Anno III numero

Modulistica e Informazioni

Modulistica

Il Segretario

Semplicemente giornalisti

Avviene che, in un momento di grave crisi editoriale per il Paese, la Calabria balzi al comando della classifica nazionale degli incrementi di contratti di lavoro giornalistico dipendente (che sono 438) con una crescita superiore al 60 percento. Ed a conferma che, rispetto al resto d’Italia, le tutele previdenziali per i giornalisti, nella regione, figurano al primo posto, la Calabria può vantare un altro importante primato nazionale. Ovvero la più alta percentuale di iscritti alla gestione separata dell’Inpgi: il 63 percento, rispetto alla media nazionale del 28 percento, per un totale di 672 giornalisti che, aggiunti ai dipendenti, raggiungono quota 930. La Calabria, inoltre, apre il 2010 con un ulteriore primato: 1342 iscritti al Sindacato (451 professionali e 891 collaboratori), con un aumento ormai costante dal 2002, quando gli iscritti erano 519 ed in precedenza soltanto nel 1999 avevano raggiunto la soglia dei 576.

In sette anni, insomma, la Calabria ha più che raddoppiato il numero dei propri iscritti, conquistando il sesto posto assoluto nella graduatoria nazionale della Fnsi (dopo aver scalato cinque posizioni in cinque anni), alle spalle di Lombardia, Lazio e Piemonte e poco distante da Campania e Sardegna. Una realtà importante, quella calabrese nella Fnsi, che si è tradotta nella conquista di cinque consiglieri nazionali e di un componente della Giunta Esecutiva nel 2004 al congresso di Saint Vincent, confermati nel 2007 al congresso di Castellaneta Marina, grazie al significativo ruolo della Calabria, “locomotiva” della componente sindacale “Stampa libera e indipendente” che pone una netta distinzione tra politica sindacale e politica in senso lato. Un movimento totalmente trasversale, rispetto alle posizioni personali dei singoli, che riunisce soggetti con differenti e variegate posizioni politiche sotto la bandiera della qualità dell’informazione, la quale può essere garantita soltanto con la professionalità ed il giusto trattamento economico e previdenziale dei giornalisti. Una stampa libera, infatti, deve necessariamente passare per un giornalista libero da ogni ricatto. Se si accetta supinamente di lavorare gratis o sottopagati si rischia di poter essere facilmente comprati. Accettare collaborazioni per 2 euro ad articolo, di fatto, significa pagare l’editore e, nella disperazione, poter essere comprati con un semplice pranzo.

In Calabria, nonostante gli importanti traguardi raggiunti, molti ancora sono i giornalisti caduti nella rete di editori senza scrupoli che, spesso, traducono le speranze ed i sogni di tanti validi giovani in cocenti delusioni. Senza contare che bisogna fare i conti con un sistema di potere sempre più restrittivo nei confronti dei giornalisti che, da un lato, si vedono limitare gli spazi di cronaca e di critica e, dall’altro, sono incalzati dalla moda delle querele facili e delle azioni civili con richiesta di risarcimento danni che, per chi guadagna 2 euro a pezzo e non può affidarsi ad eserciti di avvocati, sono autentiche mannaie. Princìpi, non a caso, già pienamente affermati nella Costituzione del 1948, se è vero che l’articolo 21, subito dopo aver definito “il diritto di ciascuno a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, recita, senza titubanze, che “nessuna manifestazione del pensiero – e, dunque, la stampa – può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Il Sindacato dei Giornalisti della Calabria e l’Inpgi, con i rispettivi uffici legali e ispettivi, rappresentano sicuri punti di riferimento, assieme all’Ordine dei giornalisti cui spetta il compito di vigilare sugli aspetti etici e deontologici della professione, come soleva ripetere un grande amico che ci ha da poco lasciati, Saro Ocera, consigliere regionale del sindacato e presidente della Commissione nazionale ricorsi del Consiglio Nazionale dell’Ordine.

La tutela di una stampa libera rientra anche tra i compiti primari dell’Europa, chiamata a difendere giornalisti e cittadini, in nome dell’articolo 11 della Carta fondamentale dei diritti dell’Unione Europea: eliminare, o quantomeno allentare, le restrizioni che, ormai quotidianamente, vengono imposte da assurde logiche di potere, di qualsiasi colore o matrice, deve costituire un obiettivo imprescindibile e comune. In Calabria, le nuove frontiere del giornalismo sono rappresentate, oltre che dai nuovi strumenti della comunicazione, dal delicato mondo degli uffici stampa. Questa regione può vantare il primato dell’applicazione in Italia, nel 1975, del contratto di lavoro giornalistico ai dipendenti del Consiglio regionale. Purtroppo, oltre a poche altre rare eccezioni, il resto del panorama è desolante. La legge 150/2000 è ancora inapplicata ma, soprattutto, numerose pubbliche amministrazioni fanno orecchie da mercante all’esigenza di dotarsi di uffici stampa competenti ed efficienti.

In Calabria ci sarebbe spazio per occupare almeno 800 giornalisti. Attenzione, però. Per far giungere ai cittadini messaggi chiari ed efficaci è necessario pretendere qualità e professionalità. Se prevarrà ancora la logica del posto per “sistemare” qualcuno, la sconfitta sarà doppia per tutti. Per gli amministratori, che non raggiungeranno i cittadini-elettori, e per i cittadini, che non sapranno o non comprenderanno scelte e provvedimenti di chi li amministra. Oggi, però, non è più tempo di confidare sull’ignoranza del popolo. E i giornalisti? Marionette nelle mani del burattinaio di turno.

Carlo Parisi

Segretario del Sindacato dei Giornalisti della Calabria

Componente della Giunta Esecutiva FNSI