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Michele Albanese (foto Giornalisti Italia)

SIRACUSA – «Ho cercato solo di fare il mio lavoro e da sette anni e mezzo vivo sotto scorta. Ma per la mia terra sono disposto a dare la vita. Sono un uomo libero, nonostante le minacce, grazie all’intervento dello Stato». Lo ha dichiarato Michele Albanese, cronista del Quotidiano del Sud nel mirino della ’ndrangheta, alla tavola rotonda organizzata a Siracusa dall’associazione Ossigeno per l’informazione. «Venti giorni fa – ha spiegato il giornalista che presiede il Gruppo cronisti calabresi “Franco Cipriani” – sono ripiombato nella preoccupazione soprattutto per la mia famiglia, quando ho saputo che, in seguito ad alcuni arresti a Pesaro, gli inquirenti hanno scoperto che gli indagati trattavano bazooka e bombe a mano per utilizzarli contro personalità sotto scorta, tra cui anche io».
Michele Albanese ricorda che «la Calabria è oggi al centro di una serie di dinamiche che la portano ad essere crocevia criminale». Ma rispetto al passato «si stanno recuperando forme di credibilità, di rispetto deontologico».
«Difendiamo realtà locali – ha osservato il giornalista – che trattano oggi temi come mafia e corruzione che vengono spiegati meglio dai media locali che da quelli nazionali. Sviluppiamo azioni concordate per azzerare le querele temerarie, come ha detto il procuratore Cafiero de Raho».
«Il mondo dell’informazione – ha concluso Albanese – subisce oggi attacchi mai registrati prima: da mafiosi, corrotti, piazze, pezzi di politica e pezzi di economia. Dobbiamo rafforzare il ruolo dell’informazione libera». (ansa)

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