Pubblicazione immediata della rettifica senza commento. Niente carcere e scompare l’interdizione dalla professione

Diffamazione: in Commissione il voto sul Ddl Berselli

Filippo Berselli

Anna Laura Bussa

ROMA – Per la seconda volta, forse quella definitiva, la maggioranza raggiunge l’intesa sul ddl Diffamazione. Dopo la decisione della Conferenza dei capigruppo, poi votata dall’Aula di Palazzo Madama, di rimandare il testo in commissione, il presidente della Commissione Giustizia, Filippo Berselli, si assume il compito di mettere a punto una nuova riformulazione del provvedimento, molto più snella e di due soli articoli, sulla quale incassa “un accordo blindato tra Pd e Pdl” grazie alla mediazione del capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, e del senatore Democrat, Felice Casson.
L’esame del testo, che era appena stato rimandato dalla Commissione in Aula, riceve ieri mattina una nuova battuta d’arresto. Le contrapposizioni sulla norma che disciplina la pena accessoria dall’interdizione dalla professione giornalistica sono infinite e il testo dell’emendamento arriva alla sua settima riscrittura. Così, alla fine di un lungo dibattito, la relatrice Silvia Della Monica, capogruppo del Pd in commissione Giustizia, annuncia il suo “sì” all’emendamento della discordia, il suo “no” all’intero art. 1 del ddl e si dimette dall’incarico.
Il vicepresidente di turno, Vannino Chiti, sospende la seduta, mentre il numero uno di Palazzo Madama, Renato Schifani, convoca la Conferenza dei Capigruppo. Questa, dopo una seduta di oltre un’ora, decide di far tornare nuovamente il testo in commissione. Così come proposto da Anna Finocchiaro. “Non ci sono le condizioni per andare avanti in questo modo”, spiega Vincenzo Vita (Pd) “ed è bene che quelli del Pdl se ne rendano conto”.
Ma i pidiellini non intendono mollare. Berlusconi continua nel suo pressing e non si può dire di “no” e poi il Senato non può fare la “figura di quello che non sa fare le leggi”. Così tornano in commissione e dopo aver visto che il dibattito si arenava sulla “violazione del regolamento” che secondo la Lega era stata compiuta “rimettendo in discussione temi già votati in Aula”, sospendono la seduta e si riuniscono convocati in tutta fretta da Berselli.
Durante l’incontro, quest’ultimo decide di farsi carico del problema e propone di riscrivere completamente il disegno di legge mettendo al centro i tre “nodi” segnalati da Schifani: “no” al carcere per i cronisti che diffamano; definizione delle sanzioni pecuniarie con tetto massimo a 50mila euro; rettifica immediata. Del resto un precedente di rinvio in commissione di un testo già in parte votato dall’Aula per le dimissioni del relatore già c’è ed è quello che riguarda la riforma Costituzionale per la quale Carlo Vizzini si dimise da relatore dopo l’inserimento delle norme su semipresidenzialismo e federalismo fiscale.
Accantonata, momentaneamente, la questione regolamentare, portata avanti con forza solo dal leghista Roberto Calderoli, Berselli riesce nell’impresa: entro le 20 mette a punto un testo di due soli articoli che porta ad un incontro con Finocchiaro e Casson ottenendo il via libera da loro e dal suo capogruppo Maurizio Gasparri.
“Ora questo testo è blindato – assicura Berselli – e se qualche singolo vorrà presentare degli emendamenti faccia pure, nessuno potrà impedirlo. Ma la posizione dei gruppi di maggioranza è quella decisa stasera da Gasparri e Finocchiaro”. Nel nuovo ddl, nel quale non compaiono più le norme che avevano fatto gridare allo “scandalo” in Aula e cioè la “censura libri”, l’«ammazza blog» e l’interdizione dalla professione giornalistica, si ribadisce il “no” al carcere per i giornalisti e si impone una rettifica immediata gratuita, integrale e senza commento anche per web e tv. Nel caso si adempia a queste misure, la pena verrà diminuita di due terzi.
Il ddl Berselli dovrà essere votato oggi alle 14 in commissione per poi approdare in Aula per l’ennesima volta martedì prossimo. (Ansa).

Questo, in estrema sintesi, il contenuto del testo Berselli

RETTIFICHE: il direttore è tenuto a pubblicare gratuitamente e senza commento nel quotidiano o nel periodico, comprese le relative edizioni telematiche o nell’agenzia di stampa le rettifiche richieste. Queste dovranno essere pubblicate senza commento nella loro interezza e con lo stesso rilievo e nella medesima collocazione delle notizie considerate diffamatorie. L’autore dell’offesa potrà avvalersi della procedura d’urgenza (ex art. 700) qualora il direttore non abbia pubblicato la dichiarazione o la rettifica così come dispone la norma.
SANZIONI: si rimodulano completamente e il tetto massimo sarà da 5 mila a 50 mila euro. La pena per la diffamazione verrà diminuita fino a due terzi qualora, a richiesta della persona offesa, siano state pubblicate dichiarazione o rettifica nei termini e nei modi stabiliti dalla legge. La pena, invece, sarà aumentata nel caso in cui il direttore si sia rifiutato o abbia omesso di pubblicare dichiarazioni o rettifiche così come previsto dalla norma.
NIENTE CARCERE: si elimina il carcere per il giornalista e si introducono solo delle sanzioni pecuniarie. Nella nuova versione non si parla più di interdizione dalla professione giornalistica.
SALTANO NORME SU LIBRI E RIMBORSI A EDITORIA: Nel nuovo testo Berselli saltano le norme che “censuravano i libri” considerati diffamatori e non si parla più della decurtazione dei contributi all’editoria. Per quanto riguarda il web si dovranno intendere, spiega il senatore del Pdl, solo le testate giornalistiche con supporto cartaceo. (Ansa).

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