Anno XII numero

Manifesto
Convenzioni
Contratti

Modulistica e Informazioni

Modulistica
Modulistica
Modulistica
Modulistica
Varie
Agenda2018

Sandro Provvisionato, a “Tabularasa”, ha raccontato i mali di un’informazione legata alle vendite

Giornalismo “orfano” di una scuola d’investigazione

Sandro Provvisionato

REGGIO CALABRIA – A “Tabularasa” si è parlato di media, scandali e cronaca nera, con il giornalista Sandro Provvisionato (curatore del settimanale “Terra!” e direttore del sito misteriditalia.it).
Alla “Luna Ribelle” di Reggio Calabria,  i “mattatori” Giusva Branca e Raffaele Mortelliti hanno dialogato per più di due ore procedendo ad un’analisi accurata di casi italiani che tengono “incollati” alla tv milioni di spettatori e che ad oggi, non sono conclusi.
“I media – ha detto Provvisionato – sono invasi dalla cronaca nera, dagli aspetti morbosi dei casi delle vittime. Non si può guardare la tv di pomeriggio o di sera senza essere pervasi dal nulla di fatto, si parla di aspetti che nulla tolgono alla conoscenza effettiva di quel che è accaduto. E se ne parla con morbosità.
Siamo bombardati – ricorda il giornalista – dalla tv del dolore con interviste ai parenti, ricostruzioni delle vite delle vittime ma questo non è un giornalismo che aggiunge qualcosa alle nostre conoscenze. L’attenzione della gente è stata sempre rivolta sull’assoluzione: innocentisti o colpevolisti.
Per quanto riguarda le indagini, mentre una volta il presunto assassino veniva subito arrestato, oggi i pubblici ministeri attendono e fanno perizie prima di procedere all’arresto perché è talmente forte la pressione mediatica che il magistrato ha paura di sbagliare, di essere mediaticamente crocifisso. La cronaca vive costantemente con noi con colpi di scena”.
Provvisionato traccia un quadro generale sull’informazione “legata alle vendite” e “spesso poco lineare e chiara” e sottolinea anche la mancanza di “una scuola di investigazione”.
“Oggi, ci si affida sempre più alla prova scientifica ma gli operatori addetti non sono come quelli che vediamo nei film, sbagliano di continuo. Abbiamo i migliori laboratori scientifici d’Europa eppure sono stati commessi errori gravissimi negli ultimi omicidi. Quando il delitto accade in provincia c’è una forte pressione mediatica e i magistrati sarebbero disposti a mandare in galera anche la madre della vittima pur di chiudere il caso.
Le trasmissioni pomeridiane e i talk show – spiega Provvisionato – si occupano quotidianamente di cronaca ma hanno meno contenuto giornalistico e più contenuto di intrattenimento. Diventa tutto una melassa, non c’è più una  certezza del fatto e assistiamo ad un blaterare su una vicenda che non trova più soluzione.
La finalità dei talk show è quella di fare ascolto e la cronaca lo fa, ma sarebbe meglio se l’informazione fosse più legata ai fatti che alle emozioni. L’Italia è un paese che tende a spettacolarizzare l’evento e che si rifugia in queste situazioni. Quando l’informazione si mischia all’intrattenimento si crea qualcosa di ibrido”.
Il giornalista ricostruisce alcuni omicidi che hanno tenuto col fiato sospeso gli italiani: la morte di Chiara Poggi, Sara Scazzi, Melania Rea, Meredith, la recente strage in Norvegia, spostando poi l’attenzione su casi degli ultimi 40 anni.
“Negli anni ‘70 e ‘80 l’attenzione era sulla mafia e sul terrorismo, erano gli anni di piombo  e i delitti passavano in secondo piano, anche se ci sono stati casi importanti come quello di Alfredino Rampi (bimbo morto dentro un pozzo artesiano in località Selvotta, piccola frazione di campagna vicino Frascati, dopo quasi tre giorni di tentativi falliti di salvataggio) e con lui nasce la tv del dolore o il massacro del Circeo ma la pressione pubblica non era forte.
Negli anni ’90, la cronaca torna alla ribalta con i delitti di Via Poma,  dell’Olgiata, di Marta Russo, e la pressione mediatica aumenta. Viviamo nella società della comunicazione ma il problema è che c’è una distorsione della comunicazione stessa perché si tende sempre a spettacolarizzare il tutto. La nostra società – conclude Provvisionato – assorbe più informazione ma comunica meno. L’informazione non c’è più, siamo seppelliti da messaggi che però non ci informano. Ogni Paese ha la stampa che si merita, ma il pubblico sbaglia a dare molto credito a mezzi d’informazione che non si merita”.

I commenti sono chiusi.