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Molise, troppe testate e contributi per pochi

Enzo Cimino

Pino Cavuoti

Pino Cavuoti
CAMPOBASSO – Caro Enzo, ti ringrazio. E lo faccio a nome personale – non potendolo fare a nome della redazione de “I Fatti del nuovo Molise” per il semplice fatto che non è più presente in edicola e quindi non esiste – per la solidarietà che hai dato alla seppur breve storia del quotidiano che ho diretto per gran parte dei 37 mesi della sua vita.
Condivido quasi tutto ciò che hai scritto nella lettera che ci hai inviato anche se ci sono alcuni passaggi, in particolare in quelli relativi alla parte datoriale, che meriterebbero maggiori approfondimenti.
Ringrazio anche l’Associazione della Stampa del Molise e il suo presidente Giuseppe Di Pietro, l’Ordine dei giornalisti del Molise e il suo presidente Antonio Lupo e il Cdr della Rai del Molise per la solidarietà mostrata.
La questione editoria in Molise è nota. Troppe testate per una popolazione così esigua e un mercato pubblicitario insufficiente a sostenere l’esistenza di tutti.
Solo il sostegno del pubblico può garantire la sopravvivenza nel rispetto di regole certe (contratti per il personale e contribuzione sulle spese di distribuzione e stampa, agenzie e spese elettriche e telefoniche).
Diversamente, così come esiste, la legge regionale è assurda ed è dispensatrice di denaro solo per alcuni senza alcun vincolo per la stabilizzazione dei giornalisti. Basta vedere la situazione esistente.
Discorso ancora più lungo meriterebbe la Rai e l’accesso al lavoro nelle sedi regionali. Sappiamo tutti come i giornalisti siano stati assunti negli anni passati nelle sedi regionali. E’ storia nota. In tutte le sedi come nel Molise. Come è storia nota che in Molise da oltre un decennio non sia stato concesso (o impedito) che i disoccupati molisani potessero accedere nemmeno per una sostituzione.
Di chi è la colpa, se colpa mai esistesse? Ora hanno adottato la scelta, con il placet dell’Usigrai, di utilizzare per le sedi regionali solo dei super preparati e dotati della scuola di Perugia. Soldi pubblici per formare professionisti da utilizzare nella televisione pubblica e senza possibilità per nessun altro tranne che per quei precari (giustamente) da ancora da sistemare e individuati in altre regioni con i criteri utilizzati nel passato. E così sia!
Per chi, ed ora non sono pochi i professionisti iscritti all’Odg del Molise, la porta della sede Rai Molise è preclusa per sempre per gli anni a venire. E si assiste ai colleghi smarriti a raccontare di un territorio che poverini non conoscono e dai cui sperano di andar via quanto prima e di corsa.
Non è certo parlandoci addosso che cambieremo la situazione, ma comprendo e condivido la sofferta analisi che fai. Le tue battaglie, anche quelle più rumorose, hanno avuto sempre il pregio di mantenere alta l’attenzione sulla nostra categoria. In situazioni che ci hanno visto in seconda linea mentre sarebbe stato più opportuno anche farlo manifestando con il petto in fuori. Ti rinnovo la mia stima.

Pino Cavuoti
Giornalista disoccupato del Molise