Dal XVIII Congresso Ucsi un appello a Monti per i fondi all’editoria e un pensiero a precari e giornalisti minacciati

Il giornalismo non rinunci al suo ruolo sociale

I lavori del Congresso Ucsi all’Hotel Vanvitelli di Caserta

CASERTA – A fronte di “una crisi di credibilità nei confronti dei professionisti dell’informazione”, che riflette “una più grave crisi della democrazia rappresentativa”, “il giornalismo non cessi «di assolvere al suo ruolo sociale»”. È uno degli impegni presi dal Congresso nazionale dell’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana), che si è chiuso ieri a Caserta. Il documento finale ha ripreso le parole pronunciate sabato dal segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, proponendo di moltiplicare “le connessioni” con “testate” e “associazioni cattoliche impegnate sul fronte della comunicazione”.
“A fronte di un’informazione urlata, tifosa, che deforma e non rettifica”, l’assemblea ha, inoltre, chiesto che l’Ucsi si adoperi per “un organismo attivo sul fronte dell’etica della comunicazione” e indichi “la strada di un’informazione che non dimentica la dignità delle persone”. Il Congresso ha, quindi, rivolto un pensiero ai giornalisti precari e a coloro che “sono minacciati o indebitamente condizionati nello svolgimento del loro lavoro”. Poi, “un appello al governo Monti” per “la revisione dei criteri dei contributi ai giornali al fine di garantire la pluralità dell’informazione” e l’auspicio di “una riforma dell’intero sistema dei media”, che sostenga “le iniziative editoriali che svolgono un servizio di effettiva qualità al pubblico”.
Un appello al Governo Monti perché non faccia morire le tante testate attive sul territorio e che rischiano la chiusura a causa dei tagli sull’editoria. Il Congresso Ucsi, Unione Cattolica Stampa Italiana, che si è svolto a Caserta dal 26 al 29 gennaio, si è, infatti, concluso con l’approvazione di un documento programmatico che impegna l’Unione soprattutto sul fronte del sostegno al pluralismo dell’informazione.
“L’appello al Governo”, spiega Andrea Melodia, riconfermato presidente nazionale per il prossimo quadriennio, “è uno dei punti qualificanti del documento finale di questo Congresso. Sono convinto che in un momento di crisi economica un Governo serio come quello di Monti si debba rendere conto che occuparsi della qualità dell’informazione in Italia è un problema politico centrale che incide sulla qualità del Paese e sulla sua capacità di incidere sulla crisi economica. Bisogna fare scelte di qualità che aiutino i giornali che fanno servizio pubblico, che aiutino il servizio radiotelevisivo pubblico che va sicuramente in qualche modo ricostituito e rilanciato”.
Nel documento conclusivo l’Ucsi ha condiviso l’invito del segretario della Cei, mons. Crociata, ad operare perché il giornalismo non cessi di assolvere al suo ruolo sociale moltiplicando le connessioni la la rete di testate e di associazioni cattoliche impegnate sul fronte della comunicazione. Dopo aver espresso solidarietà ai giornalisti minacciati l’Ucsi si è impegnata a rilanciare il Manifesto per un’etica dell’informazione. E’ stato espresso anche il sostegno ai giornalisti precari, l’impegno per la formazione e un utilizzo ancora più forte del sito www.ucsi.it, della rivista Desk e della sua attività editoriale. L’Ucsi – conclude il documento – si impegnerà sul territorio per la crescita della qualità della professione e per la diffusione dei valori di una comunicazione corretta e pubblica tenendo presente il tema del messaggio del Papa per la giornata mondiale delle comunicazione sociali “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”.

