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Lunga intervista al settimanale Credere sulla libertà d’informazione e la fede

Regolo: “Giornalisti, il dovere della verità”

MILANO – La difesa della libertà e della verità nell’informazione come valore religioso e non solo professionale. È il messaggio di Luciano Regolo, già direttore dell’Ora della Calabria, premiato con la sua redazione a Ischia nel 2014 per la resistenza alle dure pressioni emerse durante il cosiddetto “Caso Gentile”, in una lunga intervistata pubblicata dal settimanale Credere, diretto da don Antonio Rizzolo, con richiamo di copertina.
Nell’articolo il giornalista e scrittore catanzarese, consigliere nazionale della Fnsi e firma di Giornalistitalia.it, che con Carlo Parisi, segretario aggiunto della Fnsi e segretario del Sindacato Giornalisti Calabria, da tempo è impegnato a portare in tutto il territorio calabrese il tema della lotta contro i bavagli alla libera informazione, racconta il suo cammino di fede dopo il rincontro, nel 2009, con Natuzza Evolo, che aveva conosciuto già quando era adolescente e perso di vista più avanti negli anni, alla quale ha dedicato diversi volumi.
«A un certo punto della mia vita», racconta nell’intervista dal titolo “Basta lustrini, con Natuzza ho incontrato la verità” Luciano Regolo, che ha diretto testate di gossip come Novella Duemila, Eva Tremila e Vip ed ha seguito come giornalista le vicende dei reali, del jet-set e delle star internazionali, «ho incontrato davvero Gesù. Io credo che lui sia via, verità e vita. E cerco, ogni giorno, di testimoniarlo nella mia quotidianità, nella mia professione. Non è facile e a volte si ha paura, è normale. Ma se tradissimo nella vita e nella fede, i valori di onestà e sincerità, sarebbe come morire dentro. Qui non si tratta di fare gli eroi, ma di credere che testimoniare la verità è il nostro dovere, di giornalisti e di cristiani».
Il premio a Ischia? «I premi», spiega Regolo, che ha da poco pubblicato per San Paolo editore, “L’ultimo segreto di Lady Diana”, sull’amicizia tra la principessa d’Inghilterra scomparsa 20 anni fa e Santa Teresa di Calcutta, «non sono importanti, quello che conta è la volontà di compiere scelte di coerenza e di consapevolezza. La nostra professione consiste nel diffondere la verità con coscienza, senza strumentalizzazioni, né enfatizzazioni. A che cosa varrebbe guadagnare una poltrona, se ciò significasse perdere la propria anima?». (giornalistitalia.it)

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