L’Ordine dev’essere governato nell’interesse di tutti i giornalisti, quindi anche dei pubblicisti

Questa riforma è il “colpo di mano” di una minoranza

Giorgio Prinzi

ROMA – Come riferito, il 28 luglio scorso, da Giornalisti Calabria, la Commissione Cultura della Camera dei deputati, che ha licenziato una rabberciata e parziale riforma della professione giornalistica, non è stata messa a conoscenza dell’ordine del giorno votato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, riunito a Roma l’11 e 12 aprile scorsi.
Documento nel quale veniva rivolto al Parlamento l’invito a “proseguire l’iter legislativo e a riesaminare le questioni dell’accesso alla professione, del ricongiungimento professionale e dell’istituzione del Giurì d’Onore dell’Ordine dei giornalisti specificato nel progetto di riforma dell’Ordine, votato all’unanimità il 16 e 17 ottobre 2008 a Positano”.
Un fatto grave, considerato che seguiva la mozione, sottoscritta da ben 80 consiglieri su 120 presenti, con la quale il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti invitava il presidente, Enzo Iacopino (che non l’aveva sottoscritta), ad esprimere “parere negativo” alla riforma proposta dal Comitato ristretto della VII Commissione della Camera dei deputati.
Dopo le denunce – pubblicate, nei giorni scorsi, da Giornalisti Calabria – che si aggiungono alla petizione contro l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti e per la salvaguardia dell’identità, dell’indipendenza e del trattamento economico del giornalista, che continua a raccogliere numerose e qualificate adesioni, registriamo un’altra importante testimonianza, quella di Giorgio Prinzi, ingegnere e pubblicista, consigliere nazionale dell’Odg dal 2007 al 2010.
“Sono protagonista di quegli eventi – ricorda Prinzi – che ho vissuto da membro del Consiglio nazionale, eletto nella lista di pubblicisti di cui è leader Gino Falleri. Sono tra i pochi che ha scritto argomentati articoli al riguardo.
 Mi oppongo fermamente a quello che considero un «colpo di mano» di una minoranza per poter governare l’Ordine dalla propria prospettiva, non nell’interesse di tutti i giornalisti, tra cui i pubblicisti, alcuni dei quali di elevatissima professionalità nel loro settore di provenienza.
In questi giorni – spiega Giorgio Prinzi – mi libero delle mie incombenze da ingegnere e tornerò a scrivere sull’argomento, onde dare il mio fattivo contributo, in sinergia con tutti i colleghi dell’Ordine del Lazio, di fatto unanimi con Gino Falleri ed i colleghi promotori della petizione, per fare il possibile al fine di fermare quella che viene definita una riforma, ma in realtà significherebbe sancire, per legge, la prevaricazione di una minoranza, peraltro spesso – sottolinea Prinzi – neppure la più qualificata. Basta vedere cosa viene scritto da perfetti incompetenti sulla questione energetica. E’ come se «giornalisti”» che non conoscano la differenza tra vocali e consonanti (nello specifico tra potenza ed energia e relative unità di misura) facessero i «dotti» in materia linguistica”.
La mobilitazione della categoria prosegue, dunque, col dichiarato obiettivo di far riparare al Parlamento (il provvedimento passa ora al Senato) un grave errore che attenta alla libertà e all’indipendenza della professione e può portare alla scissione dei pubblicisti da un’Ordine destinato alla tomba.

https://www.giornalisticalabria.it/2011/07/28/in-parlamento-non-c’e-il-documento-votato-dall’odg/

https://www.giornalisticalabria.it/2011/08/05/la-svendita-dei-pubblicisti-sara-la-tomba-della-categoria/

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