IL DOCUMENTO FINALE APPROVATO DAL CONGRESSO
I delegati al XVIII Congresso dell’Unione Cattolica Stampa Italiana, riuniti a Caserta, hanno approvato il seguente documento:
L’editoria non è sfuggita alla forte crisi economica del paese. Sono in pericolo centinaia di posti di lavoro ed è in gioco la sopravvivenza di oltre cento testate. Per questo motivo l’Assemblea fa un appello al Governo Monti e, in particolare, al sottosegretario all’editoria, Peluffo, per la revisione dei criteri dei contributi ai giornali per il mantenimento della pluralità dell’informazione, bene prezioso per la vitalità della democrazia.
I giornalisti dell’Ucsi auspicano una riforma del settore diretta a sostenere le iniziative editoriali che svolgono un servizio di effettiva qualità al pubblico. A questo proposito si ricorda il recente messaggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a un incontro dell’Ucsi a Caserta: “Un mondo dell’informazione libero e caratterizzato da una pluralità di voci e opinioni e ancorato al rispetto intransigente di principi deontologici e regole professionali costituisce uno dei principali indicatori dello stato di avanzamento civile di un popolo e contribuisce a rendere più attiva la partecipazione dei cittadini alla vita democratica del Paese e delle sue Istituzioni”.
L’Assemblea, facendo propria la relazione del presidente Andrea Melodia, ribadisce che “vi è una crisi di credibilità nei confronti dei professionisti dell’informazione, accusati di eccessiva dipendenza dalla politica e dall’economia. Un certo calo della qualità della Rai, causato anche dalla logica perversa di una contrapposizione interna tra le testate televisive che genera ansia e incomprensione più che pluralismo informativo, ha certo contribuito a questa sensazione diffusa. Occorre prendere consapevolezza di questa riduzione della credibilità, e convincere la classe giornalistica che i suoi diritti sono legati al dovere di svolgere un servizio utile ai cittadini, segnato dal rispetto della deontologia e dell’etica personale e di gruppo. Per questo tutto il giornalismo deve essere “di servizio pubblico”.
In piena sintonia con le parole pronunciate dal segretario generale della Cei, mons. Crociata, al termine della tavola rotonda svoltasi sabato presso la reggia di Caserta l’Assemblea impegna l’Ucsi a livello nazionale ed a livello locale , negli anni a venire, ad operare perché il giornalismo non cessi “di assolvere al suo ruolo sociale”, anche moltiplicando le connessioni con la rete di testate e di associazioni cattoliche impegnate sul fronte della comunicazione. Ciò, in particolare, attraverso la rigenerazione del “linguaggio”, che “spezza il luogo comune”; la “parresia”, che significa amare la verità più della propria tranquillità e persino della propria vita: “la testimonianza”, che significa prendersi una responsabilità in ordine al nostro modo di “riportare i fatti” di cui veniamo a conoscenza, e assemersene le conseguenze.
A questo proposito l’Assemblea esprime all’unanimità il sostegno e la solidarietà a tutti quei giornalisti che sono minacciati o indebitamente condizionati nello svolgimento del loro lavoro.
L’assemblea raccomanda al nuovo esecutivo dell’Ucsi di insistere sulla strada indicata per primo da Giancarlo Zizola, un grande dirigente dell’Ucsi oltre che un grande maestro dell’informazione religiosa in Italia recentemente scomparso, di adoperarsi per la costituzione di un organismo attivo sul fronte dell’etica della comunicazione, secondo gli indirizzi precisati anche nel Manifesto per un’etica dell’informazione presentato dall’Ucsi nel 2009.
A fronte di una informazione urlata, tifosa, che deforma e non rettifica, di cui anche le ultime settimane hanno offerto tanti esempi, l’Assemblea ha indicato la strada  di un’informazione che non dimentica la dignità delle persone e che le racconta  avendo saputo guardarle all’altezza del volto.
L’Assemblea invita il nuovo esecutivo dell’Ucsi a mettere in campo nuove iniziative per il sostegno alla informazione di qualità, per la regolazione dell’ordinamento professionale, per un ruolo di presenza dei giornalisti e della stampa cattolica nel paese, per un sempre più forte rapporto con le organizzazioni professionali, con le strutture ecclesiali che operano nella comunicazione, in particolare con la Federazione Italiana Settimanali Cattolici. L’Ucsi è impegnata ad elaborare una strategia progettuale permanente per realizzare obiettivi di formazione e di maturazione culturale della professione giornalistica e delle altre professioni dei comunicatori, che coinvolga la comunità ecclesiale con particolare attenzione ai giovani comunicatori, alla salvaguardia dei minori e dei soggetti deboli, nella prospettiva di educare ad una fruizione critica dei media.
I giornalisti non devono certo salvaguardare posizioni di privilegio, che riguardano una minoranza mentre i giovani giornalisti annaspano nel precariato con retribuzioni da fame, ma devono rendere chiaro a tutti che il giornalismo è un mestiere di pubblico interesse che richiede consapevolezza di una missione, responsabilità, competenza tematica e linguistica, cultura.
L’Assemblea invita in modo particolare la Federazione della Stampa e l’Ordine dei giornalisti a trovare risposte concrete per i giornalisti precari (in gran parte giovani), ormai più di 20mila, che sono fuori dalle redazioni, senza contratto e sottopagati, e a prendere in carico con vigore il problema del mobbing redazionale.
L’impegno dell’Ucsi prevede la riproposizione della seconda edizione della scuola di formazione per giovani giornalisti e dirigenti dell’Unione e la continuazione delle ricerche sulla professione e sul mondo dell’informazione condotte da molti anni con il Censis. Sui temi della formazione occorre utilizzare al meglio il sito www.ucsi.it, la rivista dell’Ucsi, Desk e I libri di Desk, che sono una significativa presenza nel mondo dell’informazione e della ricerca.
L’Assemblea sollecita le Ucsi regionali ad un crescente impegno sul territorio per la crescita della qualità della professione e per la diffusione dei valori di una comunicazione corretta e “pubblica”, tenendo presente l’invito del Papa per la giornata mondiale della comunicazione: “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”.
L’Assemblea, infine, condivide le riflessioni del consulente ecclesiastico nazionale, padre Occhetta s.i., giornalista e scrittore de “La Civiltà Cattolica” che testimoni profetici, vale a dire capaci di vedere oltre le apparenze, denunciare, assumersi le responsabilità e agire di conseguenza. Richiama anche all’importanza della centralità della dimensione spirituale dell’unione che può essere favorita dal servizio dei consulenti regionali.

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