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Informazione: nulla sarà più come prima

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Carlo Verna, Carlo Parisi e Francesco Saverio Vetere

ROMA – Etica e deontologia: due valori imprescindibili per i giornalisti, ancor più ai giorni nostri, ovvero in un’epoca in cui il mondo dell’informazione è profondamente cambiato, incalzato dall’avvento di internet e dei social.

[2]Importante veicolo di notizie, che ora possono viaggiare alla velocità della luce, certo, ma anche un’arma a doppio taglio, spesso fatale proprio per i professionisti dell’informazione che, altrettanto spesso, dimenticano di esserlo quando si trovano a scrivere o commentare post su Facebook, a twittare o a postare foto su Instagram: il giornalista non può abdicare alla propria dignità, personale e professionale, prima ancora che ai valori etici e deontologici che caratterizzano la nostra professione, quando scrive sui social network. Di questo e di tanto altro si è parlato alla Camera dei deputati in occasione del convegno su “Informazione, politica e social: tra diritti e responsabilità etica”, organizzato dall’Uspi, l’Unione Stampa Periodica Italiana, trasmessa in diretta e ancora visibile sulla webtv di Montecitorio.
Ai lavori, coordinati da Carlo Parisi (direttore di Giornalisti Italia), hanno partecipato Francesco Vetere (segretario generale dell’Uspi), Carlo Verna (presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti), il sen. Primo Di Nicola (vice presidente della Commissione per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi del Senato), l’on. Massimiliano Capitanio (segretario della Commissione per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi della Camera), Marco Scialdone (docente di diritto e gestione dei contenuti e servizi digitali dell’Università Europea di Roma) e Diego Ciulli (Public Policy manager di Google). Presente, tra gli altri, anche l’on. Federica Zanella, giornalista professionista come Capitanio e Di Nicola.

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Carlo Parisi

«Una piazza virtuale – ha esordito Carlo Parisi a proposito di internet – in cui il giornalista, ancor più di un professionista di un altro settore, deve muoversi con attenzione e buonsenso, evitando di lasciarsi andare – come purtroppo accade – a commenti di bassa lega, che non possono che diventare un boomerang. Perché non ci si può dimenticare di essere giornalisti, di avere dei valori etici fondanti della professione, di avere dei princìpi deontologici: non lo si può dimenticare soprattutto quando si scrive sui social.
Non è che dobbiamo ricordarcelo solo quando ci fa comodo. Altrimenti si ridurrebbe davvero tutto ad un misero tesserino. Né, trascurando la propria dignità, umana e professionale, quando si “cinguetta” sui social, si potrà poi pretendere di vederla riconosciuta e tutelata dall’editore con cui si ha un contratto o si spera di averlo. Insomma, in un’epoca in cui il mercato editoriale è diventato globale, in un’epoca in cui con un clic si può fare il viaggio del mondo e leggere una notizia appena lanciata in America piuttosto che in Australia, va messa in atto e rispettata tutta una serie di comportamenti e di misure che garantiscano la qualità dell’informazione, unica vera àncora di salvezza per il futuro». «È bene che anche i giornalisti, – ha incalzato Parisi – al pari degli editori, se ne rendano conto. Qualità.

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Francesco Saverio Vetere (Uspi)

Informazione di qualità. Altrimenti non andremo da nessuna parte, ma rimarremo schiacciati dallo strapotere dei colossi del web che, se da un lato sono indispensabili ai giornali, dall’altro dettano regole che guardano esclusivamente al profitto economico, danneggiando soprattutto le piccole realtà editoriali, che invece sono il sale dell’editoria.
Ecco che momenti di confronto come quello odierno devono servire a creare le basi per un dialogo costante, franco e serio tra i due mondi, scongiurando bracci di ferro dalle conseguenze nefaste come quello in atto tra Google, Facebook e il governo australiano, “colpevole” di volere una legge che tuteli il lavoro giornalistico su internet e sui social».
Dello stesso avviso il segretario generale dell’Uspi, Francesco Saverio Vetere, che è andato dritto al cuore del problema: «Oggi, con l’avvento dell’online, dobbiamo confrontarci con un settore dell’informazione determinato dalla presenza di players a livello mondiale che detengono la proprietà dei mezzi di produzione e diffusione dell’informazione nel mondo». Ecco, però, che «la legge non è più adeguata a regolare fenomeni così grandi. Gli strumenti che ora abbiamo a disposizione – ha ribadito Vetere – sono arcaici, al pari della mentalità e delle istituzioni. La legge dello Stato nazionale non è più adeguata per regolare un fenomeno che cambia repentinamente, né si può rispondere a fenomeni così estesi usando strumenti arcaici frutto di una mentalità arcaica e di istituzioni arcaiche.

