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Cacciati dalla Provincia i giornalisti di Latina Oggi

La sede della Provincia di Latina

ROMA – L’Amministrazione provinciale di Latina ha vietato oggi l’ingresso alla conferenza stampa del presidente sospeso, Armando Cusani, ai giornalisti “sgraditi” del quotidiano “Latina Oggi”.
L’incontro era stato convocato nella sede della Provincia  all’indomani della decisione del prefetto Antonio D’Acunto di sospendere Cusani dal suo incarico a seguito di due condanne in primo grado, per abuso edilizio e abuso d’ufficio, sulla scorta della cosiddetta “legge Severino”.
Il provvedimento del prefetto era stato pubblicato, nei giorni scorsi, solo da “Latina Oggi”, testata con la quale la Provincia ha una particolare avversione, avendo presentato in questi anni la bellezza di 21 querele per diffamazione, 11 delle quali archiviate, chiuse con una sentenza di non luogo a procedere o l’assoluzione dei colleghi e 10 ancora pendenti.
All’ingresso della sede della Provincia sono stati chiesti ai giornalisti i documenti e la testata d’appartenenza  e i cronisti di “Latina Oggi” non hanno avuto accesso.
Per solidarietà i colleghi di altre testate, dopo aver tentato invano di mediare, far ragionare la presidenza ed essersi rivolti al vice di Cusani – destinato a prendere il suo posto nel periodo di sospensione – nonché al direttore generale dell’Ente, hanno deciso di non partecipare.
“Questo è il clima nel quale si fa giornalismo nel nostro territorio – dicono Giovanni Del Giaccio e Antonio Bertizzolo, fiduciari dell’Associazione stampa romana e dell’Unione cronisti – protestiamo formalmente nei confronti della Provincia che in quanto ente pubblico non può decidere chi far entrare e chi non a una conferenza, fra l’altro in una sede istituzionale. Piena solidarietà a chi non è stato fatto entrare e grazie a chi ha deciso di andarsene per protesta”.
D’Altro canto il presidente sospeso Armando Cusani è da tempo particolarmente allergico a chi la pensa diversamente da lui.  Riferendosi ai servizi giornalistici sul caso Fondi – Comune che andava sciolto per mafia come richiesto dall’ex prefetto Bruno Frattasi e dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni – parlò di “associazione a delinquere finalizzata a mezzo stampa” e di “pezzi deviati dello Stato”.
“Dove non si riesce con le querele temerarie – concludono i fiduciari sindacali – si prova a sbarrare le porte di un ente pubblico. Oggi il presidente sospeso Armando Cusani e il suo entourage hanno perso definitivamente il senso delle istituzioni oltre che la faccia”.