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A proposito di un’inchiesta sul magnate Wang Jianlin: temeva che il governo la oscurasse ed espellesse i giornalisti

Cina: l’agenzia Bloomberg si autocensura

PECHINO (Cina) – L’agenzia di stampa americana Bloomberg si è autocensurata su un’inchiesta riguardante il magnate cinese Wang Jianlin, per timore che il governo di Pechino la oscurasse ed espellesse i suoi giornalisti dal Paese.
Secondo quanto ha riferito il New York Times, l’inchiesta riguardava i legami tra Jianlin, l’uomo più ricco della Cina e fondatore del gruppo immobiliare Wanda, e alcuni degli uomini più potenti della Cina.
“Per come mi era stato sottoposto, l’articolo non era ancora pronto per la pubblicazione”, si è giustificato Matthew Winkler, caporedattore della Bloomberg, citato dal Financial Times, “Laurie Hays e altri caporedattori erano d’accordo con me”.
Winkler ha difeso la decisione facendo un paragone con l’attività della stampa americana nella Germania nazista, che riusciva ad avere il permesso di trasmettere grazie a pratiche di autocensura.
Alcuni giornalisti dell’agenzia hanno però sostenuto che Winkler era stato molto più esplicito spiegando loro che, se fosse stata pubblicata l’inchiesta, “Bloomberg sarebbe stata cacciata dalla Cina”.
L’agenzia era già stata bersaglio della censura cinese nel giugno dello scorso anno, dopo una lunga inchiesta in cui svelava gli affari della famiglia dell’allora vice presidente cinese Xi Jinping in importanti settori della vita economica cinese.
Proprio un altro articolo sulla falsariga di quello pubblicato nel 2012 è costato ai giornalisti dell’agenzia finanziaria statunitense un intervento dell’ufficio centrale di New York, che non ha permesso la pubblicazione della nuova inchiesta, frutto di un lavoro di diversi mesi.
Lo scorso anno, dopo la pubblicazione on line dell’articolo sulle fortune della famiglia Xi, la Bloomberg era stata oscurata dalla censura di Pechino, e ancora oggi è consultabile on line solo grazie all’ausilio di un sistema VPN (virtual private network).
Stessa cosa era accaduta alcuni mesi più tardi al New York Times che, a fine ottobre 2012, aveva pubblicato una lunga inchiesta sulle fortune accumulate dalla famiglia dell’allora premier cinese Wen Jiabao, ed è stato subito oscurato dalla censura. (Agi)

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