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Il Pdl “scippa” Il Secolo d’Italia a Fini

Flavia Perina, direttore del Secolo d’Italia

ROMA – “Hanno fatto un blitz”. Così Enzo Raisi, fino a oggi amministratore unico del Secolo d’Italia, parla all’Adnkronos del nuovo consiglio d’amministrazione, deciso dal comitato dei nove della Fondazione di An, nel quale dovrebbero sedere quattro componenti Pdl e lo stesso Raisi.
“Con la scusa del pareggio di bilancio vogliono fare una ristrutturazione selvaggia, dove l’obiettivo è mettere a tacere l’unico giornale di centrodestra non in mano al padrone”, continua Raisi.
“Quattro anni fa – spiega – Il Secolo perdeva due milioni e mezzo, in tre anni ho ridotto le perdite a 600mila euro. Quindi dal punto di vista della gestione non mi potevano imputare nulla, ma loro vogliono eliminare me per colpire il direttore Flavia Perina”. Su quale sia l’idea del giornale futuro, Raisi dice che, a suo avviso, il progetto “non è chiudere, ma fare un quotidiano di quattro pagine e cambiare direttore”. (Asca)
Il titolo dell’articolo di taglio basso è esplicito: “Tanta voglia di Pravda”. Il “Secolo”, quotidiano storico dell’Msi, poi di An, e ora molto vicino al Presidente della Camera, Gianfranco Fini, protesta con la prospettiva di una “normalizzazione” della testata che sarebbe decisa – tramite il nuovo consiglio d’amministrazione – dagli ex “colonnelli” di An rimasti con il Pdl di Berlusconi.
Alla vicenda, il direttore Flavia Perina dedica l’editoriale di prima pagina, intitolato “Noi non siamo l’house organ di nessuno”. “Che cosa avrebbe scritto Giano Accame di un politico di governo che chiede di arrestare gli studenti «preventivamente»? Come avrebbe commentato Alberto Giovannini il raduno delle gheddafine a Roma, e la difesa che ne ha fatto l’intero Pdl? Nino Tripodi, Franz Maria D’Asaro, o uno qualsiasi degli editorialisti che si sono succeduti sulla prima pagina del Secolo, che avrebbero detto della guerriglia leghista contro la festa dell’Unità nazionale? E le avventure del presidente del Consiglio con la finta nipote di Mubarak? Vi immaginate un articolo di Gianna Preda sul tema? Sono le domande a cui dovrebbe rispondere chi, in perfetta malafede, accusa il Secolo di essere «troppo finiano».
La verità – scrive Perina, parlamentare di Fli – è che il Secolo è semplicemente «troppo onesto» nell’interpretare ogni giorno le idee, la tradizione, il portato politico-culturale della destra italiana nonché la specifica identità che la testata porta con sé fin dalla fondazione. E’ un grillo parlante enormemente scomodo, che ogni giorno, con la sua stessa esistenza in edicola o nelle rassegne stampa, parla alle coscienze del nostro mondo e ricorda una realtà che il «ministero della verità» berlusconiano vorrebbe cancellare”. (TmNews)
“L’accusa che il Secolo d”Italia sia il giornale di Fli è infondata. Siamo il giornale dell’anima più profonda della destra”. E’ quanto sostiene Flavia Perina, in un colloquio con il Riformista. “Più di 50 anni di storia – aggiunge – non possono ammutolirsi. La destra non può sostenere che è meglio arrestare gli studenti prima che scendano in piazza per manifestare, o inneggiare alla visita delle 500 «gheddafine», o difendere i festini di Arcore”. E il cambio di vertice? “Cercano – risponde il direttore de il Secolo – di normalizzare non un giornale finiano, ma la storia della destra italiana, riconducendola ad un modello berlusconiano estraneo a tutto quello in cui abbiamo sempre creduto. La nostra storia non finisce con un atto di prepotenza. Siamo orgogliosi del lavoro fatto e i risultati raggiunti da questo giornale sono incontestabili. Siamo sereni”.
Intanto, il passaggio di testimone è alle porte, e per la direzione del giornale circolano i nomi di Marcello De Angelis e Gennaro Malgieri. “Stento a credere – risponde Perina – che De Angelis e Malgieri si prestino ad interpretare il ruolo di commissari politici, sono degli amici e dei colleghi con una storia”. (Adnkronos).