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L’Ora della Calabria intervista il direttore della Fnsi, autore del libro “Francesco Perri, dall’antifascismo alla Repubblica”

Il Perri di Tartaglia: “Tra i più grandi del Mezzogiorno”

Giancarlo Tartaglia

Il libro, edito da Gangemi

Maria Teresa D’Agostino (l’Ora della Calabria)

LOCRI (Reggio Calabria) – “Il mio libro vuole essere una ricostruzione storica del contributo dato da Peri alla storia delle idee, alla critica del fascismo, alla politica italiana e alla vita del Partito Repubblicano”.
Così Giancarlo tartaglia, direttore della Federazione nazionale della Stampa Italiana, delinea la sua più recente pubblicazione, “Francesco Perri, dall’antifascismo alla Repubblica” (edito da Gangemi).
Un lavoro di grande interesse storico che centra l’attenzione sulla figura di Perri intellettuale e sulla sua militanza politica nel Partito repubblicano italiano.
Che tipo di repubblicano è stato Francesco Perri?
“Ritengo che Perri possa essere definito un repubblicano ‘ortodosso’, nel senso di aver sempre sostenuto quella che a mio avviso poteva considerarsi la corretta linea politica del partito. Se si esamina la storia del Partito Repubblicano si può verificare come essa sia stata attraversata da un dibattito molto intenso, che spesso ha portato a lacerazioni, proprio nella scelta della linea politica da seguire. Per fare alcuni esempi, subito dopo la Prima Guerra Mondiale, una parte dei repubblicani dette credito al fascismo nascente (come anche una parte dei socialisti).
Mussolini come i suoi primi seguaci, proveniva dal Partito Socialista e se ne era staccato al momento dell’entrata dell’Italia nella grande guerra. I socialisti mantenevano ferma la loro posizione neutralistica, mentre il fascismo mussoliniano si dichiarava interventista su posizioni democratiche. Anche i repubblicani erano interventisti, in nome della liberazione delle terre irredente e della lotta dei paesi democratici contro le autocrazie degli imperi austriaco e tedesco. In più, Mussolini aveva dichiarato la sua tendenzialità repubblicana. Tutti questi elementi finirono per attrarre una parte del PRI, che vide in Mussolini e nel fascismo la possibilità di realizzare finalmente una rivoluzione repubblicana.
Perri fu tra coloro che non si fecero mai abbagliare dalle promesse mussoliniane e sostenne con fermezza il cambio di dirigenza che portò alla guida del Partito il gruppo di Conti e Schiavetti. Negli anni successivi fu tra i primi sostenitori, dopo l’assassinio di Matteotti, della secessione aventiniana. Ma quando con la crisi dell’Aventino, ancora una volta il PRI si divise tra i sostenitori dell’autonomia del Partito e coloro che pensavano ad un suo superamento, lumeggiando formule nuove di aggregazione politica, Perri sostenne la prima tesi al fianco di Giovanni Conti contro Fernando Schiavetti.
All’indomani della liberazione, tra chi voleva una intesa tra tutti i partiti antifascisti, ivi compreso il PRI, e chi sosteneva che il Partito Repubblicano dovesse tenersi al di fuori e al di sopra degli schieramenti politici, Perri condivise la prima via, quella delineata da Randolfo Pacciardi, contro la tesi dell’astensionista sostenuta questa volta da Giovanni Conti. Quando, fatta la Repubblica, il PRI accettò la scelta centrista degasperiana, Perri si allontanò dal partito in nome dei valori mazziniani e repubblicani. Vi rientrò nel 1959 con la svolta lamalfiana e l’avvio della stagione del centrosinistra. La sua collocazione in tutti questi momenti di svolta della storia del PRI e del Paese mi fanno perciò dire che Perri fu senza alcun dubbio un repubblicano ‘ortodosso’”.
Parliamo dell’esperienza di Perri alla “Voce Repubblicana”…
“Subito dopo la prima Guerra Mondiale, alla quale aveva partecipato, Perri iniziò a collaborare con il periodico milanese ‘L’Italia del Popolo’, diretto da Cipriano Facchinetti, svelando, già dal 1919, con la massima chiarezza, quale fosse la realtà del fascismo. Quando nel 1921 il Partito Repubblicano decise di dare vita ad un nuovo quotidiano che prese il nome di ‘La Voce Repubblicana’ sotto la direzione di Giovanni Conti, Perri ne fu assiduo collaboratore sin dal primo numero. Su ‘La Voce’ seguì con attenzione tutta l’evoluzione del fascismo, che da movimento si era trasformato in partito e che da sinistra si andava spostando sempre più verso destra, condividendo le tesi dei nazionalisti e gli interessi degli agrari e degli industriali che vedevano nello squadrismo la difesa da un possibile pericolo bolscevico. Perri fu martellante e spietato nelle sue analisi razionali e documentate. Ricercato dal fascismo, dovette per ben due volte proseguire la collaborazione con ‘La Voce’ firmando con uno pseudonomo”.
E nel ruolo di direttore del Tribuno del Popolo, come ha svolto l’importante compito?
“Nei duri mesi della Repubblica di Salò, Perri si occupò della ricostruzione del PRI in Lombardia e animò la ‘Voce Repubblicana’ nell’edizione clandestina di Milano. Alla sua penna si deve una dura nota critica all’ultimo discorso di Mussolini al Lirico di Milano, nel quale il duce tentava di rianimare un fascismo morente, rifacendosi alle sue origini repubblicane e socialiste. Per questo suo importante impegno, subito dopo la liberazione di Genova, a Perri fu affidata la direzione de ‘Il Tribuno del Popolo’, quotidiano repubblicano che si stampava nel capoluogo ligure. La direzione di quel giornale non fu lunga, durò soltanto alcuni mesi del 1945. Dalle sue colonne Peri impostò la battaglia repubblicana per la defascistizzazione dello Stato e la nascita di una Repubblica democratica e popolare”.
C’è spazio anche per Perri scrittore nel suo saggio?
“Perri fu di sicuro anche un grande scrittore, che può essere annoverato tra i grandi letterati del Mezzogiorno e, in particolare in Calabria, al fianco di Corrado Alvaro e Leonida Repaci. Nel mio libro, però, non entro nell’esame dell’aspetto letterario, pur ricordandone l’attività di romanziere, che, con il celebre “Emigranti”, gli consentì di vincere il premio Mondadori, proprio negli anni in cui era stato dal fascismo privato del lavoro e della sua fonte di reddito. Nei romanzi di Perri emergono, comunque, tutte quelle tematiche ideali, dall’amore per la libertà e la democrazia, alla difesa degli interessi delle popolazioni  diseredate del Mezzogiorno, alla lotta contro i dispotismi e gli autoritarismi, che furono costantemente al centro del suo impegno politico e giornalistico”.
Maria Teresa D’Agostino (l’Ora della Calabria)

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