca maggiormente.

  • Roberto Marandola

    Sono pienamente d’accordo, perchè non proponiamo, invece, di abolire il Consiglio Superiore della Magistratura, sembra che solo i magistrati abbiano diritto all’autogoverno e all’autotutela. Davvero entreremmo in una giungla senza regole e tutele che anche da noi non sono garantite a tutti…
    Roberto Marandola (giornalista professionista, membro del Consiglio direttivo e dell’Esecutivo dell’Associazione Stampa Subalpina)

  • Antonio Sgroi (pubblicista Piemonte)

    Aderisco all’iniziativa “no abolizione dell’albo”.

  • Ugo Armati (pubblicista - Lazio - Comitato Esecutivo Cnog)

    Come non essere d’accordo all’iniziativa che tende a regolamentare le attività professionali. Cento volte d’accordo.
    Ugo Armati (Componente il Comitato Esecutivo del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti)

  • Andrea Musmeci (professionista - Rai Calabria - Consigliere nazionale Odg ed Fnsi)

    Decisamente contrario all’abolizione dell’Ordine. Sarebbe un disastro.

  • Armando De Rosa (consigliere nazionale Odg)

    Sono grato a chi guida questa battaglia di libertà e di giustizia.
    Sono sicuro che non vincerà chi pensa di “depredare”, anche attraverso l’abolizione dell’Ordine, la libertà.
    sono a disposizione per sostenere in ogni modo ogni azione atta a contrastare questo “delitto”.

  • Vera De Luca (pubblicista - Campania)

    L’Ordine è fondamentale per garantire tutela ai giornalisti pubblicisti e professionisti.

  • Harry di Prisco (pubblicista - Campania)

    Quale garanzia possono avere i lettori dei giornali senza un Ordine che garantisca la professionalità di chi divulgherà le notizie?
    Enrico di Prisco

  • Sonia di Prisco (pubblicista - Campania)

    L’esistenza dell’Ordine dei Giornalisti è fondamentale sia per garantire la categoria (Pubblicisti e Professionisti), sia per salvaguardare i fruitori delle notizie.

  • Eduardo Improta (pubblicista - Campania)

    Sottoscrivo il documento che condivido pienamente per l’autonomia dell’informazione.

  • Matilde Maisto (pubblicista - Campania)

    Sottoscrivo perchè ho l’impressione che invece di fare progressi relativamente alla libertà di stampa, c’è la velata minaccia di un immotivato regresso. Perchè? l’Ordine dei giornalisti è l’istituzione che regola la buona informazione, tutelando, nel contempo, anche i giornalisti, ove occorre. Ma perchè sopprimerlo, anzi, meglio sarebbe se ci fossero più punti d’incontro, più informazione, più competenze, più persone informate con cui poter interagire!

  • Natalino Bianco (consigliere nazionale ordine dei giornalisti)

    Va decisamente contrastata ogni possibile azione ed iniziativa di abolizione degli ordini professionali ed in particolare dell’ordine dei giornalisti.

  • Renata Pennella (pubblicista - Campania)

    Nessuno ci zittirà. No all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti. Libere menti in libere opinioni affinché tutti sappiano la verità.

  • Rino Labate (professionista - Calabria)

    Condivido pienamente l’iniziativa.
    Rino Labate
    Revisore dei conti Unione nazionale giornalisti pensionati

  • Il giornalista, per potersi definire tale, deve continuare ad essere iscritto all’Ordine che è l’unica struttura che può far applicare certe regole deontologiche necessarie nell’esercizio di questa professione. Liberalizzare la professione significherebbe voler creare il caos a danno della collettività. Già ci sono in giro parecchi “giornalisti-fai-da-te”, soprattutto nei siti web, che danneggiano la professione. Lavoriamo, invece, per un Ordine più moderno e più aderente alla realtà che non è più quella del 1963.

  • Aleandro Di Silvestre (pubblicista - consigliere nazionale Odg - Marche)

    Purtroppo, l’Italia è un paese di ignoranti. I parlamentari italiani si rileggano le sentenze della Cassazione e le decisioni prese dal Parlamento europeo. Ho la vaga impressione che qualcuno, sotto, sotto, faccia il doppio gioco per impossessarsi dell’Ordine, ma non ci riusciranno. Spetta a noi giornalisti far capire all’opinione pubblica qual è il ruolo dell’Ordine che tutela la professione.

  • Valentina Ercolino (pubblicista - Campania)

    Condivido totalmente sull’importanza di mantenere l’Ordine dei Giornalisti in vita e dico NO all’abolizione!

  • Antonino Calandra

    No all’abolizione dell”Ordine dei giornalisti. Si all’Albo professionale con pari dignità tra professionisti e pubblicisti per ottenere la tanto auspicata riforma che rafforzi e valorizzi l’autonomia della professione per la democrazia.
    Antonino Calandra
    Giornalista pubblicista, Vice Segretario Associazione Stampa Subalpina, Presidente Gus Piemonte

  • No all’abolizione dell’Albo. Propongo, invece, una seria rivisitazione. L’iscrizione solo a chi davvero esercita questo mestiere.
    Basta con le vallette, i cantanti, gli ex calciatori e allenatori, gli onorevoli etc.

  • Renato Esposito (Campania)

    E’ una vergogna! Sottoscrivo la petizione contro l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti.
    Renato Esposito
    Pubblicista telecineoperatore praticante freelance

  • Valterino Ziviello (pubblicista - Campania)

    L’Ordine dei giornalisti esercita la duplice tutela sia degli iscritti che dei cittadini.

  • Domenico Fortunato

    Un no deciso a questa ennesima manovra del Governo: No all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti.
    Domenico Fortunato – Corrispondente da Castrovillari di Calabria Ora

  • Sottoscrivo l’opposizione all’abolizione dell’Ordine; si tratterebbe non di una liberalizzazione, ma di una sottrazione dell’informazione dall’obbligo di osservanza di ogni codice deontologico e, soprattutto, esporrebbe il cittadino a subire ogni sorta di notizia manipolata senza che sul diffusore della stessa possa ricadere alcun provvedimento di organismi statutariamente preposti a garantire la funzione della professione e sanzionare, eventualmente, le violazioni.
    Non è la concorrenza che temiamo, ma la deregolamentazione a danno della verità.

