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Il 13 luglio l’assemblea dei creditori, ma i soldi non coprono neppure il 20% del debito

È l’Ora del fallimento, salvo complicazioni

I giornalisti dell’Ora della Calabria con il direttore Luciano Regolo e il segretario generale aggiunto della Fnsi, Carlo Parisi, davanti alla Prefettura di Cosenza. Tre anni e mezzo dopo la forzata chiusura del giornale si attende ancora giustizia

COSENZA – Ennesima puntata nell’interminabile odissea de l’Ora della Calabria. Il gruppo C&C, la società che editava la testata, ben tre anni fa, dopo il “Caso Gentile” e il rifiuto della redazione di accettare il passaggio di proprietà a Umberto De Rose – lo stesso stampatore protagonista della telefonata del “cinghiale ferito” e simulatore del guasto alla rotativa, che impedì l’uscita del giornale la notte tra il 18 e il 19 febbraio 2014 – è stata messa in liquidazione societaria.

Da allora, nonostante i ripetuti appelli di chi scrive, in qualità di direttore del quotidiano, e del segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria e segretario generale aggiunto della Fnsi, Carlo Parisi, alle autorità competenti, nonostante la C&C non realizzasse alcun utile e avesse un passivo, accertato giudizialmente, di oltre un milione e centomila euro, nessuno ha chiarito come mai non sia stato dichiarato il fallimento dello stesso gruppo editoriale.
Neppure la Commissione Antimafia ha risposto alle e-mail da me indirizzate più volte su questo argomento e sulle lungaggini giudiziarie del processo a carico di De Rose per tentata violenza privata nell’“Oragate”.
Durante il mio colloquio con la stessa Commissione, nel giugno 2014, l’onorevole Enza Bruno Bossio si affannò a spiegare che la liquidazione non era, a suo avviso, una conseguenza della “notte del cinghiale”, ma solo dei problemi finanziari dell’editore, che non poteva ricapitalizzare, essendo stati in quel periodo i beni della famiglia Citrigno, proprietaria della C&C, posti sotto sequestro dalla Procura di Cosenza, sequestro poi, oltre un anno fa, definitivamente annullato.

Il liquidatore Giuseppe Bilotta

Ma questa spiegazione, com’è fin troppo evidente, non ha alcun senso. E non lo aveva neppure la scelta del liquidatore, il ragioniere Giuseppe Bilotta, già commercialista di Piero Citrigno, né l’altra “coincidenza” che Bilotta avesse incaricato come legale Ugo Celestino, da tempo avvocato di fiducia dello stesso imprenditore cosentino. Il liquidatore non dovrebbe certo agire in base ai voleri dei proprietari dell’azienda, ma Bilotta, al tavolo di confronto con il prefetto di Cosenza, Gianfranco Tomao, davanti a questi, a Parisi, al sottoscritto, al Cdr dell’Ora, non ebbe remore a dichiarare che non poteva prendere alcun impegno «senza prima aver consultato i proprietari». Una gaffe che provocò anche la veemente reazione di Tomao.
Né ci fu pudore di sorta, da parte di Bilotta, nel far cambiare la serratura della redazione, secondo i voleri di Alfredo Citrigno, editore incaricato del quotidiano, per far terminare definitivamente l’occupazione – protrattasi per tre mesi – da parte dei giornalisti, senza che nessuno di noi potesse neppure sgomberare la propria scrivania o salvare i file contenuti nel proprio computer. Anche quest’obbrobrio fu denunciato vanamente. Come già lo era stato quello dell’oscuramento del sito della testata per impedire ai giornalisti di denunciare le pesanti situazioni vissute.
Nuovo bavaglio, poi schivato con l’apertura del blog Lorasiamonoi.

Umberto De Rose

Ma c’erano tante altre zone d’ombra nella liquidazione della C&C. Per esempio, il fatto che l’unico che avrebbe avanzato una proposta di acquisto della testata, secondo Bilotta, sarebbe stato proprio De Rose, e questi, mentre, a ridosso del Caso Gentile, aveva minacciato di far fallire l’azienda invocando subito il suo credito di quasi un milione di euro (aveva continuato a stampare senza mai ricevere il corrispettivo, come già accaduto per Calabria Ora, sempre con gli stessi proprietari), dopo aver raggiunto un’intesa con la famiglia (nella classica logica dell’accorduni), era pronto a rilevare lui la testata.
Poiché l’affare non riuscì per la reazione veemente dei colleghi e mia, De Rose ripiegò per la stampa del Garantista diretto da Piero Sansonetti (già direttore di Calabria Ora e poi dell’Ora della Calabria). Lo stampatore non percepì alcunché dall’editore, invece intascò gran parte dei contributi statali, mentre gli stipendi dei giornalisti, chiuso il Garantista, non furono mai erogati. Sempre con la stessa tecnica “gratuita”, De Rose provvide in seguito alla stampa delle Cronache delle Calabrie. E ancora nessuno fa luce sul mistero di un imprenditore che non ha problemi a tenere in piedi la propria attività senza mai essere pagato.

Alfredo Citrigno

Carlo Parisi e Luciano Regolo nella redazione occupata de l’Ora della Calabria

Ma forse l’enigma più fosco resta quello del perché il liquidatore non abbia subito, già tre anni fa, portato i libri contabili al tribunale fallimentare, poiché fin dall’inizio era evidente che c’erano solo spese da saldare e alcun credito da acquisire.
I debiti dichiarati nella proposta di concordato con i creditori sono quasi la metà di quelli effettivi, accertati dal commissario giudiziale, Fabio De Buono. Questi ha stilato una relazione dettagliata sullo stato effettivo del bilancio della C&C, nelle cui conclusioni si legge: «Lo scrivente esprime il proprio personale avviso che, allo stato attuale delle conoscenze e delle informazioni disponibili, la prosposta di concordato preventivo avanzata dalla società non permette di soddisfare i creditori privilegiati al 100% e non permette di soddisfare i creditori chirografari nella misura minima del 20% stabilita dalla legge. Ciò premesso il sottoscritto ritenendo di aver adempiuto agli obblighi previsti dalla normativa vigente ringrazia il Tribunale per la fiducia accordata». A questo punto, il prossimo 13 luglio, si terrà l’assemblea dei creditori che dovranno esprimersi sulla proposta della società. Difficile immaginare un loro avviso autolesionista, diverso da quello espresso da De Buono. Di fronte al voto contrario, quindi, dovrebbe essere dichiarato il fallimento della C&C. Questa sembra al momento l’unica decisione possibile da parte del giudice, Francesca Goggiamani. A meno che non vengano fuori altre discutibili situazioni, simili a quelle che hanno già costellato la storia infinita e poco edificante della liquidazione della C&C. (giornalistitalia.it)

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