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Carlo Verna (Cnog)

Non è possibile che di fronte a fenomeni di tale portata ci siano risposte piccole e da parte di singoli Stati». Rivolgendosi, poi, ai parlamentari presenti in sala, Vetere ha evidenziato che «l’Uspi è qui per verificare insieme a voi qual è la forma più corretta e più efficace per tutelare la libertà di stampa. Forse, per tutelare la libertà di stampa, una soluzione potrebbe essere quella di creare delle autorità indipendenti a livello sovranazionale con delle precise garanzie di indipendenza rispetto agli Stati e alla politica».
Quindi, dopo aver espresso «apprezzamento per l’atteggiamento molto dialogante di Google», il segretario generale dell’Uspi ha puntato l’indice su «un sistema sociale arcaico nel quale i protagonisti del settore trovano nessuna rappresentanza in soggetti che hanno soltanto ormai il nome e la storia, ma che non hanno più senso. Non ha più senso una modalità di gestione dei giornalisti e degli editori fatta come adesso, con la pretesa di dare lavoro nel 2021 con regole e strumenti del 1950 in un mondo in cui questi strumenti non li usa più nessuno». «Abbiamo bisogno di una mentalità diversa, evolutiva, – ha detto, con forza, Vetere – per crescere e per questo motivo Uspi ha sottoscritto un contratto di lavoro per giornalisti e personale non giornalistico con la Cisal, la Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori, proprio per sostenere il settore in un momento di forte difficoltà e continuare a lavorare con un occhio al futuro».
Dal canto suo, Carlo Verna, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, ha rivolto una precisa richiesta ai big della rete: «Da tutti gli Over the top pretendiamo di più, in termine di trasparenza, di dati, di accesso al funzionamento degli algoritmi. Ed è chiaro che abbiamo bisogno di una nuova legislazione per il giornalismo di fronte a quella che è una mutazione antropologica determinata dai social.

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sen. Primo Di Nicola (M5S)

Si sono create delle disarmonie, un sistema che non riusciamo più a rendere funzionale al diritto del cittadino ad essere correttamente informato», concordando così con Vetere sul tema delle «leggi arcaiche che regolamentano il sistema informativo ancora oggi, in Italia».
Il presidente dell’Ordine dei giornalisti ha, quindi, ricordato la proposta di riforma presentata dal Cnog, dalla formazione agli strumenti per regolamentare il “Far Web”: «Abbiamo bisogno di una revisione generale, ma abbiamo bisogno di leggi ad hoc, soprattutto in materia di contrasto alle fake news rese virali dalla rete».
Sull’impegno e sul ruolo della politica si è incentrato l’intervento del sen. Primo Di Nicola, vice presidente della Commissione per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi del Senato della Repubblica.
Anche lui ha sottolineato «l’estrema attualità del tema che impone urgenza nell’intervenire. Quando si consuma una merce come l’informazione, – ha sottolineato Di Nicola, che è anche un giornalista, – è nutrimento culturale e intellettuale che impatta sulla formazione dei cittadini, sulla formazione dell’opinione pubblica».

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on. Massimiliano Capitanio (Lega)

L’on. Massimiliano Capitanio, nel suo intervento, ha fatto eco al sen. Di Nicola per quanto riguarda il nodo cruciale della formazione. Il segretario della Commissione per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi della Camera dei Deputati ha, infatti, ribadito che bisogna «prestare particolare attenzione agli Over the top altrimenti saranno loro stessi a segnalare le notizie da leggere.
No a nuovi totalitarismi dell’informazione – ha detto Capitanio – e per fare questo dobbiamo impedire ad intelligenze artificiali e algoritmi di prendere in mano la professione giornalistica». Quindi, l’invito ad una riflessione: «C’è un’esigenza di educare i media a questo nuovo sistema informativo, più “disintermediato”».
Ad aprire il terzo panel, moderato sempre dal direttore di Giornalisti Italia, Carlo Parisi, è stato, invece, il professor Marco Scialdone, docente di Diritto e gestione dei contenuti e servizi digitali dell’Università Europea di Roma, che ha spiegato come la difficoltà del legislatore stia nel «non aver previsto, ovviamente, la trasformazione di internet e dei social, Facebook in primis, da semplici piattaforme private a luogo fisico, da intendersi come un’agorà virtuale, una piazza immateriale.

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Diego Ciulli (Google)

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Marco Scialdone (Università Europea)

E, se così è, dobbiamo chiederci quali siano, allora, le regole da applicare per governare le conversazioni di coloro che si ritrovano in questa agorà».
Per il docente, è chiaro che «non si può lasciare al privato, come è sinora avvenuto, la regolamentazione di un sistema del genere». A chiudere una mattinata di lavori piuttosto vivace ed articolata, che ha visto diverse presenze in  “aula”, pur nel rispetto delle norme anti-Covid, oltre ai tanti collegati da casa, è stato Diego Ciulli, Public Policy manager di Google, che ha cercato di spiegare come Big G affronti queste problematiche e, soprattutto, in che modo cerchi di sostenere il settore editoriale: «L’attenzione di Google a questi temi è davvero tante. Investiamo molto nell’editoria, per noi rappresenta un settore fondamentale». Questo perché «non siamo un social network, – ha tenuto a chiarire Ciulli – e non vogliamo mettere l’utente in un flusso di notizie. Piuttosto abbiamo tutto l’interesse ad avere un’informazione di qualità sulla nostra piattaforma, non a caso abbiamo creato Google News Showcase».

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Da sinistra: Carlo Verna, Carlo Parisi, Primo Di Nicola, Rosa Rubino (direttore del Vomere), Diego Ciulli, Massimiliano Capitanio e Marco Scialdone

Quindi, anche dall’ultimo relatore, è stato ribadito «il bisogno di una regolamentazione obiettiva e soprattutto di soggetti terzi che possano decidere cosa ci deve essere sul web. Bisogna uscire da un sistema – ha chiosato il manager di Google – in cui noi abbiamo e dobbiamo avere tutta questa responsabilità: dovrebbe, invece, averla un soggetto terzo indicato dalle istituzioni». (giornalistitalia.it [11])

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La Sala Stampa della Camera dei deputati che ha ospitato il convegno