  • Daniele Palazzo (pubblicista - Campania)

    Come la storia, anche recente, insegna, l’Ordine dei Giornalisti è un organismo importante, di una valenza sociale e culturale notevole, una sorta di specchio in cui la società attuale, ma anche quella del passato, si sono sempre riflesse attingendone per accrescere ed irrobustire le proprie radici. E’ chiaro, dunque, che l’Ordine non va abolito, anzi va assolutamente tutelato ed incentivato nella sua opera di testimonianza di valori e “colori” che altrimenti andrebbero persi per sempre. Come si è capito, io sono per il NO all’abolizione di questo organismo tanto importante nel contesto sociale in cui viviamo come singoli e come collettività.

  • Vittorio Giacobello (pubblicista - Campania)

    Eliminare l’Ordine de Giornalisti toglie ogni tutela a coloro che vogliono esprimere il proprio pensiero in tutta libertà. E’ una vergogna.

  • Nadia Pedicino (professionista - Campania)

    No all’abolizione dell’Ordine perché siamo già una categoria maltrattata, sfruttata e malpagata…

  • In un mondo già poco ordinato, togliere l’Ordine significherebbe il principio del caos.
    Lo vogliamo istituzionalizzare?
    Marco Sammito
    Capo Ufficio Stampa Comune di Modica

  • Elisabetta Bruno (professionista - Campania)

    Mobilitazione sacrosanta…Che l’Ordine torni ad essere la “casa” di tutti i suoi iscritti!!!

  • Virginia Martelli (pubblicista - Piemonte)

    L’esistenza dell’Odg è fondamentale per garantire tutela e autonomia ai giornalisti italiani. Inoltre, attraverso l’iscrizione all’Albo (che implica un esame/una valutazione), il giornalista garantisce la propria professionalità e competenza.

  • Vincenzo Paliotto (pubblicista - Campania)

    Sono assolutamente contrario alla prospettiva, purtroppo concreta, dell’attuale Governo di abolire, tra le altre cose, l’Ordine dei Giornalisti, limitando in questo modo la professionalità e le garanzie per i giornalisti. Oltretutto, a mio avviso, questo “taglio” ha l’intenzione di concretizzarsi proprio in un periodo già delicato per il giornalismo in generale, sempre più pilotato dalla classe politica e sempre più oggetto di ingiusta censura.

  • Mario Anepeta (pubblicista - Campania)

    In una società in cui sta diventando sempre più difficile identificarsi, non lasciamo cancellare anche l’identità professionale.

  • Pino Nano (Responsabile Agenzia nazionale Tgr Rai)

    Credo che la difesa dell’Ordine sia imprescindibile e fondamentale.

  • Paolo Manna (Pubblicista Piemonte)

    Come non essere d’accordo con questa iniziativa che si erge a difesa di una professione che, in assenza dell’Ordine, diventerebbe una giungla.

  • Sono, ormai, abituato alle battaglie contro il governo, gli editori e molti colleghi. Non faccio parte della casta e sono onorato di appartenere al sempre più numeroso gruppo nazionale “Stampa Libera e Indipendente”,
    che ha tra i suoi fondatori Carlo Parisi. In Lombardia sono stato eletto nel Consiglio direttivo dell’Unione Nazionale Giornalisti Pensionati. Ritengo fondamentale per la categoria dei giornalisti questa battaglia lanciata attraverso il quotidiano Giornalisti Calabria, uno dei più validi ed importanti organi di informazione giornalistica. Una battaglia, quella contro l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, di vitale importanza per i cittadini, che solo con un Ordine selettivo in materia di iscrizione all’Albo e rigoroso nel rispetto dei principi etici e deontologici della professione, possono sperare in un’informazione di qualità.

  • Andrea D'amico (pubblicista - Campania)

    Firmate la petizione e fatela girare: No all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti!!!

  • Francesco Garofalo (pubblicista - Calabria)

    Ci tentano, ma anche questa volta non ci riusciranno. Non dimentichiamo che gli italiani non hanno già fatto fallire il referendum sull’abolizione dell’Ordine promosso dai radicali di Marco Panella. In Italia ci sono ben altri problemi.

  • Peppino Colarusso (Pubblicista-Editore)

    Sono contro l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti e di tutti gli altri Ordini Professionali. E’ normale che i politici propongano l’abolizione degli Ordini: quanti di essi e derivati degli stessi possono iscriverersi ad un Ordine Professionale? Quasi nessuno: pochissimi sono in possesso di regolare titolo di laurea.
    Con la eventuale abolizione degli Ordini si creerebbe un ulteriore “babelismo” in Italia, sicuramente utile e valido per chi, diligentemente, ha fatto la proposta.
    Il buono e valido Professionista, oggi, difficilmente entra in politica, “purtroppo”.

  • Alberto Fumi

    L’Ordine non deve essere abolito, è garanzia di pluralismo e di lealtà di rapporti con i lettori.
    Alberto Fumi, Piemonte, giornalista professionista, presidente Unione Giornalisti Europei UGE, direttore responsabile quotidiano on line ATnews.it

  • Tiziana Sellato

    Non è possibile continuare a liberalizzare e abolire gli ordini professionali che garantiscono un minimo di ordine e consentono la difesa dei diritti dei lavoratori…ma quando manderemo a casa questi “governanti”?

  • Condivido l’iniziativa! Senza garanzie poche certezze.

  • Oreste Arconte (pubblicista - Calabria)

    La buona, corretta e libera notizia passa attraverso il rispetto delle regole deontologiche, senza un organismo come l’ordine professionale chi altro potrebbe garantire i cittadini-lettori?

  • Antonio Billè (pubblicista - Calabria)

    Ad assoluta difesa dell’Ordine: imprescindibile per la nostra professione.

  • Dario Sarnataro (giornalista professionista - Campania)

    No all’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, sì e ancora sì alla libertà di stampa.

  • Gianfranco De Franco (pubblicista - Calabria)

    Sono d’accordo senza mezzi termini con l’iniziativa di Carlo Parisi e degli altri colleghi.

  • Maria Torino (pubblicista - Campania)

    L’ordine dei giornalisti è parte di noi e noi siamo parte dell’ordine.

  • Rolando Belvedere (pubblicista di Crotone - Calabria)

    Approvo la petizione, senza l’Ordine ci sarebbe una giungla.

