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La giornalista Manuela Iatì licenziata da Sky

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Manuela Iatì

ROMA – Licenziata da Sky per aver partecipato come ospite a due trasmissioni televisive. Questo è quanto accaduto a Manuela Iatì, giornalista assunta a tempo indeterminato per la rete all news, dopo aver presenziato alla trasmissione di La7 Piazzapulita e ad un talk show sulla rete locale siciliana Tremedia. La Iatì si è vista recapitare la lettera di licenziamento dopo 15 anni di lavoro a Sky prima come corrispondente dalla Calabria e poi come giornalista in servizio nella redazione romana. Un provvedimento pesantissimo ai danni della giornalista che, al di là delle opinioni personali espresse dalla giornalista e dei formalismi burocratici, in molti ritengono sproporzionato.

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Manuela Iatì

Sarà ora un giudice a stabilire se Manuela Iatì ha violato o meno la clausola di esclusività partecipando alle due trasmissioni nelle quali ha portato la propria esperienza di cronista raccontando i suoi differenti punti di vista sulla pandemia, sui vaccini e sul green pass.
«Sulle mie cose personali – ha scritto la giornalista sul suo profilo social – sono sempre molto riservata, ma dopo aver fatto fluire i pensieri per un po’, sento la necessità di soffermarmi un attimo su una recentissima vicenda spiacevole che mi riguarda, per un ringraziamento e una precisazione.
Il ringraziamento, sincero e sentito, va a tutti coloro che, amici e colleghi, in questi giorni un po’ complicati mi stanno manifestando in diverse forme la loro solidarietà e affetto.
La precisazione è invece relativa all’accaduto, ovvero la lettera di interruzione del rapporto lavorativo che, nei giorni scorsi, la testata per la quale lavoro da 15 anni mi ha recapitato: il provvedimento si basa sulla mia presunta violazione dell’esclusiva (per avere io partecipato, lo scorso mese, a due “salotti” tv su temi di attualità senza espressa autorizzazione della direzione).
Per parte mia ritengo che l’esclusiva del giornalista non riguardi la sua libertà di manifestare il pensiero in qualsiasi consesso, più o meno pubblico e/o ufficiale ed extra lavorativo, esattamente come qualsiasi cittadino e senza dover chiedere qualsivoglia autorizzazione, dunque saranno gli organi idonei a chiarire la questione. Resta, comunque, l’amarezza per una decisione così estrema dopo appunto 15 anni di impegno intenso, appassionato, svolto senza mai risparmiarmi, in un’Azienda che mi ha dato tanto e alla quale io ho dato tanto». (giornalistitalia.it [3])

Francesco Cangemi