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Con via Solferino il giornalismo perde un luogo simbolo

Dino Buzzati

Paolo Barbieri
MILANO – Il Duomo, la Scala, il Castello Sforzesco, i Navigli e Brera sono i luoghi simbolo di Milano nel mondo. Oltre a questi, un posto speciale lo occupa, senza dubbio, la sede storica in via Solferino 28 del Corriere della Sera. Dire via Solferino significa dire Corriere e viceversa.
Dopo le sedi in Galleria Vittorio Emanuele, in via San Pietro all’Orto e in via Verri, è dal 1904 che il Corriere occupa l’edificio in via Solferino, progettato da Luca Repossi e da Luca Beltrami (1854-1933), l’architetto che aveva ricostruito il Castello Sforzesco e che fu anche, per breve tempo, (1896), direttore e comproprietario del giornale.
Un edificio liberty che nel corso degli anni ha visto diverse ristrutturazioni, fino all’ultimo riadattamento dell’architetto Vittorio Gregotti. In via Solferino 28 hanno lavorato grandi firme del giornalismo: da Luigi Barzini a Giovanni Mosca, da Orio Vergani a Indro Montanelli ed Enzo Biagi, da Giovanni Spadolini a Ettore Mo. E poi tantissimi scrittori e poeti, prestigiosi collaboratori della Terza Pagina, spesso hanno varcato quell’ingresso: Giosué Carducci, Ada Negri, Gabriele D’Annunzio, Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Luigi Capuana, Eugenio Montale e Pier Paolo Pasolini.
Dino Buzzati ricordò il suo ingresso nella sede del giornale così: “Oggi sono entrato al Corriere. Quando ne uscirò?”. Era giovanissimo e fu proprio la vita da cronista e da inviato speciale e la frequentazione giornaliera dei colleghi nelle stanze di quella sede ad ispirargli “Il deserto dei tartari”, uno dei suoi capolavori.
La presenza del Corriere in via Solferino ha contribuito a rendere speciale l’intero quartiere, ricco di bar e ristoranti dove un tempo era facile incontrare le grandi firme del giornale. Ora molte cose sono cambiate ma via Solferino e largo Treves fino a Brera mantengono sempre il loro fascino.
Varcare l’ingresso del palazzo di via Solferino 28 è come entrare nel tempio del giornalismo. Nella sala Albertini al primo piano, arredata con un lungo tavolo fatto costruire dal primo direttore del giornale, dove ancora oggi si tengono le riunioni di redazione.
E’ in questa storica sede che sono stati pensati i numeri del giornale che hanno segnato la storia d’Italia: l’annuncio della Prima Guerra mondiale, quello della vittoria, poi la tragedia del fascismo e della seconda guerra mondiale. Qui, con la fine della Repubblica sociale, rinacque il Corriere nuovamente libero che ha raccontato la storia della Repubblica italiana e del mondo, attraverso le guerre, le scoperte scientifiche, la cultura e lo sport.
In via Solferino hanno lavorato giornalisti coraggiosi come Walter Tobagi, ucciso dalla Brigate Rosse, e Maria Grazia Cutuli che ha perso la vita in Afghanistan dove era inviata. La nuova sede potrebbe essere in via Rizzoli, nome certamente legato alla storia del giornale. Ma via Solferino resterà il Corriere e viceversa. (Ansa).