  • Laura Coluccio (pubblicista - Campania)

    Senza Ordine è solo Dis…Ordine!!!

  • Rolando Belvedere (pubblicista-Calabria)

    Approvo la petizione, senza l’Ordine sarebbe una giungla.

  • Annamaria Riccio (consigliere nazionale OdG) pubblicista Campania

    E’ inaudito il solo pensare che si possa eliminare un’istituzione che regolamenta e tutela l’attività giornalistica, professione primaria e delicata, responsabile nel settore della comunicazione, della globalità degli eventi umani…

  • Gennaro Cortese (pubblicista - Calabria)

    L’Ordine dei giornalisti è fondamentale per garantire tutela ai pubblicisti e ai professionisti.

  • Vito Scisci (pubblicista - Puglia)

    Come non si può essere d’accordo. Non mi sarei candidato e fatto eleggere al Consiglio nazionale.

  • Carmelo Idà (giornalista professionista - Calabria)

    Penso che dire no all’abolizione sia un dovere morale. E non per difendere diritti di casta, come qualcuno vorrebbe far credere. L’obiettivo di chi vuole smantellare l’Ordine dei Giornalisti è chiaro. La logica? Poichè tutti, o quasi, in questo Paese, sanno leggere e scrivere, sono di conseguenza abilitati a fare i giornalisti… Quindi l’Ordine non serve, meglio il disordine, meglio il caos “professionale”…

  • Salvatore Alfano (pubblicista - Campania)

    Sono assolutamente contrario all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, che è una garanzia per gli iscritti oltre che di professionalità per gli utenti.

  • Adriano Mongiello (pubblicista - Cava dè Tirreni - Campania)

    La cancellazione di un Ordine professionale è uno schiaffo morale ad una categoria che ha servito, serve e servirà sempre lo Stato, garantendo il “sale” della democrazia, l’informazione.

  • No alla possibilità di “regalare” la nostra nobile professione a blogger di quarta serie che utilizzano nel peggiore dei modi il sacrosanto privilegio della democrazia.
    http://www.ilvescovado.it

  • Maria Pia Farinella

    Condivido l’iniziativa e sottoscrivo la petizione. In un paese come l’Italia immagino già cosa diventerebbe l’informazione senza nessuna tutela deontologica. Forse l’Ordine così com’è non è il migliore dei mondi possibili. Ma molto meglio che niente. Cerchiamo piuttosto di arrivare a una riforma dell’Ordine che lo adegui ai tempi.
    Maria Pia Farinella
    professionista, caporedattore Rai
    consigliere nazionale dell’Ordine eletta in Sicilia

  • Antonio Giuseppe D'Agostino (praticante - Calabria)

    Condivido in pieno l’iniziativa. L’Ordine avrà pure qualche difetto, ma rappresenta la garanzia delle professionalità che esistono in Italia, l’equità dell’informazione nei confronti dei lettori.

  • Giuseppe La Piana (pubblicista - Calabria)

    L’Odg è indispensabile per garantire tutela e autonomia ai giornalisti italiani. Solo l’iscrizione all’Albo garantisce la professionalità e competenza del giornalista.

  • Più delle mie parole o delle mie opinioni, valgono i principi ermeneutici espressi dalla Corte Costituzionale nella sentenza 11/1968: “Chi tenga presente il complesso mondo della stampa nel quale il giornalista si trova ad operare o consideri che il carattere privato delle imprese editoriali ne condiziona le possibilità di lavoro, non può sottovalutare il rischio al quale è esposto la sua libertà né può negare la necessità di misure e di strumenti a salvaguardarla. (…) Il fatto che il giornalista esplica la sua attività divenendo parte di un rapporto di lavoro subordinato non rivela la superfluità di un apparato (l’Ordine dei Giornalisti, ndr) che secondo l’avviso della difesa del Longhitano si giustificherebbe solo in presenza di una libera professione, tale il senso tradizionale. Quella circostanza, al contrario, mette in risalto l’opportunità che i giornalisti vengano associati in un organismo che, nei confronti del contrapposto potere economico del datori di lavoro, possa contribuire a garantire il rispetto della loro personalità e, quindi, della loro libertà: compito, questo, che supera di gran lunga la tutela sindacale del diritti della categoria e che perciò può essere assolto solo da un Ordine a struttura democratica che con i suoi poteri di ente pubblico vigili, nei confronti di tutti e nell’interesse della collettività, sulla rigorosa osservanza di quella dignità professionale che si traduce, anzitutto e soprattutto, nel non abdicare mai alla libertà di informazione e di critica e nel non cedere a sollecitazioni che possano comprometterla”.

  • Roberto Bonsignore (pubblicista - Calabria)

    L’Ordine è una garanzia per i giornalisti e per chi cerca di informarsi.

  • Ivan Tripodi (Pubblicista Calabria)

    La difesa dell’Ordine deve essere considerata come la difesa di un elemento fondante della libertà e della democrazia nel nostro Paese.

  • Esprimiamo il nostro più totale dissenso contro qualsiasi proposta di abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, presidio e garanzia di libertà e di indipendenza degli operatori dell’informazione.

  • Francesco Ciampa (professionista - Calabria)

    No all’abolizione dell’Ordine. Sì al suo potenziamento per un’azione più incisiva a tutela della corretta e libera informazione.

  • Sono completamente d’accordo con questa petizione, l’Ordine non deve essere abolito, l’identità e l’identificazione sono necessari ad ogni essere umano civile e sociale.

  • Sono contro l’abolizione dell’Ordine dei Gionalisti, perchè senza l’Ordine aumenterebbero atomaticamente la confusione, il dirigismo, l’autoritarismo, il clientelismo e da ultimo l’anarchia.
    In questo poco auspicabile scenario verrebbero a mancare tutte le tutele per le persone che desiderano ancora espletare la professione con correttezza, onestà e sani principi.

  • Piero Quattrone (pubblicista - Calabria)

    La libertà va difesa in ogni situazione e quella di Stampa è la “Madre” di tutte le libertà.

  • Eliminare l’Ordine dei gionalisti? Una vergogna. Evidentemente la categoria dà troppo fastidio al “Potere”. Nel Comune dove vivo, Cariati in provincia di Cosenza, il Consiglio comunale ha approvato un regolamento-bavaglio per i siti web: occorre l’autorizzazione, discrezionale, del presidente del consiglio comunale. Una vergogna nella vergogna.

