L’adesione del Movimento Liberi Giornalisti in un affollato convegno, al Circolo della Stampa di Milano, sul futuro della professione

Uno scatto di dignità per una Stampa Libera e Indipendente

Roberto Arditti, Lorenzo Del Boca, Ezio Ercole, Carlo Parisi, Giuseppe Gallizzi e Fabio Benati

MILANO – Sogni, delusioni e speranze di una professione, quella giornalistica, che ha bisogno di uno scatto di dignità per conciliare le romantiche ragioni del cuore con l’obbligo, non più derogabile, della ragione. Di questo e di tanto altro si è discusso al convegno “Quale giornalismo per le nuove generazioni?” organizzato, al Circolo della Stampa di Milano, da Giuseppe Gallizzi che, nell’occasione, ha annunciato l’adesione del “Movimento Liberi Giornalisti” alla componente nazionale “Stampa Libera e Indipendente”.
Nella splendida cornice di Palazzo Bocconi, in corso Venezia, la sala “Walter Tobagi” si è rivelata, sin da subito, troppo piccola per ospitare i circa duecento giornalisti intervenuti, tant’è che per tanti l’occasione è servita per far capannello nei corridoi, parlando, comunque, di giornalismo: di quello che è stato, quello che è, ma, soprattutto, di quello che sarà questa professione costantemente sotto attacco e sempre più a rischio.
“Una bella serata come non se ne vivevano da anni”, ha commentato Fabio Benati dell’Ufficio Stampa della Regione Lombardia, componente del Comitato Esecutivo dell’Ordine nazionale dei giornalisti, che ha coordinato i lavori andati avanti per oltre due ore.
Benati ha subito messo sul tappeto gli argomenti più attuali, dal caso Sallusti alle nuove frontiere del giornalismo, snocciolando dati e cifre su un mondo, l’online, che ogni giorno registra un milione di commenti e 50 milioni di “tweet”, che fanno impallidire le tirature dei giornali.
Giuseppe Gallizzi, già caporedattore centrale del “Corriere della Sera”, leader storico del “Movimento Liberi Giornalisti” ed attuale presidente del Collegio dei Revisori dei Conti dell’Ordine nazionale dei giornalisti, ha posto l’accento sul “momento di grande difficoltà per la categoria, che impone, oggi più che mai, un impegno e uno sforzo comune da parte di tutti i giornalisti in difesa degli istituti di categoria”.

