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Da oggi in libreria l’ultimo libro del giornalista calabrese già vice direttore della Tgr Rai

Mimmo Nunnari spiega la Calabria agli italiani

Mimmo Nunnari immortalato tra le meraviglie della sua Calabria

REGGIO CALABRIA – “Metà inferno e metà paradiso, terra di misteri e ombre nere, ricca di intelligenze, di gente onesta e accogliente, scenario di grandi bellezze e custode di un immenso patrimonio archeologico, ma con un destino che appare irrimediabilmente segnato dalla minaccia del potere mafioso. Ma perché la Calabria è così? O è vista in questo modo dagli italiani?”.
È questo l’incipit del nuovo libro di Mimmo Nunnari “La Calabria spiegata agli italiani” (Rubbettino editore, pagine 200, euro 15) da oggi in libreria su tutto il territorio nazionale. Un libro che non nasconde i mali interni della Calabria, che ci sono e sono tanti, ma che tenta di fare chiarezza sul mancato sviluppo di un’antica regione mediterranea oggi diventata sud del sud, simbolo di degrado civile e arretratezza. Le cause di questa “anomalia italiana”, unica nell’Occidente sviluppato, – scrive Nunnari – vanno cercate anzitutto in quel vizio d’origine dello Stato italiano che l’ha considerata da sempre, fin dall’Unità, “zona da sacrificare”, all’unico scopo di favorire lo sviluppo di altri territori, soprattutto del Nord. Nella mappa delle zone italiane “sacrificate”, la Calabria occupa la parte più rilevante: è la più povera, esclusa, sottosviluppata. Un concentrato di patologie inestricabili, con proiezioni future cupe e nel migliore dei casi a mezza tinta, scrive Nunnari.
E spiega che la Calabria è uno spazio spaesato, dentro uno scenario di grande bellezza dove futuro e rovine sembrano termini incongrui. Eppure quest’Italia, caduta ai margini, suggerisce secondo l’autore, narrazioni differenti rispetto gli abusati stereotipi dei media e ai preconcetti del mondo culturale. Richiede un racconto inatteso, che faccia riemergere una storia negata; la tenacia di un’umanità forte, la consapevolezza che il senso del limite è stato varcato e che bisogna correre ai ripari.
“È ora – afferma Nunnari – di dire basta e invertire, con l’impegno di tutti, la marcia della corsa verso il precipizio di questa terra antica. La Calabria è una polveriera sociale e può scoppiare da un momento all’altro, con conseguenze che non sono, per loro natura, prevedibili. Impegno, sacrificio e coraggio di magistrati e forze dell’ordine non bastano più, da soli, per far risorgere una regione a lungo umiliata, colonizzata, abbandonata, senza diritti e pari opportunità, come per tutti gli altri territori del Paese. Se la Calabria s’inabissa, – conclude Nunnari – l’Italia, tutta, con le sue fragilità, i populismi, la corruzione diffusa, rischia inevitabilmente di affondare”. (giornalistitalia.it)

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