  • Invece di attaccare l’Ordine dei Giornalisti, perchè non provano a rendere effettivamente indipendente l’Agcom e i Corecom regionali?

  • “L’ordine è la disposizione delle cose nel mondo fatta dalla natura o dalla legge, l’antico sogno greco dell’episteme, di una conoscenza coerente e completa. Il caos, nel senso etimologico, è un’ampia e tenebrosa voragine, e nella scienza classica era assenza di ordine”. E poichè non c’è libertà senza le regole, l’Ordine dei Giornalisti deve essere strenuamente difeso, al pari di quelli delle altre professioni.

  • Tullia Morabito (pubblicista - Calabria)

    Diciamo con forza NO a chi vorrebbe il nostro totale silenzio! W la democrazia!!!

  • Fulvia Di Iulio (pubblicista - Lazio)

    Perchè abolire l’Odg? Quale manovra psicosociale nasconde? Forse un ulteriore tentativo di manipolare le informazioni e poi da parte di chi? Io dico no all’abolizione dell’Odg.

  • Gabriele Simongini (pubblicista - Lazio)

    Aderisco contro questa ingiustizia.

  • Anna Maria Pilozzi (pubblicista - Lazio)

    Rinnoviamoci e rinnoveremo.

  • Filiberto Passananti (professionista - Tesoriere Assostampa Campania)

    Chi mira a disgregare la categoria dei giornalisti ha, in realtà, l’obiettivo poco democratico di controllare l’informazione.

  • Fausto Raso (pubblicista - Lazio)

    Non sono affatto d’accordo sull’eliminazione dei pubblicisti.

  • Marina Tomarro (pubblicista - Lazio)

    Abolire il nostro ordine sarebbe un errore gravissimo. Creerebbe solo caos e basta. Bisogna invece cercare di migliorarlo e renderlo sempre più a servizio della nostra categoria e dei lettori.

  • Fabrizio Cantelmi (pubblicista - Lazio)

    Approvo e sottoscrivo la petizione. L’esistenza dell’OdG è fondamentale per garantire tutela, autonomia e professionalità ai giornalisti italiani.

  • Antonio De Bartolo (pubblicista - Lazio)

    Difficile non essere d’accordo con gli altri colleghi. Dopo 35 anni di gavetta, come il sottoscritto, che qualcuno abbia idea di buttare al macero i sacrifici di tanti di noi, mi sembre una assurdità. Non possiamo permettere di farci calpestare in questo modo.

  • Simonetta Allder (pubblicista, Responsabile Ufficio Stampa Ambasciata del Canada, Roma)

    No all’abolizione dell’Ordine, garante del codice deontologico della professione.

  • Francesco Caruso (pubblicista - Calabria)

    L’Ordine deve essere garanzia di rispetto delle regole: guai ad abolirlo. Poi altro discorso è che le iscrizioni debbano essere selettive e iscrivere solo chi in effetti espleta questa attività. Non si può andare a “ruota libera” con ricadute negative sulla nostra immagine e sul tenore della nostra professionalità.

  • Luigi Torelli (pubblicista - Lazio)

    No all’abolizione del nostro albo professionale!

  • Gianluca Ciacci (pubblicista Lazio)

    Dopo oltre 15 anni di uffici stampa ed articoli non posso che sottoscrivere la petizione contro l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti.

  • Manuel Orazi (pubblicista - Lazio)

    Sono ben altre le cose che in questo Paese andrebbero abolite !

  • No all’abolizione dell’Ordine. Ho iniziato a scrivere a 13 anni con articoli pubblicati in inserti per ragazzi di quotidiani come Il Giorno. Dopo la Laurea in Lettere ho diretto uffici stampa delicati come quelli delle organizzazioni sindacali sia di categoria che unitari. Ho scritto per tanti giornali di cui è impossibile fare un elenco. Ora dirigo un giornale online di musica Scénario Musica. Una professionalità e serietà di informazione di oltre trent’anni che verrebbe spazzata via. Come me una miriade di ottimi giornalisti. La nostra colpa? Essere stati costretti a compiere un altro lavoro per sostentarci dal momento che tutte le testate giornalistiche dagli anni ’80 in poi sono entrate in crisi.

  • Stefania Marconi (pubblicista - Lazio)

    No all’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, garanzia dell’informazione!

  • La figura del giornalista pubblicista vanta una lunga tradizione in Italia e in questo periodo d’informazione distorta e centuplicata nel web è una garanzia di professionalità e condotta etica.

  • Marco Gaviglia (Pubblicista - Lazio)

    No all’abolizione dell’ Ordine dei Giornalisti. Serve tutela per chi fa questo mestiere.

  • Alessia Cudia (pubblicista - Calabria)

    L’Ordine dei Giornalisti è l’unico ordine da non abolire. La sua abolizione porrà fine a quel poco che rimane sulla libertà di stampa.
    NO, NO, NO all’abolizione.

  • Antonio Parisi (pubblicista - Lazio)

    E’ una vergogna!!! Era da aspettarselo. Da anni era nell’aria il tentativo di cancellare i pubblicisti nell’indifferenza di molti dei “grandi soloni” della nostra professione e di alcuni “sdegnosi professionisti”. Se il risultato di cancellare i pubblicisti sarà raggiunto, saranno felici i velinari e i tanti, i tantissimi, che il sicuro posto in redazione lo hanno ottenuto, in passato grazie all’esistenza del Manuale Cencelli, ed ora appecoronati ai potenti di ogni risma e verso politico.

  • Mario Ciotti (pubblicista - Lazio)

    Iscritto nell’elenco pubblicisti dal 1993. Ha collaborato con quotidiani a tiratura nazionale e direttore responsabile di diverse testate. E’ vergognoso abolire l’elenco dei pubblicisti che rappresentano il motore trainante dell’informazione, sottopagati e mal tutelati.

  • Analogamente a quanto enunciato da altri colleghi, anch’io sono contraria all’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti e di tutti gli altri Ordini Professionali in quanto andrebbe a detrimento delle poche barriere che ancora sussistono ad ostacolare quei familismi amorali su cui poggia buona parte della nostra classe politica.

