Anno VIII numero
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Colpo di spugna del vescovo Renzo che vieta anche la messa per gli anziani

Natuzza non si cancella con un decreto

Carlo Parisi consegna L’affabulatore d’oro a Natuzza (giugno 2008). Con lui, i vescovi Nunnari e Renzo

PARAVATI DI MILETO (Vibo Valentia) – Amarezza, sconcerto, collera. Sono le sensazioni che esprimono i cenacoli di preghiera mariana e i soci fondatori della Fondazione Cuore Immacolato di Maria, nati per impulso della mistica Natuzza Evolo, di fronte al decreto datato 1° agosto 2017 con cui il vescovo di Mileto Nicotera Tropea, Luigi Renzo, “stoppa” un trentennio di opera caritatevole e devozionale i cui frutti sono ben visibili a chiunque. Non solo il complesso della Villa della Gioia con la grande chiesa e tutte le strutture assistenziali per gli anziani, i pazienti terminali e i giovani in difficoltà, ma anche l’afflusso sempre più nutrito di pellegrini (fino a 30-40 mila presenze) che a ogni ricorrenza mariana si affollano a Paravati per confessarsi, partecipare alla recita del Rosario, alla celebrazione della Messa e all’eucarestia.
Tutte cose ora proibite per volere di sua eccellenza, monsignor Renzo, che ha revocato il decreto di approvazione dello statuto della Fondazione emesso nel 1999 dal suo predecessore, il compianto monsignor Domenico Tarcisio Cortese, vescovo di Mileto Nicotera Tropea dal 1986 al 2007, il quale, evidentemente, riconobbe nella Fondazione uno spirito e una “pratica” pienamente in linea con la dottrina cattolica.
Senza spiegare perché lui stesso per oltre otto anni non ha trovato niente di irregolare nella Fondazione e nel suo statuto e, invece, oggi arrivi addirittura a “sconfessare” l’operato di Cortese, Renzo vieta formalmente alla Fondazione che Natuzza chiamava la «sesta figlia, la più amata» ogni attività di “religione e di culto di qualsiasi natura dentro e fuori la propria sede”, e di “utilizzare per qualsiasi attività di pastorale e culto pubblico la chiesa del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime” che, edificata con regolare autorizzazione dell’ordinario diocesano, con prima pietra benedetta da San Giovanni Paolo II nel 1998 e cantiere benedetto da monsignor Cortese, lui non ha ancora consacrato poiché la Fondazione non ha accolto le modifiche dello Statuto da lui richieste o, meglio, imposte.
Ed è proprio questo il vero punto del dissidio, l’inizio di un braccio di ferro incomprensibile, almeno nell’ottica della fede. Il 1° novembre 2015, dopo la celebrazione della Messa di Ognissanti e in suffragio dell’anima di Natuzza di cui ricorreva il sesto anniversario della morte, Renzo consegnò nelle mani di don Pasquale Barone, presidente della Fondazione, già parroco di Santa Maria degli Angeli a Paravati, una bozza con lo Statuto modificato secondo i suoi desiderata. E subito, 25 giorni dopo, il consiglio d’amministrazione deliberò che una simile modifica era inammissibile.

