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Giornalisti, Del Boca: “Siamo orfani di futuro”

Da sinistra: Guseppe Gallizzi, Lorenzo Del Boca, Carlo Parisi, Ezio Ercole e Mimmo Falco

ROMA – “Un incontro aperto a tutti i colleghi, senza paletti, né bandiere, per discutere insieme dei problemi della categoria”. E’ lo stesso Carlo Parisi, vicesegretario della Federazione nazionale della stampa e coordinatore della componente Stampa libera e indipendente, a spiegare, forte e chiaro, il senso del dibattito ospitato ieri pomeriggio nella Sala Walter Tobagi della Fnsi. “La casa dei giornalisti italiani, – ha sottolineato Parisi, nel dare il la ai lavori – di tutti i giornalisti”.
Un concetto, quello dell’unità e dello stare insieme, che, ieri, l’ha fatta da padrone sia negli interventi dei relatori (primus inter pares Lorenzo Del Boca, presidente emerito dell’Ordine dei giornalisti, che, mentre scriviamo, si trova, da protagonista, nel bel mezzo delle elezioni del nuovo presidente dell’Odg, in corso da stamane a Roma), sia in quelli dei partecipanti, colleghi e colleghe arrivati da diverse regioni d’Italia, dal Piemonte alla Sicilia, passando per Calabria, Campania e Lazio.
“Ogni volta che ci incontriamo – ha esordito Lorenzo Del Boca – dobbiamo, purtroppo, fare un check up di una crisi che si mostra ogni volta più endemica. E’ ora, però, di cominciare ad aggredirla questa crisi, partendo dall’interno, dagli istituti di categoria, che hanno bisogno di nuova linfa e vitalità”.
Un’analisi lucida e amara, quella del tre volte presidente dell’Ordine, che va subito al sodo: “La crisi dei giornalisti, oggi, sta nella consapevolezza di non avere futuro. I giornalisti sanno di essere orfani di futuro”. Ossimoro spietato, che calza, però, a pennello ad una realtà che tutti conosciamo e che Del Boca ripercorre: “Purtroppo non sappiamo quale futuro ci aspetti, mentre sappiamo che la professionalità di tanti giovani colleghi che escono, ogni anno, dalle Scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine non è più spendibile”.
Dunque, che si fa? “Per uscire da questo stallo – ha proseguito Del Boca – ci vogliono, innanzitutto, i giornalisti, gli istituti di categoria con le loro azioni di tutela, ma ci vogliono anche gli editori, che non possono essere considerati avversari tout-court. Occorrono azioni ragionate e consapevoli e, in quest’ottica, la riforma dell’Ordine è indispensabile, perchè l’Ordine è importante per il futuro della categoria, e non solo, in un Paese che può essere considerato l’ultimo per quanto riguarda i giornalisti”.
Certo “ci vorrebbe un Ordine dei giornalisti più efficace, – ammette Del Boca – che funzioni meglio: ne abbiamo tutti bisogno. E’ una sfida difficile, ma almeno ci dobbiamo provare!”.

La platea della sala “Walter Tobagi” della Fnsi, a Roma

Danno forza alle parole di Del Boca gli altri contributi dei relatori: accanto a Carlo Parisi, ieri, nella “casa dei giornalisti italiani” c’erano Mimmo Falco (componente della Giunta Esecutiva Fnsi e vicepresidente dell’Odg Campania), Ezio Ercole (componente del comitato amministratore dell’Inpgi e vicepresidente dell’Odg Piemonte) e Giuseppe Gallizzi (presidente del Collegio nazionale dei revisori dei conti dell’Odg). Che, uno dopo l’altro, hanno dato vita ad un dibattito partecipato e vivace, in cui non sono mancati spunti e testimonianze di indignazione da parte di più di un collega presente.
Dal tavolo, Giuseppe Gallizzi parla di “un Ordine che negli ultimi anni non si è mai confrontato con gli altri istituti di categoria, cioè con l’Inpgi, la Fnsi, la Casagit, facendo il male, dunque, non il bene dei giornalisti”.
Un Ordine a cui “dobbiamo dare la possibilità di una riscossa – ha rimarcato Mimmo Falco – che, partendo dall’Odg, continui poi con la Fnsi, l’Inpgi e la Casagit”. Riscossa che deve prendere le mosse da una consapevolezza. Anzi due: “L’importanza dei pubblicisti – ha detto il coordinatore di Stampa libera e indipendente per la Campania – che hanno un ruolo fondamentale nella categoria. E la visione unitaria, imprescindibile, ma un’unità fatta non di parole, ma di sostanza”.
“Se non mettiamo da parte i personalismi – tuona Falco – e non lavoriamo tutti insieme, nel segno di un’unità vera e leale, non riusciremo a garantire un futuro per la categoria e la professione. Dobbiamo avere il coraggio di portare avanti un cambiamento di mentalità e generazionale, un rinnovamento che guardi al futuro, senza dimenticare il passato”.
Sui pubblicisti si è soffermato anche Ezio Ercole che, nel ricordare che “l’Ordine è il cardine della professione, lo stesso vale per i pubblicisti: senza di loro i quotidiani chiuderebbero i battenti”. Ma “è anche vero – ha concluso Ercole – che dei pubblicisti, e del loro apporto, non ci si può ricordare soltanto quando fa comodo”.