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L’Odg si decide, finalmente, a cacciare i morosi cronici

Enzo Cimino

ROMA – Ieri mattina la commissione giuridica ha approvato le linee guida per la revisione degli elenchi dell’Ordine dei giornalisti, su mandato del Consiglio nazionale. Lo rende noto il vice presidente della Commissione giuridica dell’Odg nazionale, Vincenzo Cimino, evidenziando, assieme al consigliere nazionale Cosimo Santimone, che il documento, approvato all’unanimità “dopo alcuni mesi di dibattito, studi e confronti”, sarà discusso nella prossima seduta del Consiglio nazionale.
“Un atto significativo, dunque, dal quale – a giudizio di Cimino – potranno trarne spunto soprattutto gli ordini regionali, su di una materia ostica e antipatica, quale appunto la revisione degli elenchi (professionisti e pubblicisti). Operazione spinosa, specie perché richiede pazienza, tempo, soldi e un’istruttoria lunga. A tal riguardo abbiamo tentato di semplificare l’iter specie per gli Ordini con pochi spiccioli, senza o con ridotto personale e già in affanno per la formazione”.
Il vicepresidente della Commissione giuridica spiega che “si è deciso di avviare una revisione per i morosi cronici (si parte con coloro che sono in arretrato con le quote a partire da 2 anni), ma abbiamo indicato che si possa partire con coloro che a breve compiranno i 15 anni di iscrizione, ossia con gli iscritti al 13° e 14° anno. Restano fuori i cassa integrati, i disoccupati e tutti coloro che non possono esercitare la professione (previsione legale)”.
“Forme di tutela e garanzia – aggiunge Cimino – sono state indicate per coloro che non riescono a documentare redditi giornalistici ma che hanno vertenze aperte, ma che comunque abbiano una posizione previdenziale corretta e che stiano frequentando i corsi formativi. Ovviamente faranno fede contratti, buste paga, volume iva, cud e dichiarazioni aziendali e del direttore. Importante è la tempistica: abbiamo pensato di dare un lasso di tempo di 3 mesi al giornalista al fine di dargli la possibilità non nell’immediatezza, di acquisire la documentazione necessaria. Ultimo tassello è il reddito”.
La Commissione ha inteso lasciare “ampio margine agli Ordini regionali per fissare eventualmente dei paletti che la legge non prevede. Per questo motivo è demandata ai Consigli regionali, che conoscono bene il territorio, ogni sorta di valutazione saggia e prudente. Cosa del resto già praticata per le iscrizioni nei pubblicisti”.