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La grande crisi della stampa e il futuro del giornalismo

Franco Abruzzo è nato a Cosenza il 3 agosto 1939

Elisabetta Ranieri

Intervista a Franco Abruzzo: come cambia la professione di giornalista. Lo hanno definito “l’oracolo dei giornalisti”, ma anche “il giornalista-giurista”. Quando si parla di giornalisti che hanno cambiato il modo di fare informazione e che si sono battuti per la professione non si può che pensare a Franco Abruzzo.
Calabrese doc, Abruzzo è diventato giornalista professionista nel 1963, muovendo i primi passi nelle redazioni calabresi de “Il Tempo” e “Il Giornale d’Italia”. Da allora la sua carriera è stata in continua ascesa. Talento e passione l’hanno condotto a rivestire ruolo importanti in  testate nazionali quali “Il Giorno” (dove  – come lui stesso racconta –  ha lavorato per «18 anni, 5 mesi e 15 giorni» dal 1964 al 1983) e “Il Sole 24 Ore” (dove ha lavorato per altri 18 anni dal 1983 al 2001), fino a farlo diventare presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, carica ricoperta  per ben 18 anni, dal maggio 1989 al giugno 2007.
La sua lunga biografia è in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=5
Ha la tempra di un calabrese tenace e testardo, nei suoi occhi è ancora accesa la fede per la professione. Una fede che, a suo dire, si ancora su due perni imprescindibili: il rispetto della dignità della persona,  cuore della Costituzione,  e il rispetto della verità sostanziale dei fatti.
La sua passione per il giornalismo nasce a Cosenza, quando il padre, capo ufficio alle poste, portava a casa tutte le copie dei principali giornali che gli regalavano. “Leggevo tutto – ricorda Abruzzo – anche quello che non capivo. Leggevo e ritagliavo le cose che più mi interessavano”. E i giornali, secondo Abruzzo, si continueranno lo stesso a leggere anche in tempi in cui internet sembra avere la meglio.
Dal 2003 il suo sito, www.francoabruzzo.it, è un punto di riferimento per giornalisti e media nazionali, ma soprattutto per gli studenti  delle università e delle scuole di giornalismo che lui definisce – a mo’ di buon padre –  “i suoi studenti”. Eppure il futuro del giornalismo non è solo internet. E se a dirlo e proprio un professionista della carta stampata che  sfrutta da sempre la rete, c’è da credergli.
“La penso esattamente come Montanelli” sentenzia Abruzzo, affermando che “la carta stampata dopo aver resistito alla nascita della radio e della televisione, resisterà anche al web diventando però una carta stampata di nicchia perché gli uomini colti leggeranno sempre sia i libri che i giornali”.
“Si sta profilando un accordo – prosegue Abruzzo – tra grandi testate quali il Corriere della Sera, il Sole 24 Ore, il Messaggero, la Stampa, la Repubblica,  e ci sarà una svolta epocale nel settore”.
L’accordo di cui parla prevede, infatti, la chiusura dei giornali alle 22.30 e questo “va letto come un segnale di grande trasformazione perché vuol dire che i quotidiani non seguiranno più l’attualità a tutto campo”.
“Pensare che questa manovra sia solo frutto di un risparmio – spiega – è una lettura miope e riduttiva, perché è vero che chiudendo a quell’ora non si pagherà più l’indennità notturna, ma è anche vero che si perderà tutta una fetta di informazione che troverà spazio esclusivamente sulla rete, sui canali televisivi e sulle radio”.
E i giornali? “I giornali diventeranno quotidiani di analisi. Si trasformeranno in testate di approfondimento che andranno al di là del fatto e che torneranno a scavare nei retroscena raccontandoci come sta cambiando il mondo”.
Ma non è finita qui. Un’analisi del genere comporta anche il ritorno necessario dell’inviato. Un inviato con il “taccuino in tasca” o forse è il caso di dire con uno “smartphone in tasca”. Perché, per fortuna, la tecnologia di oggi agevola la professione e con un solo strumento si può fare a meno di quello che una volta era il “kit del giornalista d’assalto”: taccuino, macchina fotografica e registratore.
“Il giornalista sarà al centro di questa svolta perché tornerà ad essere la ricchezza della carta stampata” afferma Abruzzo, ricordando come, ai suoi tempi, si camminava tanto, in giro, per le strade, e proprio quel girovagare “continuo e senza sosta” era sinonimo di qualità e differenza tra i giornali. Accanto alla figura del cronista da strada si potenzierà una figura che già esiste: il “cacciatore di notizie su internet”. Mestiere, questo, che secondo Abruzzo richiede “ancora di più preparazione e giusto spirito critico nel saper cogliere i fatti”.
“Da anni – racconta – porto avanti la battaglia sul fatto che i giornalisti di oggi e di domani debbano nascere nelle università, ma non perché inseguo il pezzo di carta. Io inseguo altro, inseguo la preparazione, che è l’unica arma che può riportare il dibattito, sui giornali e in rete, in mano a chi è del mestiere invece di lasciare che ambasciatori a vario titolo e professori universitari si arroghino il diritto di sentenziare sulle nostre pagine virtuali e cartacee”.
Dunque internet sarà l’attualità e la stampa, invece, l’approfondimento. Questo lo scenario delineato da uno che di giornalismo ne ha masticato parecchio e continua a farlo. “Certo i tempi oggi sono difficili per il mondo del giornalismo” sostiene, ammettendo anche che è il primo a scoraggiare chi vuole intraprendere il mestiere adesso.
“Quando sono arrivato a Milano – ricorda – il Paese stava ripartendo, c’era una trasformazione in corso straordinaria ed epocale. I giornali stavano passando dalle 12 alle 20-30 pagine. Avevamo la speranza di poter fare questo lavoro con serietà e passione e ci siamo riusciti, mentre oggi quella speranza non c’è e questo mi rende cupo”.
Tuttavia, da buon calabrese appartenente alla razza dei “bastian contrari”, vede una via d’uscita da qui ai prossimi tre anni. “Io ho speranza – sostiene – che già nella seconda metà del 2013 ci sarà una qualche ripresa”. La sua visione di rinascita è “Milanocentrica”.
“Se Milano riparte – afferma convinto – riparte il Paese”.  E Milano, infatti, è la città che l’ha accolto da quando negli anni ’60 a bordo di una Fiat  600 lasciava la sua Calabria per inseguire il sogno del giornalismo. Un sogno, questo, che l’ha condotto lontano e che ancora oggi lo fa essere, per passione e spirito di professione, un punto di riferimento e un esempio per i tanti che condividono il suo sogno e hanno paura dell’alba di domani.
http://www.calabriaonweb.it/2012/12/27/9083/ [1]