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Guido Besana critica l’accordo Rcs “come al solito da fuori” della Segreteria Fnsi: “Chi segue le vertenze è sempre evasivo”

“Rcs, una brutta storia che va raccontata”

Guido Besana

Guido Besana

MILANO – 
E’ difficile parlare di Rcs senza prima fare un riassunto schematico dell’accordo firmato venerdì.
 Trentaquattro esuberi strutturali, venti esuberi congiunturali, diciotto esuberi temporaneamente congiunturali, per un totale di settantadue esuberi di cui quindici prepensionabili.
Cinquantadue vengono trasferiti in cinque nuove Uor, tutte sotto la medesima direzione. Cinquantasette esuberi vengono gestiti con un contratto di solidarietà al trenta per cento. Gli altri quindici per ora vanno in ferie, se le hanno, poi per loro verrà 
aperto un nuovo piano di prepensionamenti, se ci saranno posti, ma se ne parla tra qualche mese.
Cinque esuberi, quelli di Abitare, hanno la via di uscita di un progetto che potrà essere confermato, non si sa quando. Altri cinque, ma solo giornalisti del Mondo, passeranno forse nei prossimi mesi al Corriere.
I settantadue esuberi devono ridursi a quarantacinque prima che la riduzione dell’organico 
abbia effetti sull’impatto degli ammortizzatori sociali. 
A settembre l’azienda deciderà chi tra gli esuberi è strutturale o congiunturale e chi si sarà salvato per ricollocazione.
Per meglio inquadrare il tutto diciamo che ieri, 15 febbraio, è scaduto il biennio di riorganizzazione per stato di crisi che aveva seguito a ruota un precedente intervento del 2009. L’accordo era già stato modificato l’anno scorso, quando Rcs Mediagroup aveva annunciato cessioni e chiusure di testate. L’accordo firmato venerdì verrà sicuramente modificato quando l’Azienda presenterà il nuovo piano entro luglio, e poi a settembre ci sarà un ulteriore assestamento.
Detto questo provo a dire la mia, come al solito “da fuori”, visto che ogni volta che provo a parlarne e a informarmi con i colleghi che seguono le vertenze Rcs la risposta è per lo meno evasiva.
 Ancora una volta ha prevalso la logica divisiva dell’Azienda, e anche questa volta i colleghi l’hanno favorita; al Corriere hanno fatto un accordo su 70 esuberi strutturali, un’enormità, e in cambio faranno solo un giorno di cigs a testa in due anni, però non sono riusciti a bloccare la vendita degli immobili e rischiano che settanta posti per i prepensionamenti non ci siano.
Alla Gazzetta dello Sport gli esuberi concordati sono stati 19, e il trasferimento in via Rizzoli non è stato evitato. I colleghi di City sono stati mollati fin dall’inizio, e hanno perso tutti il posto di lavoro. Nella ex Periodici il disastro occupazionale è totale, e fa quasi sorridere che in queste ultime ore il Cdr di Oggi, il primo a ottenere un riconoscimento come rappresentanza autonoma di testata, protesti perché non si considera l’Azienda come un tutt’uno.
Se la logica complessiva è quella di dividere tra figli e figliastri ci sono solo due possibilità: o la si rifiuta dall’inizio o ci si rassegna a accordi che ne conterranno almeno una parte, ed è questo ciò che è successo.
Franco Siddi, Luigi Ronsisvalle, Daniela Stigliano, Giovanni Negri e Paolo Perucchini a questo punto avrebbero le loro buone ragioni per rispondermi piccati, è facile criticare dal di fuori. 
Resto, però, dell’idea che l’insieme degli accordi firmati in questi anni con Rcs Mediagroup per le varie aziende prima e per le varie divisioni dopo la fusione contenga forti elementi discriminatori, nonostante le dichiarazioni solidaristiche di un anno fa, quando tutti i rappresentanti aziendali si
riunirono con le strutture nazionali e territoriali per ragionare sul piano (?) di Scott Jovane.
Resto dell’idea che le cose fatte a rate, in attesa dell’arrivo salvifico dei prepensionamenti, non siano il modo giusto di affrontare una crisi, e che proprio di fronte al suo esplodere al di fuori delle previsioni ci si doveva fermare e pretendere di fare ordine.
L’altra mattina, prima che si svolgesse l’ultimo incontro, circolavano ricostruzioni che accusavano apertamente il Sindacato e alcuni suoi esponenti di aver snaturato la vertenza, dirottandola su interessi personali. Ho chiesto al Segretario Generale una smentita formale, e la dimostrazione attraverso i testi dell’infondatezza delle accuse.
Ora, nel mondo reale, è il tempo delle scuse da una parte, delle querele dall’altra, o meglio ancora della chiarezza.
 Ma quanto accaduto richiede una riflessione approfondita all’interno della Fnsi, se non altro metodologica.

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