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Il tecnico Davide Maxwell oggi in aula: “De Rose mi chiese di farla sulla rotativa”

Oragate: confermata la falsa perizia

COSENZA – Davide Maxwell ha confermato oggi in aula quello che aveva già detto il 16 gennaio: «De Rose mi chiese di fare una perizia falsa sulla rotativa».
Il processo sull’Oragate, che vede imputato lo stampatore Umberto De Rose per tentata violenza privata relativamente alla mancata uscita dell’Ora della Calabria il 19 febbraio 2014 quando il quotidiano diretto da Luciano Regolo non andò in edicola perché, in prima pagina, riportava la notizia di un’indagine a carico di Andrea Gentile (le accuse poi caddero), figlio del senatore Tonino che stava per diventare sottosegretario del governo Renzi (la sua nomina fu stoppata – ma solo temporaneamente – proprio per il clamore suscitato dall’Oragate).
«Quel giorno non erano riusciti a stampare il giornale di un editore – ha confermato Maxwell in aula – e mi chiesero di fare un rapporto dove ho attestato che la macchina non funzionava». Il tecnico questa volta era accompagnato da legale d’ufficio (l’avvocato Guido Siciliano), perché rischia di essere incriminato per falsa testimonianza durante le indagini.
La gravità delle affermazioni fatte dal tecnico, a marzo, quando ha ammesso, senza tentennamento, di aver prodotto un certificato falso per attestare una rottura che in realtà non ci fu, portò il giudice del Tribunale di Cosenza Manuela Gallo a sospendere l’esame del testimone e rinviare l’udienza a oggi. Udienza in cui Maxwell ha confermato le sue precedenti dichiarazioni che hanno, di fatto, confermato i risultati della perizia disposta dalla Procura sulla rotativa e che ha dimostrato come il macchinario fosse funzionante.
Davanti alla Gallo erano presenti lo stampatore Umberto De Rose (difeso dagli avvocati Franco Sammarco e Marco Amantea), il pubblico ministero Domenico Frascino e Giulio Bruno, avvocato del direttore della testata Luciano Regolo, costituitosi parte civile nel processo. 
Fu proprio il direttore Regolo a registrare il colloquio fra lo stampatore e Alfredo Citrigno,
la famosa telefonata del «cinghiale ferito», in cui De Rose consigliava all’editore di non pubblicare la notizia.
Dopo Maxwell, è stato ascoltato anche il maresciallo Antonio Fiore che, nel 2014, fece le indagini e acquisì la telefonata fra l’editore della testata Alfredo Citrigno e Umberto De Rose, registrata dal direttore Luciano Regolo. La difesa dello stampatore ha incalzato il maresciallo sulla sofisticazione della telefonata e Fiore ha risposto sì di non avere le competenze per dire se la registrazione sia stata modificata o meno, ma ha anche ribadito che i file e i tempi della registrazione erano corrispondenti. Si torna in aula il 21 aprile. (giornalistitalia.it)

Francesco Cangemi

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