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“Scudi levati e uniti in difesa della professione”

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Carlo Parisi interviene al XXVIII Congresso della Fnsi a Levico Terme (foto Franco Cufari)

LEVICO TERME (Trento) – «Quanto abbiamo fatto insieme, in questi anni, è sotto gli occhi di tutti. Dalla difesa della categoria in tutte le sue declinazioni e in tutti gli istituti al contratto Fnsi-Uspi, fino al tavolo tecnico del Viminale sui giornalisti minacciati grazie al supporto di un fratello quale è per me Michele Albanese e di un amico di infanzia, Marco Minniti». Lo ha sottolineato Carlo Parisi, segretario generale aggiunto della Federazione nazionale della stampa italiana, intervenendo al XXVIII Congresso Fnsi in corso, fino a domani, a Levico Terme. Oggi, al Palalevico, le operazioni di voto per l’elezione degli organi federali.
Intervento, quello di Carlo Parisi, che riportiamo integralmente:

Parto da un dato di fatto: Stampa libera e indipendente è parte integrante di quella squadra che, nell’ottobre 2015, abbiamo rafforzato accogliendo con convinzione la richiesta di entrare in maggioranza, nove mesi dopo il Congresso di Chianciano. Congresso che ci aveva visto avversari nella corsa per la Segreteria, ma con programmi che lo stesso Raffaele (Lorusso, ndr) ha definito “sovrapponibili” perché accomunati dallo scelta responsabile di sottolineare l’unità della categoria in un momento drammatico per l’editoria e la professione giornalistica e da una visione univoca sul contratto, sull’Inpgi e sulla Casagit.
Quanto abbiamo fatto insieme, in questi anni, è sotto gli occhi di tutti. Dalla difesa della categoria in tutte le sue declinazioni e in tutti gli istituti al contratto Fnsi-Uspi, fino al tavolo tecnico del Viminale sui giornalisti minacciati grazie al supporto di un fratello quale è per me Michele Albanese e di un amico di infanzia, Marco Minniti.
Se la nostra è ancora una professione, lo si deve a quanti – e siamo in tanti – continuano a credere che valga la pena fare i giornalisti, nonostante la salita e l’orizzonte tutt’altro che roseo. Ma lo si deve anche al sindacato dei giornalisti che continua ad impegnarsi, ad ogni latitudine, da nord a sud, in difesa dei colleghi e della loro dignità. 

