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Agenda2018

Jessica Ghawi è una delle 12 vittime della prima di “Batman”. Un mese fa per tre minuti non era finita sotto il fuoco di un pazzo

Scampata alla morte a Toronto, giornalista uccisa ad Aurora

Jessica Ghawi

Alessandra Baldini
AURORA (Colorado) – Un mese fa era scampata a un’altra strage. E’ morta, invece, nel buio del Century 16 di Aurora Colorado, mentre sul grande schermo scorrevano i fotogrammmi di Dark Knight, l’ultimo film di Batman, da ieri tragicamente listato a lutto. “Il film comincerà tra 20 minuti”: si chiude così, agghiacciante nella brevità anonima del microblogging, il “filo” Twitter di Jessica Ghawi, una giornalista sportiva arrivata l’anno scorso a Denver dal Texas.
Jessica è una delle 12 vittime di James Holmes, l’ex studente di neuroscienze impazzito che ieri, poco dopo la mezzanotte, ha aperto il fuoco sul pubblico della prima. Ghawi, che su Twitter e nella vita professionale di cronista di hockey si faceva chiamare Jessica Redfield, ha perso la vita neanche un’ora dopo quel suo micromessaggio.
Jessica è morta per una ferita alla testa. Una pallottola penetrata nei suoi capelli color fiamma. “Sono una donna del sud, sarcastica e snob della grammatica”, si era descritta su Twitter: “Una testa calda texana: nessuno dovrebbe discutere con me”. La giornalista non aveva nascosto la sua eccitazione per il film di Christopher Nolan e aveva cercato di convincere amici ad accompagnarla.
“Mai mi sarei immaginata che avrei dovuto costringere un uomo a venire a vedere Dark Knight con me”. Un capriccio cattivo del destino: in giugno Jessica era sfuggita miracolosamente alla morte in un’altra sparatoria. La giornalista stava facendo shopping all’Eaton Centre, un centro commerciale di Toronto, pochi minuti prima che un uomo aprisse il fuoco uccidendo due persone e ferendone altre sei tra cui un ragazzino di 13 anni.
“Le mie ricevute mostrano che avevo fatto acquisti alle 18.20. Dopo le spese ebbi una strana sensazione, come quando pensi che hai sprecato soldi in modo non necessario. Quasi un senso di panico che mi costrinse a uscire nella pioggia per prendere una boccata d’aria anziché proseguire verso l’area ristoranti. Tre minuti dopo quell’uomo cominciò a sparare. Se non fossi uscita, mi sarei trovata in mezzo”.
Jessica, dopo quell’episodio, era cambiata: “Dico sempre che ogni momento di vita è una benedizione, ma finora molto spesso mi sono trovata a considerare scontato questo pensiero. E invece ogni abraccio di un membro della mia famiglia, ogni risata condivisa con un amico, anche i momenti di solitudine sono una benedizione”. E poi: “Capisco ora quanto siamo fortunati per ogni secondo che ci è dato da vivere”.

Un mese fa si era salvata per un cheesburger

ROMA – L’ultimo post sul suo profilo Twitter recita: “Il film inizia tra 20 minuti”. Jessica Redfield era nella sala del cinema di Denver in cui proiettavano “Batman” e dove pochi minuti dopo un uomo avrebbe aperto il fuoco sugli spettatori e l’avrebbe colpita, insieme ad altre 11 persone.
Quello che, però, la rende diversa dalle altre è che poco più di mese fa, Jessica – giovane cronista sportiva con una vera passione per il football – era sfuggita alla follia omicida di un uomo che aveva sparato in un centro commerciale di Toronto.
Per uno di quei casi della vita che – se le cose fossero andate diversamente – Jessica avrebbe potuto raccontare ai suoi nipoti, lei era all’Eaton Shopping Center di Toronto il 2 giugno. Tre minuti avevano fatto per lei la differenza tra la vita e la morte. Era andata per mangiare sushi, ma all’ultimo minuto aveva optato per un cheesburger. Se avesse scelto del dietetico pesce crudo, invece, di un grasso panino sarebbe finita sulla linea di tiro di un pazzo con la pistola.
“E’ stato il giorno che ha cambiato la mia vita” scrisse pochi giorni dopo sul suo blog, “ho visto quanto è fragile la vita. Ho visto il terrore sul viso delle persone, ho visto cambiare le loro vite.
  Non possiamo sapere nè quando, nè dove esaleremo l’ultimo respiro. Per un uomo è stato sabato 2 giugno in un’area di ristoro”.
Per Jessica è stata un’affollata sala di un cinema, dove era andata per divertirsi e dimenticare quello cui era scampata. (Agi)

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