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La lista “nera” della Ifj: 108 giornalisti uccisi nel 2013

Il presidente della Ifj Jim Boumelha

BRUXELLES (Belgio) – La Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) ha lanciato un appello ai Governi di tutto il mondo per porre fine alla violenza contro i giornalisti e il personale dei media: sono 108 gli omicidi di colleghi per il 2013. Quindici, invece, hanno perso la vita in incidenti durante il lavoro.
Secondo l’elenco pubblicato i dalla Ifj, almeno 108 giornalisti hanno perso la vita in attacchi mirati, attentati e altri incidenti in tutto il mondo.
La 23° lista annuale della IFJ dimostra che le zone più pericolose per i giornalisti – con il 29 % degli omicidi – sono state l’Asia–Pacifico, con il 27 %. il Medio Oriente e il mondo arabo  Il numero di omicidi è in lieve calo, con un 10 % in meno rispetto allo scorso anno.
Le turbolenze in atto in Siria dimostrano che questo paese è in cima alla lista tra quelli più pericolosi del mondo per gli operatori dei media, mentre per la corruzione sono le Filippine e Pakistan, per il terrorismo e la criminalità organizzata l’Iraq e l’India per la scomparsa di numerosi giornalisti.
L’Ifj ha sottolineato che, mentre il numero di omicidi è in calo, i livelli di violenza sono ancora inaccettabilmente elevati e vi è un urgente bisogno da parte dei Governi di proteggere e far rispettare il diritto fondamentale dei giornalisti alla vita e a svolgere la loro professione.
La Ifj ha esortato i paesi come le Filippine il Pakistan e l’Iraq ad adottare misure drastiche per arginare questo bagno di sangue. La Federazione Internazionale dei giornalisti ha accolto favorevolmente la risoluzione delle Nazioni Unite, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che istituisce il 18 dicembre come la Giornata internazionale per porre fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti.
La risoluzione, infatti, “condanna inequivocabilmente tutti gli attacchi e le violenze contro i giornalisti e operatori dei media, come la tortura,  le esecuzioni extragiudiziali, le sparizioni forzate e detenzioni arbitrarie, così come l’intimidazione e le molestie nelle situazioni di conflitto e di non – conflitto”.
Si sottolinea inoltre che “l’impunità per gli attacchi contro i giornalisti costituisce la sfida principale per il rafforzamento della tutela dell’informazione”.
“Dopo la risoluzione delle Nazioni Unite sollecitiamo i Paesi in tutto il mondo a prendere misure immediate per proteggere la sicurezza e la libertà dei giornalisti”, ha detto il presidente IFJ Jim Boumelha.
“Diamo il nostro pieno sostegno a questa nuova iniziativa che crediamo contribuirà alla lotta contro l’impunità in tutto il mondo a condizione che i governi siano disposti ad adottare un metodo di tolleranza zero contro la violenza nei confronti dei giornalisti”.
I dati in possesso della IFJ dimostrano che anche la violenza contro le colleghe giornaliste è in aumento. Sei di loro hanno perso la vita quest’anno, mentre molte altre sono state vittime di abusi sessuali, intimidazioni e discriminazioni. Molti giornalisti sono stati deliberatamente presi di mira per il loro lavoro con il chiaro intento di ridurli al silenzio”.
La Giornata del 2 novembre indetta dalle Nazioni Unite, ha detto il segretario generale Ifj, Beth Costa, è di grande importanza nella lotta per proteggere i diritti, la sicurezza e la libertà dei giornalisti in tutto il mondo, comprese le donne, molte giornaliste che si occupano quotidianamente di discriminazione e violenza.
I dati sono i seguenti:
• Al 31 dicembre, la IFJ ha registrato le seguenti informazioni sulle uccisioni di giornalisti e personale dei media nel 2013:
Omicidi mirati, attentati e incidenti con fuoco incrociato: 108
Morti accidentali e malattie connesse: 15
Totale Morti: 123
• I Paesi con il maggior numero di incidenti mortali nei media sono:
Siria: 15
Iraq: 13
Pakistan: 10
Filippine: 10
India: 10
Somalia: 07
Egitto: 06

La lista della IFJ [1]