Un sindacato unitario, si badi bene: questo è la Federazione nazionale della stampa italiana, nata nel 1908 per tutelare una categoria professionale, quella dei giornalisti, che, oltre un secolo dopo, si trova ad avere bisogno – forse come mai prima d’ora – di scudi levati e uniti nel nome di un “mestiere” che rischia di essere spazzato via dalla crisi imperante e dalla distorta convinzione di alcuni che senza giornali e giornalisti si viva meglio. 
Se quella dei giornalisti è e vuole continuare ad essere una professione degna di tale nome, è al sindacato, alla sua forza e alle sue battaglie che si deve guardare, nella convinzione che da soli non si vada lontano, ma insieme si possa vincere la guerra. 
Certo, non sempre è facile procedere di pari passo: difendere il collega che rischia il lavoro spaventa. Allo stesso modo, all’interno del sindacato non è sempre facile muoversi uniti e compatti, pur avendo tutti lo stesso obiettivo: impegnarsi a difesa della professione e dei colleghi, in uno dei momenti storicamente più duri che siamo chiamati ad affrontare. In fondo, è la normalità: esistono nel sindacato dei giornalisti voci e correnti di pensiero diverse e, in certe occasioni, contrapposte. La chiamano democrazia. Attenzione, però: componenti diverse, talvolta contrapposte. Non tifoserie l’una contro l’altra armata.
Perché ciò che non bisogna perdere di vista è l’essenza stessa del fare sindacato: mettersi – e rimanerci – al servizio dei colleghi.  Spirito di servizio. Che è la prima pietra su cui si è costruita la Federazione della stampa e sulla quale continua a reggersi.  Ed è per spirito di servizio che, dopo anni di accordi e intese parziali, siamo approdati al contratto Fnsi-Uspi, il contratto nazionale di lavoro giornalistico dedicato alla stampa periodica a diffusione locale e all’informazione on line. 
Un risultato epocale, perché, per la prima volta, grazie all’impegno della Federazione della stampa e dell’Unione Stampa Periodica, viene data dignità contrattuale a tutte quelle figure che popolano da tempo il mercato editoriale, lo animano, lo alimentano, ma fino ad ora erano considerate alla stregua di fantasmi. Mai più fantasmi nell’editoria periodica e on line.
Tutto ciò, a beneficio e tutela dei tanti giornalisti che lavorano nei periodici a diffusione locale e nelle testate on line, ma anche a tutela del nostro sistema previdenziale. Perché, grazie al contratto siglato da Fnsi e Uspi, un nuovo comparto editoriale entra nell’Inpgi, la Cassa di previdenza dei giornalisti italiani, portando nuova linfa all’Istituto, che da anni, purtroppo, paga lo scotto della grave crisi di settore che si traduce in continue richieste di cassa integrazione, solidarietà, disoccupazione, prepensionamenti.
Tutti i giornalisti, dunque, compresi quelli del web, avranno d’ora in avanti i medesimi trattamenti da parte dell’Istituto. Che, nel loro interesse, fungerà da sentinella – grazie all’accurato e capillare lavoro degli ispettori Inpgi – affinché questo contratto venga pienamente e correttamente applicato.
Ed è proprio grazie alle 79 ispezioni effettuate nel 2018 che sono stati contestati alle aziende quasi 5 milioni di euro tra mancati contributi e sanzioni.
In quanto alla Casagit, ecco i punti cardine: mantenimento della governance in capo ai giornalisti, difesa del patrimonio accumulato grazie ai sacrifici dei giornalisti, garanzia delle prestazioni, soprattutto a quanti rischiano veramente la vita.
Certo, per un risultato raggiunto, per quanto importante e – lasciatemelo ripetere – rivoluzionario, ne restano ancora tanti da portare a compimento. L’editoria continua a piangere, da nord a sud, e i giornalisti sono, oggi più che mai, funamboli di un “mestiere” in cui di nobile c’è rimasto ben poco. E, allora, alla domanda – pure questa inevitabile e ricorrente – se possa esistere un futuro per il giornalismo e, se sì, quale sia la chiave di volta in grado di garantirlo, la risposta è, ancora una volta, la qualità. La preparazione. La precisione. Unici antidoti all’improvvisazione, alle false notizie e all’approssimazione imperanti.
La qualità salverà il giornalismo. E i giornalisti. Potrà anche cambiare il nome dell’Ordine a cui apparteniamo, ma non cambierà il senso della nostra professione. Che sta nel garantire un’informazione puntuale, corretta, seria, insomma di qualità, al nostro giudice supremo. Il lettore. Il cittadino. Come si conviene in un Paese civile e democratico dove la libertà di stampa non è soltanto uno slogan.
Vale la pena ricordarlo in tempi difficili come gli attuali, che vedono sempre più giornalisti scendere in piazza per difendere quello che dovrebbe essere un dovere-diritto scontato. Il dovere di informare che compete al cronista. Il diritto dei cittadini di essere correttamente informati. E, se in tanti si ritrovano insieme a manifestare, da nord a sud, e in continue occasioni, per rammentarlo a chi governa, vuol dire che qualcosa non va. Perché aldilà delle bandiere, dei colori e dei credo della politica, dovrebbe essere chiaro a tutti, specie a chi il Paese lo amministra per conto dei cittadini, che la libertà di stampa e il pluralismo dell’informazione non si toccano. 
Perché, per chi non lo avesse ancora capito, il nemico non sta qui dentro, ma fuori. Fuori dalla nostra Federazione e, soprattutto, fuori dalla nostra professione. (giornalistitalia.it [2])