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Concluso il 19° seminario di formazione per giornalisti sui temi della marginalità e del disagio

In rete è il lettore a scegliere l’informazione

CAPODARCO DI FERMO – Stefano Trasatti, direttore dell’agenzia Redattore Sociale, oggi, a conclusione del 19° seminario di formazione per giornalisti sui temi della marginalità e del disagio, organizzato nella Comunità di Capodarco di Fermo (30 novembre/ 2 dicembre) ha voluto sottolineare che: “la rete offrirà un giornalismo diffuso dove sarà il lettore a scegliere l’informazione che gli interessa.
In questo scenario cadranno le gerarchie, e il giornalismo dei “titoli minori” diventerà la normalità, perché propone notizie sulla vita autentica di tutti i giorni”.
Oltre cento cinquanta i partecipanti a workshop, incontri e presentazioni sul tema “Labirinto senza fili. Come uscire dall’illusione di essere sempre connessi”. Marta Fallani ha seguito il seminario per il Sir.
Raccontare il territorio
Nella realtà di un’informazione sempre a portata di mano, dove le notizie viaggiano a tempo di tweet, come cambia il lavoro di chi va, vede, sente, interroga per raccontare?
Quando le nuove tecnologie ci consentono di essere connessi in tempo reale con il mondo, ha ancora senso parlare di réportage? Franco Arminio, poeta e scrittore, ha raccontato la sua esperienza di reporter in giro per l’Italia.
Arminio, che si autodefinisce “paesologo”, vive da sempre nel suo paese d’origine, in provincia di Avellino, da cui si muove per incursioni in altri paesi alla ricerca della “realtà così com’è, con onestà, senza la pretesa che accada qualcosa di straordinario”, fidandosi “della quotidianità di questa nostra esistenza”.
“Il giornalista – ha confessato Arminio – dovrebbe sempre considerarsi un cronista locale, perché solo sapendo leggere i cambiamenti del territorio, saprà leggere i cambiamenti del mondo”.
Cronista a mani nude
“Comunicare quello che si prova, andare a mani nude, è l’unico modo per rendere al lettore quello che si è visto: l’abolizione delle barriere è il presupposto per un’informazione davvero moderna”.
Ne è convinto Marco Imarisio, giornalista di cronaca, inviato del “Corriere della sera”, il quale, citando Kapuscinski, ha ricordato la necessità per il giornalista di “non essere cinico” ma anzi di “mettere in gioco se stesso”.
Secondo Imarisio “l’iperconnessione crea il bisogno del racconto di terre vicine, del réportage da fermo, purché sia fatto in verticale, nel profondo”: ecco allora il valore di “un giornalismo di qualità”, e di giornalisti “che siano più preparati di prima”, pronti ad “andare e rendere quello che si sente, senza mai essere autoreferenziali”.
Giornalismo collaborativo
“Sfruttare e non resistere”: questo il modo per affrontare i cambiamenti nel mondo della comunicazione, offerte dall’uso dei social nework, secondo Paul Lewis, giornalista del quotidiano britannico “The Guardian”.
Secondo Lewis quello di oggi è “un giornalismo collaborativo, in cui il lettore non è più fruitore passivo, ma collabora a fare la notizia”. Grazie soprattutto al “rivoluzionario” Twitter, Lewis ipotizza una “informazione senza giornalisti”, perché “ormai le notizie viaggiano da sé”. Ma, specifica, proprio per questo “oggi le regole basilari del giornalismo sono ancora più importanti”, perché “chi dà notizie sui social network è un’identità, non è una persona fin quando non la si incontra fisicamente”.
Offrire orizzonti positivi
Il seminario di redattore sociale, come gli altri che lo hanno preceduto, è stato ospitato alla comunità per disabili di Capodarco. Un’occasione per “fare in modo che chi è stato meno fortunato si senta al pari”, ha spiegato don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità.
Lo scopo di questi seminari è dunque quello di “diffondere uno stile di armonia che non valga solo per le minoranze – ha chiarito il sacerdote – ma per ogni comunità, a partire dalla famiglia”. Ma nel giornalismo, “come far emergere, con i nuovi strumenti, il territorio e il tema del sociale in termini realistici ma senza spaventare?”.
“Quello che possiamo fare – ha detto don Vinicio – è offrire orizzonti positivi che, attraverso una piccola prospettiva, siano di beneficio per il benessere della comunità tutta”. (Sir)

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