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Caso Brigandì: giro di vite per i giornalisti

Matteo Brigandì

ROMA – Giro di vite del Csm dopo la fuga di notizie nella Commissione verifica-titoli, che esamina il caso di Matteo Brigandì, consigliere laico sotto inchiesta dopo la pubblicazione su “Il Giornale” di atti di un procedimento disciplinare del 1982 a carico del pm di Milano, Ilda Boccassini. Ai lavori della commissione non potranno più partecipare consiglieri che non ne fanno parte. Restrizioni anche per i giornalisti. Brigandì è stato convocato oggi in Procura, a Roma, che indaga sulla vicenda. (Ansa).
Matteo Brigandì ha respinto per quasi due ore le accuse davanti ai magistrati della Procura di Roma. Secondo quanto si è appreso, rispetto all’accusa di falso per non aver detto alla commissione “verifica titoli” di Palazzo dei Marescialli di essere amministratore di una società, Brigandì si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il suo difensore, l’avvocato Filippo Dinacci, al termine dell’atto istruttorio non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione.
Per quanto pubblicato dal Giornale sulla Boccassini, Brigandì e una cronista del quotidiano sono stati oggetto di perquisizioni. Per il consigliere laico del Csm, per questa vicenda, è stato ipotizzato il reato di abuso d’ufficio. Secondo l’accusa Brigandì, che aveva chiesto di visionare documentazione sull’aggiunto milanese che si occupa dell’inchiesta sul caso Ruby che coinvolge il premier, ha negato di averne mai fatto copia o di averne riferito ai giornalisti. Anche un assistente di Brigandì è stato convocato a piazzale Clodio, ma ha consegnato una memoria, poi si è avvalso della facoltà di non rispondere.
I pm Silvia Sereni e Sergio Colaiocco, non appena riceveranno un rapporto sui risultati degli accertamenti delegati agli investigatori, potrebbero definire il destino dell’inchiesta. (TMNews)