  • Senza l’Ordine non ci sarà alcuna tutela. E non ci potrà essere libertà in assenza di regole, in ogni frangente del vivere.

  • Antonino Albanese (pubblicista - Lazio)

    E’ uno scandalo inaccettabile, spero che i sindacati si mobiliteranno a riguardo!

  • Rosario Coluccio (pubblicista - Campania)

    Sono d’accordo con l’iniziativa, ma spero si riveli superflua, in quanto la proposta di abolire l’Ordine sembra proprio nata da una carognata nei confronti dei giornalisti.

  • Domenico Ienna (pubblicista - Lazio)

    No all’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, né “in toto”, né relativamente ai Pubblicisti.
    Domenico Ienna, pubblicista, Capo Ufficio Stampa e Comunicazione del Dipartimento di Scienze Statistiche-DSS Sapienza Università di Roma.

  • Maria Mantello (pubblicista - Lazio)

    Sottoscrivo la petizione, No all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti. Grazie per l’impegno.

  • Vogliono zittire l’informazione libera dai condizionamenti dei grandi gruppi editoriali. Il libero pensiero non riusciranno a ingabbiarlo!

  • Maurizio Lauro (pubblicista - Lazio)

    Non sono assolutamente d’accordo con la cancellazione dell’ordine, che getta anche questa categoria nel caos !!!

  • Antonino Marcianò (pubblicista - Calabria)

    Per la difesa della libertà di stampa e per la dignità della categoria. No all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti.

  • Lucia Ferrigno (pubblicista - Calabria)

    Concordo con la petizione contro l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti: sarebbe per la categoria un passo indietro, oltre chè un rimescolamento in una giungla senza regole nè tutele.

  • Virgilio Squillace (professionista - Crotone - Calabria)

    I giornalisti sono più tutelati se l’ordine c’è. Dove l’ordine non c’è, a decidere chi è giornalista e chi no, è l’editore. Chi vuole capire, capisca (vale per l’Italia e anche per l’estero). Con tutti i suoi difetti, lunga vita all’Ordine dei giornalisti.

  • Rosa (Rossella) Argo (pubblicista Campania)

    Condivido ed approvo la petizione: no all’abolizione dell’Ordine, si ad una valida riforma.

  • Marco Lanza (professionista - La7 - Lombardia)

    Sono contrarissimo all’abolizione dell’ordine dei Giornalisti.

  • Mariano Cudia (pubblicista - Calabria)

    Abrogare l’ordine dei giornalisti sarebbe una follia; si verrebbe a castrare la libertà d’informazione. No all’abolizione.

  • Giuseppe Galante (pubblicista - Calabria)

    La cancellazione di un Ordine professionale, come il nostro, sarebbe uno schiaffo morale ad una categoria che da sempre garantisce la libertà e la democrazia dell’informazione. Dobbiamo usare ogni mezzo possibile per impedire questo scempio.

  • Luigi Torquati (pubblicista - Lazio)

    Dove vanno a finire la libertà e la democrazia con tali proposte oscene?
    Sono un pubblicista ormai vecchio, ma voglio ancora difendere i valori fondamentali del giornalismo.

  • Bruno Palermo (professionista - Calabria)

    L’informazione non può diventare la giungla di chi vuole la stampa asservita al potere. Per questo un ordine professionale forte e presente è garanzia per tutti.

  • Gianfranco Sava (pubblicista - Campania)

    Sottoscrivo senza se e senza ma.

  • Approvo in pieno e sottoscrivo la petizione a difesa dell’Ordine dei Giornalisti. E non certo per tutelare diritti di casta, ma perchè senza un organismo che regolamenti e salvaguardi la nobile e delicata attività giornalistica sarebbe una giungla, sia per gli iscritti che per gli utenti.

  • Vitaliano Giua (pubblicista - Lazio)

    Raccolgo volentieri l’invito di Gino Falleri e concordo sul NO all’abolizione. Sono pubblicista dal 1986.
    Un ringraziamento ai Colleghi che portano avanti una battaglia di civiltà.

  • Giancarlo Scaramuzzo (pubblicista - Campania)

    La Francia, sempre che non ricordi male, aveva abolito il proprio Ordine, salvo poi ritornare sui propri passi. Il nostro Ordine non sarà esente da pecche, ma, mutatis mutandis, parafrasando il compianto Sandro Pertini, meglio vivere nella peggiore democrazia che nella migliore delle dittature.

  • Condivido la battaglia a tutela dell’Ordine. Bisogna infatti distinguere la semplice “libertà d’espressione”, costituzionalmente garantita, dalla sua particolare manifestazione che è il “diritto di cronaca”, il quale – fondamento della vita democratica – impone particolari responsabilità e richiede particolari garanzie di indipendenza, che solo un organismo di tutela autonomo può fornire.
    Alcuni Ordini funzionano male? Ragioniamo sulle vere cause, sui possibili miglioramenti, ma finiamola con la barzeletta per cui gli Ordini sarebbero un ostacolo alla concorrenza, al bisogno di lavoro dei giovani (già gli iscritti non hanno lavoro stabile…), allo sviluppo economico del Paese (!).
    Giovanni Martino, pubblicista, direttore responsabile periodico telematico “Europa Oggi”.

  • L’abolizione è un rimedio peggiore del male. Si alla riforma ed a nuove regole. L’Ordine va risanato e ripensato, non abolito.

  • Leonardo Guerrieri (pubblicista - Calabria)

    Sono un pubblicista iscritto all’Ordine della Calabria. Scrivo per un quotidiano calabrese e collaboro con una emittente locale. Condivido e sottoscrivo la petizione anche se ci vorrebbe un maggior controllo nell’iscrizione.

  • Ci troveranno schierati, compatti, agguerriti, a difesa non di un privilegio ma di molte garanzie.

  • Eugenio Focic (pubblicista - Campania)

    E’ una vera vergogna !

  • Riccardo Mauri (Pubblicista - Lazio)

    Approvo fortemente e sottoscrivo con determinazione. Ringrazio Gino Falleri e tutti i Colleghi che portano avanti la battaglia per il mantenimento dell’OdG non a difesa di una casta ma a tutela di quella deontologia del Giornalista che è e deve essere sempre un caposaldo nei rapporti tra chi scrive e chi legge, altrimenti sarebbe soltanto una torre di babele. Sicuramente da modificare c’è molto ed è necessario lavorare per una valida riforma.

