Anno VIII numero
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Il ministro dell’Interno Marco Minniti a Roma nella sede della Fnsi: “Via al Coordinamento interforze per la libertà di stampa”

Informazione: un diritto irrinunciabile e intangibile

Da sinistra: Carlo Parisi, Marco Minniti, Giuseppe Giulietti, Raffaele Lorusso, Michele Albanese e Carlo Verna

ROMA – «Abbiamo segnato un passaggio importante nella vita della democrazia». A dirlo, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, intervenendo stamane a Roma, nella sede della Federazione nazionale della stampa, dove ha incontrato i vertici del Sindacato dei giornalisti, i cronisti sotto scorta e i tanti colleghi arrivati per confrontarsi con lui dopo la vicenda di Ostia. E lo ha detto, riferendosi sia alla nascita – imminente, ha assicurato, accogliendo l’invito degli istituti di categoria dei giornalisti – di un Coordinamento per la libertà di stampa che veda coinvolti e impegnati Viminale, Polizia, Federazione della Stampa e Ordine dei giornalisti, «che abbia un primo obiettivo nell’evitare la solitudine dei cronisti minacciati, intervenendo non solo con misure di protezione, ma anche con tanti piccoli gesti», sia «all’incontro odierno che rappresenta per me un dovere – ha ribadito Minniti – e l’occasione per ringraziare voi giornalisti per il lavoro che fate perché, sia chiaro, il diritto all’informazione è un diritto irrinunciabile e intangibile: i cittadini hanno il diritto di ricevere tutte le informazioni possibili e i giornalisti hanno il dovere di informare. È questa la forza della democrazia. E la sua bellezza». Perché, ha alzato il tono il ministro dell’Interno, «se viene meno la libertà di stampa viene meno l’ossigeno e la democrazia soffoca».
«E in una democrazia – ha chiarito Minniti – vanno cancellati carcere e querele temerarie per i giornalisti», per questo «mi impegno, da ministro e da parlamentare, perché sia così. Anche se – ha ammesso – siamo a fine legislatura». Quindi, pensando alla giornata di domani, che vedrà una nuova, importante, manifestazione ad Ostia per la libertà di stampa, «la consapevolezza che le sole “armi” saranno penna e Carta costituzionale (l’articolo 21 della Costituzione, ndr) rappresenta un messaggio forte, – ha concluso il ministro dell’Interno, rivolgendosi alla folta platea dei giornalisti presenti nella sede della Fnsi, tra cui i colleghi costretti a vivere sotto scorta Michele Albanese(responsabile della Legalità per la Fnsi), Federica Angeli, Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo – e non puo’ esserci, anzi, messaggio più forte. Certo, saremo presenti anche noi, sarà garantita la sicurezza, ma la nostra sarà una presenza discreta».Quella che deve e dovrà essere protagonista, insomma è la libertà d’informazione: «Se venisse meno, – sono state le ultime parole del ministro al mondo dell’informazione, stamane, – allora saremmo tutti più deboli. E non bisogna dare minimamente l’impressione di debolezza».«Non possiamo che accogliere con soddisfazione la risposta positiva data dal ministro dell’Interno alla richiesta formulata da Federazione nazionale della Stampa e Ordine dei Giornalisti di istituire un centro di coordinamento che si ponga l’obiettivo di uno scambio permanente di informazioni sulle realtà dei cronisti minacciati, quelli già noti e soprattutto i tanti che non sono sotto i riflettori, e dei nuovi fenomeni di aggressioni che non vengono più solo da mafie, criminalità e corruzione, ma anche da organizzazioni neonaziste e neofasciste», è stato il commento unanime del segretario e del presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, e del presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Carlo Verna.«Federazione nazionale della Stampa e Ordine dei giornalisti – hanno proseguito Lorusso, Giulietti e Verna – hanno, inoltre, apprezzato l’impegno del ministro, anche nella sua veste di senatore della Repubblica, affinché siano portate a rapida approvazione le parti della proposta di legge sulla diffamazione relative all’abrogazione del carcere per i cronisti e per giungere alla definizione di specifiche norme che scoraggino le cosiddette “querele temerarie”».

Carlo Parisi e Marco Minniti (Foto Guido Bossa)

«C’è voluta la testata ad un giornalista ad Ostia per richiamare l’attenzione su un fenomeno che ci vede impegnati in tutta Italia a difesa dei colleghi più esposti, ma che spesso sono i meno tutelati». Ha esordito, invece, il segretario generale aggiunto della Fnsi, Carlo Parisi, intervenendo all’incontro tra i giornalisti e il ministro Minniti.
Ci ha tenuto a sottolineare, Parisi, «la grande responsabilità che ci deve vedere protagonisti nel contrastare i luoghi comuni, di cui in questi ultimi giorni abbiamo avuto esempi clamorosi», ribadendo che «questo appello lo rivolgo nella Sala Walter Tobagi della Federazione della Stampa, che è la casa dei giornalisti, di tutti i giornalisti».
«Non cadiamo nell’errore grossolano di associare la Calabria ad Ostia o viceversa, negando la globalizzaizone delle mafie, – ha incalzato il segretario generale aggiunto della Fnsi – e lo dico da calabrese di Reggio Calabria, al pari del ministro Marco Minniti, con il quale abbiamo sempre combattuto la ’ndrangheta e le sue logiche: mai, io e Minniti abbiamo detto che la mafia non esiste, che la ’ndrangheta non esiste. Al contrario – ha ribadito Carlo Parisi – io e Marco Minniti siamo sempre stati dall’altra parte della barricata e mi preme sottolineare che in Calabria non abbiamo solo la ’ndrangheta, ma anche il ministro dell’Interno, da sempre un persona perbene».
Mentre Michele Albanese, cronista sotto scorta e responsabile per la Legalità del sindacato dei giornalisti, ha voluto porre l’accento sull’amarezza di trovarci in un “Paese dell’odio sociale, dell’odio civile nei confronti di chi cerca di illuminare quel che avviene nelle periferie».
Illuminando, appunto, le «strane saldature tra pezzi di criminalità organizzata e pezzi di un’esasperante predisposizione deviante della politica», il giornalista calabrese si è rivolto ai colleghi, spiegando, ancora una volta, cosa significhi una vita sono scorta: «Cerchiamo di resistere a costo di sacrifici enormi, ma lo facciamo cercando di essere responsabili e di continuare a raccontare un Paese che non può essere abbrutito da chi vuol seminare odio. Noi continuiamo a resistere e cerchiamo di illuminare le periferie, sapendo bene che il crimine in certe zone ha più paura dell’informazione che delle forze dell’ordine». (giornalistitalia.it)

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