Da allora con oltre venti lettere Renzo ha continuato a premere perché lo statuto fosse modicato secondo la propria visione, ma lo scorso 22 luglio, nell’assemblea plenaria, ben 116 dei 130 soci fondatori della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime hanno votato no ai ritocchi imposti dal vescovo. Gli scopi con cui è nata la Fondazione, il cui statuto fu per altro volontariamente controfirmato da Cortese, a segno di una personale condivisione profonda, sono sostanzialmente tre: la costruzione della Chiesa, la costituzione dei cenacoli di preghiera (oggi presenti in tutti i continenti), la formazione di un nucleo di sacerdoti, ancelle e laici che custodisse e alimentasse nel tempo la devozione alla Madonna e al Suo Cuore Immacolato per la salvezza di tutte le anime.
I soci fondatori, vedendo che Renzo insisteva nella volontà di cambiare l’assetto statutario, a un certo punto hanno chiesto anche che fosse redatto una sorta di “disciplinare” che regolasse gli eventuali cambiamenti. Ma monsignor Renzo ha detto, anche su quest’ultimo punto (come sulla consacrazione della chiesa), che sarebbe stato fatto solo una volta passate le modifiche dello Statuto suggerite da lui e dai suoi consiglieri. Un atteggiamento che ha acceso subito parecchi dubbi sulle vere intenzioni del vescovo anche perché, contemporaneamente, arrrivò notizia che Renzo avesse contattato la congregazione dei padri rogazionisti per la gestione religiosa della Fondazione, in contrapposizione agli scopi indicati nel testamento spirituale di Natuzza che allude chiaramente alla nascita di «una fraternità» all’interno della Fondazione. Testamento le cui parole, forse proprio per questo e non per motivazioni dottrinali (legate all’apparizione della Madonna non ancora accertata dalla Chiesa, poi tirate in ballo dallo stesso Renzo), insiste nel voler togliere dallo Statuto sostituendole con un semplice richiamo.
Gli scopi per i quali è nata la Fondazione e in nome dei quali ha operato positivamente in tutti questi anni non si possono cambiare, non solo da un punto di vista etico, ma anche giuridico, poiché per legge non si possono modificare gli atti istitutivi di una fondazione di diritto civile, una volta che essa è costituita ed operante, se non con l’assenso di tutti i fondatori e con una particolare procedura. Per altro, l’articolo 1 dell’atto istitutivo per una precisa volontà di mamma Natuzza, che forse presagì il futuro agitato che è il presente odierno, recita testualmente che gli scopi della Fondazione “sono irrevocabili”, non “essenziali”, come Renzo vorrebbe fosse sostituito il termine. Nessuno può cambiare ciò. Neppure avrebbe potuto Natuzza se fosse stata in vita e Renzo gliel’avesse chiesto, magari dicendole, come oggi fa con i soci fondatori, che, se non si cambia lo statuto, lui non consacrerà la chiesa.
Renzo dice che i cambiamenti da lui pretesi, in grado di fare acquisire a lui e a poche persone di sua fiducia il controllo della gestione di ogni attività della Fondazione e non già delle semplici questioni di culto su cui avrebbe sempre e comunque potuto esercitarlo, sono minimi e quasi irrilevanti, però pur di ottenerli non ha esitato a obbligare don Barone e padre Michele Cordiano, i due sacerdoti che hanno operato all’interno dela Fondazione, a dimettersi dalla stessa se non fossero riusciti a convincere i 130 soci a dare il proprio assenso al cambiamento dello Statuto e a ventilare persino una loro sospensione “a divinis” per disobbedienza.