  • Morena Mancinelli (pubblicista - Lazio)

    La proposta di abolizione dell’elenco dei pubblicisti, oltre che essere vergognosa, è curiosa. Fermo restando la mia totale contrarietà nei confronti dell’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti – che coinciderebbe con l’asservimento del giornalismo al potere, gravi limitazioni alla libertà di stampa e d’informazione e impossibilità di garantire una deontologia professionale – perchè abolire solo l’elenco dei pubblicisti? Non c’è forse scritto nella Legge Professionale che i pubblicisti hanno gli stessi diritti e doveri dei professionisti? E non sono forse proprio i pubblicisti, sebbene più sfruttati e sottopagati, una delle colonne portanti dell’informazione italiana? Che la Fnsi e il Consiglio Nazionale dell’Ordine non tacciano! Che non si colpiscano i più deboli! (Come del resto si fa sempre in Italia).

  • Anna Maria Gavotti (pubblicista - responsabile Ufficio Stampa Comune Marino - Lazio)

    Sono pubblicista iscritta all’Ordine del Lazio dal 1993. Condivido e sottoscrivo la petizione a favore dell’Ordine dei Giornalisti (un grazie a Gino Falleri per l’informazione opportuna e puntuale inviataci) a tutela della libertà di stampa e della dignità della categoria tutta. Sottolineo l’importanza della presenza di giornalisti all’interno degli Uffici Stampa publici e privati e la fondamentale battaglia per il riconoscimento dei nostri diritti anche grazie all’Ordine.

  • Costantino Coros (pubblicista-Lazio, direttivo GUS Roma e Lazio, già consigliere Stampa Romana)

    Dignità e rispetto. Bisogna agire in modo tale da trattare l’uomo sempre come fine, mai solo come mezzo. La persona non deve mai essere considerata un oggetto, ma un soggetto. Questo vale in tutti i campi in cui si esprime l’opera dell’uomo, compreso il mondo dell’informazione. La libertà della persona, dei suoi pensieri e delle sue opinioni sono indicatori importanti del livello di democrazia raggiunto da ciascun paese. Un’informazione libera e responsabile, associata alle strutture dello stato di diritto, rappresenta il fondamento e lo strumento imprescindibile affinché il diritto-dovere d’informare si esplichi nella sua più ampia e positiva espressione, senza barriere, paletti e distinzioni di categorie. Prima di tutto c’è l’uomo in quanto persona. Per queste ragioni sarebbe un grave errore abolire l’ordine dei giornalisti e tanto meno sacrificare le articolazioni in cui si esprime, anche perché, ciò comporterebbe sotto un profilo strettamente economico, il rischio di una perdita di capacità di spesa e quindi di consumo, a scapito dell’equilibrio del sistema paese. Rispettare l’uomo, significa soprattutto, tenere in debito conto delle molteplici modalità (tutte degne di rispetto e suscettibili di rappresentanza) in cui ogni persona sceglie di promuovere il suo “essere soggetto attivo” nel sociale, ivi compresi quindi, tutti quegli uomini e quelle donne, che in qualità di giornalisti collaboratori e free-lance, prestano ogni giorno, con competenza e professionalità, la loro opera, contribuendo alla crescita della società.

  • Maria Flavia Vecchio

    Non si può rimanere indifferenti! Abolire l’ordine dei giornalisti vorrebbe dire abolire una delle libertà fondamentali, quella di stampa. Ed eliminare la categoria dei pubblicisti vorrebbe dire prendersela ancora una volta con i più deboli. Invece di sacrificare ulteriormente questi pubblicisti, coloro che adempiono ai loro doveri senza che nessuno si curi dei loro diritti (comportamento tipicamente italiano), consideriamone l’importanza: senza di loro giornali on line e freepress italiani, che corrispondono all’ossatura dell’informazione nel nostro Paese, non esisterebbero.

  • Cristofaro Zuccalà (professionista - Gazzetta del Sud - Calabria)

    No all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti. Chi lo propone capisce poco e non ha un retroterra culturale sul tema.

  • Emanuela Dell’Ali (pubblicista - Lazio)

    Un fermo NO all’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti e alla cancellazione dell’elenco dei pubblicisti, a tutela della dignità dei giornalisti tutti.

  • Danilo Picchi (pubblicista - Lazio)

    Non si può abolire la libertà di stampa.

  • Un fermo NO all’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti e alla cancellazione dell’elenco dei pubblicisti.

  • Laura Falcinelli (pubblicista - Lazio)

    Sottoscrivo la petizione perché l’iscrizione all’albo è garanzia di qualità nella produzione e diffusione dell’informazione.

  • Renato Paone (pubblicista - Lazio)

    La Libertà di Stampa è un diritto da tutelare ad ogni costo.

  • Senza ordine non c’è libertà di stampa.

  • Massimo Barbieri (pubblicista - Lazio)

    La libertà di stampa è un diritto da tutelare ad ogni costo. Come l’Unità d’Italia, Roma capitale, come il nostro meraviglioso Risorgimento, come l’Italia.
    No all’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti e alla cancellazione dell’elenco dei pubblicisti. Poichè l’iscrizione all’Albo è garanzia di qualità, di rispetto e di rigore nella produzione e diffusione dell’informazione.

  • Nicola Bavasso (pubblicista - Calabria)

    Il governo tenta, ancora una volta, di mettere il bavaglio a chi racconta la verità e a chi opera rispettando i principi del corretto informare.

  • Rita Moscatelli (pubblicista - Lazio)

    Ancora un attacco politico all’Odg. Perchè bisogna abolire l’elenco dei pubblicisti? No, questo non deve succedere, dobbiamo essere uniti.

  • Sottoscrivo la petizione, ribadendo il mio “NO” all’Abolizione dell’Ordine dei Giornalisti e all’attacco al cuore dell’informazione: il rispetto della deontologia.

  • Luca Camuncoli (pubblicista capo ufficio Stampa) Torino

    No all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti. L’esistenza di un albo e l’’scrzione allo stesso garantiscono la qualità dell’informazione. Quella del giornalista è una professione difficile ma nobile, sia esso professionista o pubblicista.

  • Maresa Galli (professionista - Campania)

    Sottoscrivo la petizione ribadendo il mio NO all’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, unica garanzia di accesso e di tutela di una professione sempre più vituperata e svilita dal potere politico.