L’affollata sala “Walter Tobagi” del Circolo della Stampa di Milano

Carlo Parisi, vicesegretario Fnsi e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, ripercorrendo le tappe che hanno portato “Stampa Libera e Indipendente” nella maggioranza Fnsi, al fianco del segretario generale Franco Siddi, ha sottolineato “l’importanza di una scelta fatta nella consapevolezza che il giornalismo italiano, in questo momento, ha bisogno di unità per contrastare gli assalti che vengono ripetutamente sferrati alla categoria e alla professione da, quanti, ad ogni livello, preferirebbero una stampa imbavagliata e asservita ai poteri politico ed economico. Un giornalismo, insomma, fatto non di informazione, ma di comunicazione nel senso meno nobile del termine”.
Ricordando che “Stampa Libera e Indipendente” ha lanciato per prima, attraverso una petizione pubblica, l’appello in difesa dell’Ordine professionale, Parisi ha ripercorso le battaglie che hanno caratterizzato il 2012: da quella a difesa dell’Inpgi, che “ha brillantemente superato l’assurdo stress test della sostenibilità a 50 anni”, a quella contro il carcere per i giornalisti, “che ha visto la Fnsi in prima linea per una seria riforma della legge sulla diffamazione”.
Senza dimenticare “la legge sull’equo compenso, che – ha sottolineato Parisi – non può ridursi ad un semplice slogan, e, soprattutto, la guerra senza sconti nei confronti di quegli editori che hanno fatto dello sfruttamento la loro linea editoriale”.
Ezio Ercole, componente del Comitato Amministratore dell’Inpgi 2 e vicepresidente dell’Ordine del Piemonte, si è, invece, soffermato sugli “attacchi ciclici al pubblicismo italiano, che non deve commettere l’errore di rinunciare al proprio ruolo, in considerazione del fatto che fornisce circa l’ottanta per cento dei contenuti dei nostri giornali, mentre c’è chi vorrebbe tagliarlo fuori da ogni potere decisionale”.
Ercole ha illustrato con dovizia di particolari le nuove direttrici entro le quali si dovranno muovere gli Ordini regionali e nazionale alla luce della riforma: “Sia il dato disciplinare, sia la formazione non devono essere visti dai giornalisti come qualcosa di lontano ed avulso dal lavoro di tutti i giorni. Proprio da questi cambiamenti, nella loro effettiva attuazione pratica, si giocherà la credibilità delle istituzioni giornalistiche”.
Ercole ha, poi, aggiunto che “la ricchezza delle professionalità degli iscritti nei rispettivi elenchi, pubblicisti e professionisti, costituisce un unicum da salvaguardare e da portare ad esempio nei confronti di blasonati giornalismi stranieri che spesso dimostrano provincialismi e inattendibilità della notizia”. Ezio Ercole ha, quindi, salutato con affetto il presidente del “Movimento Liberi Giornalisti”, Peppino Gallizzi, auspicando che “la strada intrapresa con ‘Stampa Libera e Indipendente’ vada nella direzione di una comunanza di intenti tra coloro che vogliono una categoria sempre più coeva e preparata alle sfide che si trova di fronte”.

Massimiliano Saggese, de “Il Giorno”, dopo aver ricordato che all’Ordine dei giornalisti “la lotta contro lo sfruttamento è cominciata quando alla presidenza c’era Lorenzo Del Boca, che ha voluto portare avanti le istanze dei non garantiti”, ha, tra l’altro, auspicato “una classe dirigente in grado di portare avanti le istanze della categoria in un futuro drammatico che vede professionisti e pubblicisti sulla stessa barca”.
Roberto Arditti, direttore comunicazione e relazioni esterne di “Expo 2015” ed ex direttore di Rtl, ha tagliato subito corto sul fatto che “l’enorme diffusione dei nuovi strumenti della comunicazione rendono ancor più necessario il fattivo ruolo dei nostri istituti di categoria. Questo mestiere – ha ammonito Arditti – nel futuro varrà mille euro al mese perché il lavoro si svolge, ormai, quasi esclusivamente al computer”.
“La possibilità di toccare con mano i fatti è, insomma, diventata molto più complessa – ha proseguito Arditti – rispetto al passato. Basti pensare che la sala stampa degli ‘inviati di guerra’ della seconda Guerra del Golfo era dislocata a Doha, ovvero a centinaia di chilometri dal teatro di guerra. In più, Internet ha generato altri tipi di giornalismo, rendendo labile il confine tra una notizia ‘accettabilmente vera’ e una ‘clamorosamente falsa’. Non c’è più il filtro di un tempo, circolano in rete notizie false, distorte e diffamatorie allocate in posti irraggiungibili. Ben altra cosa rispetto al giornalismo di Walter Tobagi, il giornalista che fu tra i primi ad occuparsi dell’Ilva di Taranto. Insomma, il futuro ci consegnerà meno giornalisti di grande visibilità, ma tanti onesti lavoratori sempre più condizionabili. Nel grande villaggio dell’informazione dobbiamo accettare che lo facciano tutti, ma, se vale tutto e tutto vale tutto, la disinformazione prevarrà sul giornalismo”.