La Madonna di Paravati

Perché tanta insistenza, perché tanto accanimento? E perché soltanto ora che la Chiesa e la Villa della Gioia sono state ultimate?Molti trovano illuminante la parte del suo decreto “censorio” in cui si vieta alla Fondazione la raccolta di offerte in eventuali celebrazioni liturgiche pubbliche che, precisa, potranno comunque tenersi soltanto nella chiesa parrocchiale di Paravati.
Ma è quanto meno sorprendente dal punto di vista dello spirito cristiano il passo con cui Renzo vieta persino la celebrazione eucaristica e la conservazione del S.S. Sacramento nella Casa per Anziani “Pasquale Colloca”, dove risiedono da anni molti persone con gravi difficoltà motorie, che sono state quindi di fatto private di un grande conforto di fede. Ma, nonostante questo, Renzo richiama le parole di papa Francesco nel recente motu proprio “Majorem ac dilectionem”e in particolare nell’articolo 36 che impone di «astenersi da panegirici sui Servi di Dio, la cui santità di vita è tuttora soggetta a legittimo esame… anche fuori dalla chiesa» per non indurre i fedeli «a ritenere a torto che l’inchiesta fatta dal vescovo sulla vita e sulla virtù … comporti certezza della futura canonizzazione dello stesso Servo di Dio».
E anche questa è una “perla” di dubbia coerenza. Non soltanto Renzo ha definito Natuzza nel libro che ha scritto sul suo incontro con la Evolo, pubblicato dall’Editrice Vaticana , “Serva di Dio” prima che la Chiesa abbia emesso la propria pronuncia ufficiale in questo senso, ma ha scritto un oratorio che celebra l’oblazione mistica di Natuzza e i suoi intensi dialoghi celesti con la Madonna e con Gesù rappresentato di recente nel parco archelogico di Scolacium. Parlando con i giornalisti, in quell’occasione, il vescovo ha addirittura raccontato la sua visione onirica: ha sostenuto pubblicamente e con gran risalto mediatico che mamma Natuzza gli avrebbe detto in sogno che il suo volto accigliato apparsogli in precedenza non era il suo, ma quello del diavolo, che intendeva spaventarlo, e di proseguire, quindi, come sta facendo perché questa sarebbe la volontà del Signore. Ma la veridicità profetica di questo sogno è stata già forse approvata dalle competenti autorità ecclesiastiche? Non risulta, anzi questo ha quasi l’aria di uno di quei “panegirici” vietati dal motu proprio di papa Francesco, il quale in una indimenticabile omelia ha anche lanciato un significativo monito ai sacerdoti e ai prelati che antepongono le ragioni o gli interessi personali o di particolari gruppi a quelli di nostro Signore Gesù Cristo.
Che coerenza c’è, da parte di Renzo, nel volersi servire di quanto la Fondazione stessa ha realizzato, stravolgendone l’assetto e la promessa intima della sua ispiratrice?
Natuzza ha detto più volte incontrando dei cronisti che “ci vogliono giornalisti che scrivono col cuore, piuttosto che con la penna”. È ricordando queste sue parole che riteniamo sia giusto fare chiarezza sul poco edificante conflitto che sta paralizzando una devozione che è fra le pagine più belle della recente storia della Calabria, perché Paravati, grazie all’opera della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, è diventato un vero polmone di fede che accoglie pellegrini da ogni parte del mondo. Non a caso, nel 2008, Carlo Parisi, in qualità di segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, consegnò a Mamma Natuzza – a cui è intitolata la sezione calabrese dell’Ucsi, l’Unione Cattolica Stampa Italiana – il Premio “Affabulatore d’oro”, nell’Auditorium della Villa della Gioia, alla presenza di monsignor Renzo, allora al fianco di don Pasquale Barone e padre Michele Cordiano.
Forse, come sostiene il vescovo con i suoi esperti, lo statuto presenta dei difetti, però è innegabile che, come saggiamente intuito dal suo predecessore, ha funzionato, permettendo di raggiungere obbiettivi che trenta anni fa erano ritenuti dai più pura follia e non c’è alcun motivo per ritenere che non possa funzionare anche per il futuro, al fine di raggiungere il completamento di quegli scopi che la Fondazione Cuore Immacolato di Maria si è impegnata a perseguire, proprio come custodi ed esecutori del testamento spirituale di mamma Natuzza, che non si può prestare ad alcuna interpretazione o cambiamento.

Luciano Regolo

Giova ricordare che tutta la Villa della Gioia e la grande Chiesa sono state erette dalla Fondazione nell’assetto che ora si intende stravolgere e che, nel medesimo trentennio, il numero di pellegrini, di persone legate alla devozione mariana del Cuore Immacolato di Maria e all’apostolato amorevole di mamma Natuzza è cresciuto a dismisura. Questi sono i “frutti” sui quali dovrebbe concrentrarsi una valutazione oggettiva. Mentre il decreto di Renzo va nella direzione opposta e rischia di vanificare tale cammino.
L’attività positiva e nel pieno e vivo ossequio della fede cattolica finora compiuta è stata riconosciuta più volte anche dalle massime autorità ecclesiastiche, basti pensare al telegramma che mandò il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, nel 2009, in occasione del primo raduno dei Cenacoli dopo la morte di Natuzza, spronando i devoti a proseguire nel medesimo solco per gli anni a venire.
Io, pur avendo sempre avuto un ottimo rapporto personale, di reciproca e sincera stima con monsignor Renzo, che scrisse anche l’introduzione di due dei miei quattro libri su Natuzza Evolo, e auspicando con sincerità che possa rivedere la sua decisione e, con spirito paterno, ricomporre ogni incomprensione, ritengo che tutti i giornalisti calabresi, anche i non credenti, non possano non riconoscere alla Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime e ai due sacerdoti, don Pasquale Barone e padre Michele Cordiano, rispetto e gratitudine per l’opera d’alto valore etico, religioso, culturale e sociale finora eseguita. Così come penso, e me lo conferma il tam-tam scatenatosi sui social net-work nelle ultime ore, che si debbano al più presto rinuovere gli ostali eretti a una devozione che è ingiusto vietare per motivi incompresi dalla maggior parte dei fedeli e che di certo contrastano con i sentimenti di milioni di persone, colpite nell’intimo dal messaggio d’amore cristiano e dall’immensa eredità spirituale di Mamma Natuzza.
(giornalistitalia.it)

Luciano Regolo

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