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Agenda2018

Strappa di mano il telefono alla cronista per una foto scattata al processo Rinascita Scott

Alessia Truzzolillo aggredita da un carabiniere

Alessia Truzzolillo

LAMEZIA TERME (Catanzaro) – Il Consiglio direttivo del Gruppo Cronisti Calabria “Franco Cipriani” esprime solidarietà alla collega Alessia Truzzolillo del Corriere della Calabria e dell’Ansa che stamattina, mentre seguiva l’udienza del processo “Rinascita Scott”, è stata aggredita da un capo scorta, il carabiniere Alberto Marafioti.

La cronista è stata, inoltre, trattenuta per mezz’ora solo per aver scattato una foto, tra l’altro autorizzata dal Tribunale di Vibo Valentia davanti al quale si sta celebrando il maxiprocesso alla cosca Mancuso.
«Alessia – denuncia l’Unci Calabria presieduta da Michele Albanese – stava facendo esclusivamente il suo lavoro e non è accettabile che qualcuno, seppure in divisa, in un’aula di Tribunale possa impedire a un giornalista di raccontare cosa avviene in udienza».
«È inconcepibile – aggiungono i cronisti calabresi – che a un cronista ci si rivolga a gesti e con frasi del tipo “vieni qui”, “ora tu cancelli quelle riprese” e addirittura “adesso vediamo se le foto vanno bene e se tu resti ancora qui”. Così come è assurdo che il carabiniere, senza alcuna autorizzazione da parte dell’autorità giudiziaria, abbia strappato il cellulare dalle mani della giornalista per visionare le foto contenute nella memoria».
«Ha fatto bene il Tribunale – conclude l’Unci – a ribadire che sono ammesse le foto e le riprese, nonostante le limitazioni alla divulgazione dell’audio.
Apprezziamo anche che il sostituto procuratore della Dda, Antonio De Bernardo, alti ufficiali dell’Arma e delle altre forze dell’ordine si sono scusati con la giornalista per l’episodio che ha riguardato il capo scorta.
Ci auguriamo, però, che il carabiniere Marafioti capisca che l’Italia non è il Cile ai tempi di Pinochet, ma è ancora un Paese democratico dove la stampa ha un ruolo fondamentale e dove neanche chi indossa una divisa può arrogarsi il compito di strappare dalle mani il cellulare a un giornalista e dare ordini su cosa può fotografare». (giornalistitalia.it)

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