Gianluca Schinaia, ex studente dell’Ifg Walter Tobagi, è stato lapidario: “Non ho paura di morire professionalmente, ma non ci sto a sopravvivere. Non voglio rinunciare al sogno della nostra professione”. Ha, quindi, raccontato la propria esperienza nell’agenzia Fps (Fuori per servizio) che ha mutuato il nome dalla sigla usata nella scuola di giornalismo nelle uscite per servizio. Un’agenzia composta da giovani di età media inferiore ai trent’anni che, grazie a Stefano Gallizzi, può dire con orgoglio di “essere sul mercato”, dando lavoro di qualità a undici giornalisti che hanno investito sulla formazione e adesso forniscono servizi esclusivamente sul web ad aziende importanti come “Il Sole 24 Ore”, “L’Espresso”, “la Repubblica”, La7, Radio24, Adnkronos.
Fps propone di “cominciare a muoversi e di creare una piattaforma per aiutare le giovani start-up editoriali italiane: non la nostra, ma le tante che in questi anni ci hanno chiesto come iniziare. Altrimenti ha poco senso – ha detto Schinaia – che l’Ordine dei giornalisti continui ad esistere. Perché i problemi li conosciamo, quello che mancano sono le soluzioni. E qualche idea noi ce l’abbiamo”.
Maurizio Andriolo, consigliere generale dell’Inpgi, del quale è stato vicepresidente vicario, e storico ex presidente dell’Associazione Lombarda Giornalisti, ha strappato l’applauso della platea quando ha ricordato i suoi 50 anni nell’ambito del giornalismo, dei quali 35 nel sindacato.
“Siamo arrivati ad un momento di grande trasformazione sociale che vede il potere politico interessarsi sempre meno dei giornalisti”. Tenuto conto che, per via della riduzione delle contribuzioni rispetto alle pensioni erogate, attualmente l’Inpgi, a fronte di 100 euro incassati, ne spende 108, Maurizio Andriolo ritiene necessario un “cambiamento di strategia da parte del sindacato, che deve essere più partecipativo e valorizzante nei confronti di quanti si battono a favore dei giornalisti, seriamente e senza sconti nei confronti degli editori”. “Senza lavoro – ha detto Andriolo – non esiste libertà di stampa. Non ho sentito mai un morto di fame gridare viva la libertà”.

Sergio Stimolo, Maurizio Andriolo e Massimiliano Saggese

Sergio Stimolo, trentasei anni al “Corriere della Sera”, ha ricordato la propria esperienza “nel correntone ‘Rinnovamento’ che, anni fa, ha cercato di rinnovare il sindacato, facendo ottimi contratti e ridato dignità ai giornalisti per poi adagiarsi. Dobbiamo restituire dignità alla categoria – ha detto Stimolo – senza copiare dai partiti e soprattutto tenendo bene a mente che non ci si improvvisa giornalisti”.
Sergio Chiesa, che da ventisette anni lavora per agenzie multimediali come “Datasport.it” e “Spettacolo.it”, ritiene che “bisogna chiedere i conti agli editori, in quanto la trasparenza dei bilanci è garanzia di indipendenza ed efficienza imprenditoriale”.
Lorenzo Del Boca, presidente emerito dell’Odg nazionale e consigliere Fnsi, nel trarre le conclusioni, ha detto che “la crisi morde le caviglie al mondo dell’informazione e, ogni volta, le valutazioni sulle sue difficoltà sembrerebbero – contemporaneamente – motivate e più scontate. Si respira un clima da ultima spiaggia: appaiono retoriche le questioni di chi si interroga su una possibile reversibilità della congiuntura negativa. Gli editori sono accusati di essersi fatti prendere in contropiede e, certo, quelli di casa nostra sono lontani mille miglia da una qualche elaborazione concettuale che consenta di affrontare le sfide del presente con qualche speranza di venirne a capo. Fino a qualche tempo fa si sono illusi di risolvere il problema con i gadget che chiamavano pomposamente collaterali. Infilare fra le pagine del quotidiano un libro, ma anche uno spazzolino da denti, il rimmel, il triangolo per le soste in automobile e, persino, mezzo chilo di pasta aveva consentito di ingannare – e ingannarsi – sulla dimensione delle trasformazioni in atto. E’ stato un copiare gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia”.
“Non vedere il pericolo non significa eluderlo, – ha rimarcato Del Boca – anzi paradossalmente vuol dire esporsi con minori protezioni. I giornali di carta stampata perdono copie, registrano un consistente dimagrimento dei loro bilanci e rottamano i giornalisti. Per assicurasi una boccata di ossigeno, le aziende hanno immaginato di anticipare la pensione per una quantità di colleghi. A ristrutturazioni ultimate, saranno fra i 1200 e i 1300 in meno: un saldo totalmente negativo per gli organici ‘a tempo indeterminato’ e un impoverimento delle esperienze professionali che si perdono dall’oggi al domani. In una professione dove la trasmissione del sapere avviene anche attraverso il contatto diretto con i più anziani, perdere la memoria significa anche compromettere il futuro. Il miglior posto del mondo per lavorare sta trasformandosi in una città fantasma dell’intelligenza e dell’informazione”.

