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Agenda2018

Appello al governo, ai parlamentari, ai cittadini, contro ogni bavaglio e progetto di censura

Sos informazione dall’Ordine dei giornalisti

Giancarlo Ghirra

Nicola Marini

ROMA – Il diritto dei cittadini ad essere informati correttamente non può essere negato invocando il diritto alla privacy. I giornalisti italiani ribadiscono il loro “no” a progetti di censura e snaturamento della professione – e che violano il diritto costituzionale all’informazione – di cui si torna a parlare in questi giorni con la dichiarata intenzione di ripescare e approvare in fretta e furia il contestato e precedentemente “abbandonato” Ddl sulle intercettazioni (la cosiddetta “legge bavaglio” che prevede multe e pesanti sanzioni penali a carico di editori e giornalisti che esercitano il diritto di cronaca e pesanti limitazioni al diritto dei cittadini di essere informati).
Gli strumenti per evitare gli eccessi e punire eventuali abusi, da parte dei giornalisti, esistono già. E il Consiglio Nazionale dell’Ordine ha proposto una riforma – attualmente all’esame del Parlamento – che rende i controlli ancora più efficaci.
Un appello al governo, alle forze politiche e a tutti i cittadini perché si lascino da parte polemiche e divisioni e si tuteli un bene che è di tutti, il diritto all’informazione, viene lanciato da Giancarlo Ghirra (segretario nazionale dell’Ordine dei Giornalisti), Nicola Marini (tesoriere dell’Ordine dei Giornalisti), Marco Roncalli, Fiorenza Sarzanini (componenti dell’Esecutivo nazionale Odg), Ida Baldi, Giorgio Balzoni, Gegia Celotti, Giuseppe Errani, Alessandro Mantovani, Gianfranco Sansalone, Paolo Tommasone, Alberto Vitucci (consiglieri nazionali dell’Ordine dei giornalisti).
“Vietando la pubblicazione di atti e varando norme che impediscono di fatto la diffusione delle notizie – ricordano i consiglieri dell’Ordine – non si fa certo un servizio alla democrazia e al diritto. I giornalisti italiani sono pronti alla mobilitazione generale, come già annunciato due anni fa, quando approvarono per acclamazione in Consiglio Nazionale un ordine del giorno che invitava alla lotta in difesa del diritto di cronaca”.

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