  • Anna Maria Reggio (pubblicista - Calabria)

    Ingiusta e inutile l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti.

  • No ai professionisti per caso, Sì agli ordini professionali, unica garanzia (per i lettori come per il giornalista che vale) in un paese per vecchi, ricchi e amici di amici.

  • Diventare giornalista è stato come un sogno diventato realtà. Tantissimi sacrifici, migliaia di chilometri macinati per seguire quello piuttosto che quell’altro evento. Ora, però, parrebbe che la nostra passione debba essere abbattuta, stradicata, polverizzata. Il nostro dovere, a questo punto, è di raccontare la verità delle cose, la verità di una realtà, quella giornalistica, probabilmente da limare. Su questo si sta lavorando per il meglio.
    Tutti gli amici e colleghi dovrebbero raccontare, approfondire, linkare questa iniziativa tramite la propria testata giornalistica. La gente deve capire perchè tutto questo non può finire, cosa sta accadendo in questa caldissima Estate 2011. Firmo, sottoscrivo e divulgo.

  • Mettere il bavaglio all’informazione è anticostituzionale. Non riconoscere il lavoro di migliaia di giornalisti (già così scarsamente retribuito, soggetto a precariato, e spesso limitato e condizionato) è anch’esso anticostituzionale, perché la Costituzione contempla il lavoro (e non la sua abolizione/limitazione) in ogni sua forma.
    Aderisco alla raccolta firme per il NO all’abolizione dell’ordine invitando a far riflettere tutti che se si intende abolire gli ordini dei giornalisti dovrebbero essere aboliti tutti gli ordini professionali (degli avvocati, dei medici, degli ingegneri, ecc. ecc..) in quanto la professione di giornalista (sia esso professionista sia esso pubblicista) è una professione al pari di tutte le altre. No alle discriminazioni! Si al riconoscimento di diritti acquisiti; Si al lavoro!

  • Agostino Ingenito (pubblicista - direttore Il Mezzogiorno d’Italia e vicedirettore inagro.it - Campania)

    E’ una battaglia che dobbiamo vincere a tutti i costi per salvaguardare noi stessi, cancellare i pubblicisti equivale a creare ulteriori e gravi disvalori che renderanno ancora più complicato l’accesso alla professione. Chi parla di liberalizzazioni sta difatti predisponendosi a governare persino le menti.

  • Daniela Francese (pubblicista freelance - Lazio)

    Condivido la petizione e richiamo l’attenzione sul fatto che i pubblicisti sono già stati pesantemente danneggiati dalle scuole di giornalismo attraverso cui giovani senza alcuna esperienza dopo tre anni possono accedere all’esame professionale mentre pubblicisti iscritti all’Ordine da decenni ad ogni concorso vengono scartati per “mancanza” di titoli (ovvero iscrizione all’albo dei professionisti). Questa, a mio avviso, è una delle anomalie da sanare e non la presenza degli ordini.

  • Francesco Pepe (pubblicista- Campania)

    Condivido in pieno l’iniziativa. No all’abolizione dell’ordine.

  • L’ennesimo tentativo di imbrigliare il sistema informativo italiano…NO GRAZIE!

  • Pasquale Caliri (giornalista professionista Sicilia)

    C’è ben altro da abolire.

  • Carmelo Imbesi (professionista - Sicilia)

    L’Ordine è garanzia! No all’abolizione.

  • Ubaldo Smeriglio (professionista Sicilia)

    Sono con voi.

  • Renzo Massarelli (Professionista - Umbria)

    L’unione fa la forza!

  • L’Ordine a garanzia di tutti i lettori e di tutti i colleghi. No all’abolizione dell’Ordine, sì al controllo e alla tutela.

  • Giovanni Frazzica (pubblicista - Sicilia)

    Sono seriamente contrario all’abolizione dell’Ordine e fermamente intenzionato a sostenerne la difesa.

  • Massimo Carlozzp (professionista - Calabria)

    Piena condivisione all’iniziativa. Spero che tutti i partiti facciano in modo che deputati e senatori (nominati) si riducano lo stipendio del 75% o, in alternativa, che i parlamentari diventino non più di 100, uno per ogni provincia.

  • Bartolino Leone (professionista Sicilia)

    L’Ordine dei Giornalisti non si deve toccare. E’ garanzia di professionalità. W l’Ordine. No all’abolizione.

  • Gianfranco Cusumano (professionista - Messina - Sicilia)

    All’Ordine posso rimproverare mille cose, ma sull’importanza della sua esistenza non ho dubbi. Sono d’accordo con la petizione.

  • Vincenzo Cimino (professionista - Consigliere nazionale Odg per il Molise- membro commissione giuridica)

    Condivido da sempre l’iniziativa. Pieno sostegno ai colleghi Falco e Gallizzi.

  • Luigi La Rosa (pubblicista - Sicilia - collaboratore, fra gli altri, del settimanale Centonove)

    Anch’io sono fermamente convinto che l’ordine debba continuare a vivere, per ciò che di valido e di solido rappresenta per tutti…

  • Manuela Lacaria (pubblicista - Calabria)

    L’Ordine è fondamentale per la tutela degli utenti e dei giornalisti. Sarebbe opportuna, invece, una riforma in modo che i pubblicisti abbiano pari dignità. Mi è capitato, nonostante sia giornalista da più di vent’anni, di non poter accedere ai concorsi per giornalisti in quanto viene richiesto come requisito l’essere professionista.

  • Pamela Arena (pubblicista - Sicilia)

    Le stanno provando tutte per metterci in ginocchio, ma non capiscono che con queste bizzarre manovre riusciranno solo ad ottenere un’unione di forze più coesa che continuerà a lottare per difendere non solo la propria categoria di appartenenza, ma libertà di stampa nella sua totalità.

  • Giovanni Isolino (pubblicista - Sicilia)

    L’ordine non deve essere toccato. E’ sinonimo di professionalità. Necessari sono, invece, più controllo e tutela.

  • Mariafrancesca Genco (consigliere pubblicista OdG Lazio)

    Sono contraria all’abolizione dell’ordine che ritengo fondamentale per la tutela e l’autonomia di tutti i giornalisti.