Analizzando i dati che evidenziano che Internet acquista quote sempre più potenti di “navigatori”, ma non riesce a tamponare l’emorragia degli indici di lettura e, soprattutto, non è nelle condizioni – non ancora, per lo meno – di raggiungere un pubblico sufficientemente ampio da rappresentare una massa critica, fare opinione e costruirsi un mercato, Del Boca ha ricordato che “qualcuno sostiene che stiamo vivendo gli ultimi giorni di Pompei…e i giornali di carta sono destinati a scomparire. Quel che è certo è che l’informazione che sopravviverà sarà soltanto una parente prossima di quella che abbiamo conosciuto. Non più un processo in verticale, ma uno scenario orizzontale con i lettori che interagiscono con i media, discutono, aggiungono, rettificano, contestano, correggono. Un notiziario generalista che offre di tutto un po’ senza approfondire, in una tribù che seleziona e sceglie in base alle proprie convinzioni. Persone che urlano una contro l’altra senza sforzarsi di capire e farsi capire. E con uno sponsor (anche occulto) sempre in agguato a minare i valori dell’assoluta indipendenza. Possibile che un minestrone sia da considerarsi una conquista? E’ necessario elaborare una strategia di trasformazione di una professione che non potrà più essere quella che era. Anche se ancora non è ben chiaro come sarà. La sfida è complessa, ma le scelte non sono più rinviabili”.
In sala, tra gli altri, oltre a numerosi consiglieri nazionali e regionali dell’Ordine e del sindacato, Giancarlo Perego, storico capocronista del “Corriere della Sera”, Marco Lanza, inviato speciale de “La7”, Stefano Gallizzi e Paolo Pirovano, vicepresidente e segretario dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Davide Vecchi de “Il Fatto Quotidiano”, Angelo Baiguini, presidente della Commissione Giuridica dell’Odg nazionale, Aurelio Biassoni dell’Ufficio Stampa della Regione Lombardia e consigliere nazionale Fnsi, Rino Labate, revisore dei conti dell’Ungp nazionale; Giuseppe Tropea, consigliere regionale dell’Ungp Lombardia, Antonino Calandra, vicesegretario dell’Associazione Stampa Subalpina, Antonio Borra e Rino Felappi, consiglieri nazionali dell’Odg. Assente per problemi familiari, Mimmo Falco, componente della Giunta Esecutiva Fnsi e vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, ha inviato agli organizzatori un messaggio per sottolineare “l’interesse che Stampa Libera ed Indipendente sta facendo registrare nella categoria per le battaglie che conduce a difesa della professione nel segno dell’unità della categoria”.
Dopo Torino, anche a Milano, insomma, importanti contributi dalle esperienze vissute sul campo dai “giornalisti veri” e idee fresche per il futuro della professione.

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