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Rossi: “Giornalismo a rischio senza lavoro vero”

Il presidente della Fnsi, Giovanni Rossi (Foto Giornalisti Calabria)

Claudia Fascia

ROMA – “La sfida più grande in questo momento è ottenere la riapertura del mercato del lavoro. Se non c’è lavoro, non si creano sbocchi, non c’è sviluppo. E se non c’è lavoro vero (dipendenti con contratti stabili, che producono contributo) sono a rischio anche gli enti previdenziali”.
Il neo presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Giovanni Rossi, eletto ieri dal Consiglio nazionale, ha le idee chiare sulle sfide che attendono il sindacato nelle prossime settimane e mesi. “Siamo in una situazione molto difficile per il settore dell’editoria – afferma in una conversazione con l’Ansa -, non si vede via d’uscita. E le aziende non sembrano in condizioni di progettare il futuro. Affrontano la crisi solo con tagli ai costi, senza progetti di sviluppo”.
Del resto, i numeri sono impietosi: solo negli ultimi giorni due grandi gruppi come Rcs e Mondadori hanno annunciato tagli per centinaia di posti di lavoro e la chiusura di diverse testate.
“Abbiamo già chiesto – aggiunge Rossi – un confronto con la Fieg. Anche gli editori devono assumere un atteggiamento responsabile. Gli ammortizzatori sociali, che non possono soddisfare tutte le richieste, sono quelli che pesano sui nostri enti previdenziali. E’ a rischio la sostenibilità del sistema”.
Già ieri, nel documento finale del Consiglio Nazionale, la Fnsi chiedeva alla politica “interventi indispensabili e urgenti come la riforma delle leggi dell’editoria e l’istituzione di un fondo pubblico valido almeno un triennio per l’innovazione e per la trasformazione industriale”.
“Il nuovo Governo – dice ancora il neopresidente – dovrà dedicare la dovuta attenzione a questo settore, che è e deve essere considerato un settore industriale con migliaia di persone che vi lavorano. Non ci sono solo i giornalisti, ma i poligrafici, i tecnici, gli edicolanti, i distributori. Ma sugli interventi pubblici bisogna ragionare, devono essere volano per la ripresa e andare a chi fa attività editoriale davvero. Non, come si dice, distribuiti a pioggia”.
Un punto questo sul quale Rossi si trova in sintonia con gli editori e con il documento pubblicato nei giorni scorsi sui quotidiani, in cui la Fieg invita il Governo a un ripensamento del settore. “Un’azione condivisibile, fatta però al di fuori di un confronto con noi. Forse valeva la pena un’iniziativa comune. Serve un coordinamento, nonostante gli interessi divergenti. Un dialogo tra tutte le parti, compresi edicolanti, distributori”.
Tra le sfide che attendono la Fnsi nell’immediato anche la scadenza del contratto di lavoro. “La crisi pesa. Il rischio è che il confronto sia lungo e difficile. Stiamo lavorando per arrivare all’apertura del tavolo con la Fieg con basi solide. Il 31 marzo scade il contratto. Speriamo prima dell’estate di sederci al tavolo con la Fieg”.
In questo panorama desolante, che futuro ha la professione? “Se tutti insieme facciamo una battaglia, se facciamo proposte e indichiamo la strada, penso ci sia una ripresa. Ma anche l’Ordine – conclude Giovanni Rossi – ha bisogno di essere modificato radicalmente. Istituito nel 1963, non corrisponde più alla situazione attuale della categoria”. (Ansa)