  • Raffaele Ciccarelli (pubblicista - scrittore, storico del calcio - Campania)

    Sono contrario all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti. La sua esistenza è fondamentale per garantire tutela e autonomia ai giornalisti italiani.

  • Raffaella Nolasco (pubblicista - Campania)

    L’ordine dei giornalisti è fondamentale per la tutela della categoria e degli utenti.

  • Angelo Baiguini (pubblicista - consigliere nazionale Odg - Lombardia)

    L’abolizione dell’Ordine porterebbe a una Torre di Babele dell’informazione.

  • Carmen Di Per (professionista - Sicilia)

    Spero che l’Ordine cominci a farsi promotore al fine di far chiarezza sulla reale prestazione lavorativa dei colleghi per mansioni e retribuzione. Basta con collaborazioni e partite iva che camuffano i rapporti di lavoro dipendente. Qualcosa è stata fatta ma, fino ad ora, senza alcun risultato: bisogna agire in maniera più incisiva.

  • Giuseppe Ruggeri (pubblicista - Sicilia)

    Approvo e sottoscrivo con piena convinzione la petizione.

  • Giovanna Abbagnara - Pubblicista - Punto Famiglia (Campania)

    Per un’informazione tutelata e che tutela. No all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti.

  • Innocenzo Carbone (pubblicista - Basilicata)

    Resto sempre dell’opinione che, nonostante la grave congiuntura economica, l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti comporterebbe una eccessiva spersonalizzazione della categoria; fermo restando che il tutto verrebbe fatto nell’ottica di una selvaggia liberalizzazione del mercato del lavoro.
    NO alla soppressione degli Ordini.

  • Nadia Donato (professionista - Calabria)

    Abolire l’Ordine farebbe perdere l’importanza e la serietà con le quali è necessario fare informazione.

  • No all’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, perché sarebbe troppo comodo per i poteri forti, perché i cittadini hanno il diritto di essere informati. Perché l’Italia ha un profondo bisogno di libertà di stampa e d’informazione. Un dovere di informare che spetta, innanzitutto, ai giornalisti. I “Signori del Bavaglio” vadano a studiare e a lavorare e si occupino, finalmente e seriamente, del Paese.

  • Antonio (Antonello) Iuliano (pubblicista - Calabria)

    Non è con la soppressione degli Ordini Professionali in genere, quello dei Giornalisti in particolare, che si andrebbero a realizzare delle economie tali da porre in essere una ripresa del Paese. Sono altri i veri sprechi e/o abusi da evitare. Uno su tutti (ma ve ne sono tanti e tanti altri similari) quello dei doppi (o tripli) incarichi dei Parlamentari. Ben vengano sentenze della Corte Costituzionale, come quella del 21 ottobre scorso con la quale si pone definitivamente fine ad un “assurdo” doppio incarico del tipo Deputato-Sindaco.

  • Alessandro Vicari (pubblicista - Calabria)

    Sono assolutamente contrario all’abolizione dell’Ordine poichè esso costituisce uno strumento fondamentale per la tutela e l’autonomia della categoria.

  • Rosalba Matarrese (pubblicista - consigliere collaboratore Assostampa Puglia)

    No all’abolizione dell’elenco pubblicisti (come al solito in questo Paese se la prendono con i più deboli) che annovera tra i suoi iscritti molti giornalisti che non sono riusciti a diventare professionisti, ma svolgono con professionalità, impegno e passione questo lavoro da molti anni. I pubblicisti sono una risorsa ed una ricchezza e contribuiscono a garantire la pluralità dell’informazione.

  • Andrea Vosilla (aspirante pubblicista - Lazio)

    Il mondo del giornalismo e dell’editoria è difficile, complicato; anche se molto interessante per me. Ci sono mille problemi, in particolare di carattere economico e di raggiungimento dei requisiti necessari. Se dovesse accadere una cosa simile, sarebbe un grande male per tutto il giornalismo italiano. Chiaramente, ci sarebbero anche grossi problemi per me che, tutti i giorni, mi impegno per poter divenire proprio giornalista pubblicista. I problemi già ci sono, non ne servono proprio altri!

  • Letizia Palmisano (pubblicista - Lazio)

    Amo il mio lavoro e passare da “abusiva” non lo sopporterei…

  • Alessandro Pagliaro (giornalista pubblicista - Calabria)

    Se l’Ordine dei giornalisti verrà abolito la colpa è dei giornalisti. Siamo una categoria e basta ma non lavoratori con i propri diritti. Stipendi per pochi, compensi per pochissimi, collaborazioni per pochi euro a pezzo per tantissimi. I primi sfruttatori sono gli editori.

  • Abolire l’elenco dei pubblicisti significherebbe la morte per tante testate anche nazionali, messe già a serio rischio dagli ingenti tagli all’editoria, significherebbe ancor meno deontologia professionale, significherebbe mercato a ribasso in quanto a retribuzioni per chi è già professionista. Non sarebbe una liberalizzazione, ma una restrizione con tanti “scaloni” d’ingresso per gli aspiranti e per gli editori, tra esami di Stato, scuole professionali, praticantato retribuito a certe condizioni e via dicendo. Essendo un lavoro creativo, al giornalista non può essere imposto di non fare altro (soprattutto con le paghe di oggi) magari nell’ambito creativo. No all’abolizione dell’elenco dei pubblicisti e sì alla revisione dell’Ordine nella struttura odierna per tutelare gli sfruttati (un buon 70% del totale dei giornalisti italiani).

  • Domenico Pantaleo (Pubblicista - Sicilia) - Collaboratore Ansa, Avvenire, Giornale di Sicilia

    Abolire l’Ordine dei Giornalisti vuol dire negare ai cittadini il sacrosanto diritto di essere informati. Un’Informazione non sottoposta a regole deontologiche significa la fine dell’Informazione stessa.
    I cittadini onesti comprendono benissimo le motivazioni di chi vorrebbe abolire l’Ordine, e insieme a noi lotteranno affinché ciò non accada.

  • Saverio Zuccalà – pubblicista Calabria - Direttore responsabile del periodico "La Voce del Sud"

    Sono assolutamente contrario all’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, che indebolirebbe ulteriormente la libertà di opinione, negli ultimi tempi spesso aggredita ed intimidita.

  • Emilia Canonaco – professionista - Calabria

    L’Ordine è l’identità del giornalista.