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Santoro: “Nessuna trattativa per rientrare in Rai”

Michele Santoro con Fabio Fazio, ieri a “Che tempo fa”

MILANO – Michele Santoro ha negato che ci sia una trattativa in corso con il direttore generale della Rai per un suo ritorno nella televisione di Stato. Intervistato da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” ha spiegato: “Non ci sono trattative con il direttore generale”.
Ha, anzi, aggiunto di aver chiesto alla Sipra di mandare in onda degli spot per annunciare il ritorno del suo programma “Servizio pubblico”, che va in onda in una serie di tv locali e su Sky, “e hanno detto che la questione si poteva impantanare”.
Alla domanda di Fazio sulle trattative, ironicamente Santoro ha risposto: “Vuoi far crollare i vertici Rai? All’idea che ci sia una trattativa potrebbe esserci una crisi”. Ha detto di essere “in ottimi rapporti” con tante persone della Rai, ma ha smentito qualsiasi trattativa con Lorenza Lei.
“Se vorranno fare qualcosa – ha detto – la mia disponibilità é totale”. “Io un qualunque programma l’avrei fatto alla Rai, a La7 e perfino a Mediaset, almeno secondo me, però, non voglio abusare di questa mia previsione, ma se vuoi fare un programma lasciando Vauro e Travaglio liberi di dire ciò che possono e che vogliono la questione si complica”.
“Io – ha proseguito Santoro – posso lavorare per la Rai o qualunque altro ma non posso accettare il principio che ci siano persone che non possono esprimersi liberamente in tv. Anche se in questo momento considererei più importante rinnovare i miei programmi, fare cose più nuove, mi batto per questo principio”.
Prima di pensare a privatizzare la Rai “bisogna provare a fare esistere una struttura di tv pubblica che funzioni dalla parte della gente”: di questo è convinto Michele Santoro. Il giornalista ha detto che, in passato, riteneva la privatizzazione percorribile ma “a ogni girone della crisi è stato sottratto alla gente un pezzo di spazio pubblico” ed è per questo che bisogna cercare di fare una Rai che “funzioni dalla parte della gente”.
Santoro è anche tornato sulla sua proposta di candidarsi a direttore e non ha risparmiato critiche ai vertici passati dell’azienda. “Quando in qualche modo si dovevano occupare delle nostre vicende – ha detto – dovevano andare a chiedere consiglio a quelli che hanno dovuto patteggiare condanne tipo Bisignani, a centri di potere esterni alla nostra azienda”.
“Nostra azienda – ha subito aggiunto – è un lapsus derivato dalla lunga frequentazione”. Santoro ha, però, anche criticato i partiti, a cominciare dal Pd: “Vorrei capire se i partiti hanno senso, ad esempio un partito importante come il Pd che vede 100 mila sottoscrizioni per rimettere in onda un programma e non fa niente per sintonizzarsi con questo movimento. Lasciano quelli delle torri soli a protestare e lasciano quelli della tv a fare i loro percorsi alternativi”. La sua conclusione è che “devono dimostrare di avere senso”. E se “la Rai non dimostra di avere senso di servizio pubblico – ha concluso – arriverà qualcuno a dire: «vendiamola perché è diventata un ferro vecchio»”.
Il programma di Michele Santoro, “Servizio Pubblico”, a partire da giovedì prossimo sarà trasmesso anche sul canale in chiaro di Sky, Cielo, ma “anche con Cielo gli editori siamo noi. Il programma è indipendente e non ha padroni”, ha sottolineato Santoro tornando a raccontare il motivo per cui ha deciso di lasciare la tv pubblica e creare un programma che vada su tv locali, su Sky, su internet e ora su Cielo.
“Ho pensato che se altri salgono sulle torri – ha spiegato Santoro – saliamoci anche noi sulle torri e facciamoci ascoltare”. Il risultato, come ha già detto in passato, “é strepitoso”. “Adesso sappiamo – ha aggiunto – che se proveranno a spegnere programmi come hanno fatto in passato con Guzzanti o come continuano a fare in maniera strisciante con Celentano, perché non è un caso che non possa fare programmi in una rete tv pubblica e debba scalpitare per realizzare il suo prodotto, oppure Luttazzi, possiamo combattere la censura accendendo una tv anche senza avere alle spalle padroni o editori”. (Ansa)