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L’opinione del direttore del Corriere della Sera sul precariato nell’editoria italiana

De Bortoli: “Giornalisti, rimettiamoci in discussione”

Ferruccio de Bortoli

FIRENZE – “L’indipendenza della professione giornalistica è anche legata alla correttezza della gestione. Un giornale ben gestito è un giornale più libero. Abbiamo un serio problema di precariato in questa professione e non solo in questa. Io mi sono battuto perchè al Corriere della Sera si cambiassero le regole interne e il recente accordo che abbiamo firmato, non senza traumi, consente di regolarizzare alcuni precari, consente di dare il là a nuove iniziative assumendo giovani”.
Lo ha detto il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, rispondendo ad una domanda sul precariato nel giornalismo anche in relazione alle manifestazioni di precari che si tengono oggi in tutta Italia, a margine di un’intervista all’Istituto Stensen di Firenze.
“Certo – ha aggiunto De Bortoli – con condizioni contrattuali diverse da quelle di coloro che già un posto ce l’hanno, ma è meglio così piuttosto che avere una corporazione che, nel tentativo di difendere privilegi che non sono più accettabili, si chiude su se stessa e lascia che vaste praterie della multimedialità siano occupate da coloro che non sono giornalisti a discapito della correttezza e dell’affidabilità dell’informazione.
Il problema riguarda anche la corporazione dei giornalisti e la capacità di questa corporazione, che ha più difetti che pregi, di aprirsi e rimettere in discussione molte delle norme che regolano questa professione”. De Bortoli ha parlato anche del ruolo del giornalista e degli organismi sindacali che rappresentano la categoria.
“Io credo – ha osservato il direttore del Corriere della Sera – che ci debba essere un dialogo più costruttivo, si debba uscire da nidi, gusci e torri d’avorio, guardare anche a quello che succede in altre professioni meno fortunate, e ritornare a stare sul territorio, fare cronaca, uscire dai propri privilegi e guardare più realtà di quella che non vediamo adesso. Oggi abbiamo perso un pò dell’umiltà della cronaca e questo rende molti dei nostri servizi, delle nostre inchieste limitate e a senso unico”.

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