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Petizione bavaglio contro la giornalista Dell’Acqua

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Enza Dell’Acqua

VIBO VALENTIA – L’ultimo dell’anno Enza Dell’Acqua lo ha passato in una caserma dei carabinieri a sporgere denuncia. La cronista dellaredazione di Vibo Valentia de “Il Quotidiano del Sud” è stata vittima di un episodio veramente sgradevole. Nel suo paese, Nicotera, un gruppo di persone si è unito sotto la sigla “Movimento 14 luglio” per raccogliere firme contro di lei e inviarle poi al direttore del suo giornale con l’obiettivo di mandarla a casa. Il motivo, secondo questo documento-petizione, è da ricercare nel fatto che la Dell’Acqua farebbe «scorretta informazione» sulla situazione idrica della città, denunciandone, nei suoi articoli, i problemi. La giornalista è nel mirino già da un po’.
È stata lei, infatti, a scrivere di un elicottero atterrato in paese per il matrimonio del nipote del boss e che ha portato gli sposi proprio in centro, in barba a tutte le procedure di legalità. Una vicenda che portò, nell’ottobre scorso, alle dimissioni del sindaco di Nicotera, Franco Pagano, che, nel recente passato, aveva denigrato la giornalista pubblicamente per la sua conformazione fisica.
Per Enza Dell’Acqua, però, i problemi legati alla sua attività di cronista non sono finiti qui. Un mesetto fa, infatti, la giornalista, insieme a Lia Staropoli, presidente dell’associazione antimafia ConDivisa, è stata vittima di attacchi molto pesanti all’interno di un gruppo Facebook denominato “Al di sopra della legge – Intoccabili autorizzati a delinquere” fondato da persone vicine ad alcune famiglie criminali del vibonese e poi chiuso dalla polizia postale. Tutte queste vicende sono state segnalate dalla giornalista alle forze dell’ordine.
«Come se non bastassero le querele temerarie e le minacce di morte, adesso ci troviamo a fare i conti persino con la raccolta di firme, che non esiterei a definire come una vera e propria petizione bavaglio, contro il giornalista, in questo caso la giornalista, che non piace al “potente” di turno: di questo passo cosa dovremo aspettarci la prossima volta?». Commenta così quanto sta accadendo ad Enza Dell’Acqua, Carlo Parisi, segretario generale aggiunto della Federazione nazionale della stampa e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, che, esprimendo «piena solidarietà alla collega», tiene a ribadire che «non basterà di certo un’improvvisata raccolta di firme per fermare il diritto di cronaca».
«A rendere ancor più grave e preoccupante la vicenda che vede la giornalista del Quotidiano come bersaglio – incalza Parisi – è il fatto che tutto ciò stia succedendo in Calabria, una regione, una terra in cui c’è bisogno più che altrove di informazione, di sapere, di conoscere, di portare alla luce quanto accade ogni giorno più e meno sommessamente. È in questo senso che i cittadini dovrebbero muoversi, organizzarsi e manifestare. Per rivendicare il sacrosanto diritto di essere informati. Sempre e comunque. Anche, anzi soprattutto quando la verità è amara». (giornalistitalia.it [2])

Francesco Cangemi

ORDINE E SINDACATO GIORNALISTI DELLA CALABRIA: «INACCETTABILE CACCIA ALLA STREGA»

CATANZARO – Raccolta firme, accuse di mistificazioni giornalistiche, attacchi di vario genere su Facebook finalizzati alla delegittimazione. È quanto, incredibilmente, sta accadendo ai danni della giornalista Enza Dell’Acqua, corrispondente da Nicotera de “Il Quotidiano del Sud” e fatta oggetto, ormai da mesi, di una sorta di “caccia alla strega” da parte di alcuni suoi concittadini.
La “colpa” di Enza Dell’Acqua è quella di scrivere cose vere, accadute, ma che a molti non piace vedere pubblicate sui giornali. L’esempio classico è quello della notizia relativa allo “sposino” che, per la cerimonia, arriva in elicottero sulla piazza principale di Nicotera. La collega Dell’Acqua ha dovuto presentare ai carabinieri il 31 dicembre, a tutela della propria onorabilità e della propria professionalità, una dettagliata denuncia per diffamazione. Nell’esprimere la solidarietà dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria e del Sindacato Giornalisti della Calabria alla collega Dell’Acqua, siamo sicuri che le forze dell’ordine e la magistratura produrranno ogni sforzo al fine di garantire alla stessa collega la serenità necessaria per continuare, in un ambiente certamente difficile, il proprio lavoro.

ALBANESE (FNSI): «SI AVVELENA UN CLIMA GIÀ PESANTE IN UNA ZONA AD ALTA DENSITÀ MAFIOSA»

VIBO VALENTIA – In alcuni negozi di Nicotera, nel vibonese, è in atto una raccolta firme per una petizione promossa dal “Movimento 14 luglio” contro la giornalista del Quotidiano del Sud Enza Dell’Acqua accusata di fare “scorretta informazione”. Accusa che si riferirebbe alla potabilità dell’acqua che a Nicotera sta provocando problemi da tempo e che è al centro di un’inchiesta della magistratura. Sulla vicenda è intervenuto Michele Albanese, delegato nazionale alla Legalità della Fnsi, il sindacato dei giornalisti.
«La replica ad un articolo è un diritto sancito dalla legge – afferma in una dichiarazione Albanese – ma arrivare ad avviare una petizione per accusare un giornalista, in questo caso una giornalista, di killeraggio e di diffamazione è violenza pura, verbale per il momento, ma di violenza si tratta. Un atto che crea sconcerto per il metodo usato che potrebbe creare pericoli alla collega Enza dell’Acqua, corrispondente del Quotidiano del Sud da Nicotera in provincia di Vibo Valentia, protagonista di questa triste ed inaccettabile vicenda. Avviare una petizione pubblica può portare qualcuno a gesti inconsulti e quindi esporre a rischi la collega. Mi auguro che il movimento civico che ha dato origine all’iniziativa recuperi il valore del confronto civile e democratico e abbandoni scelte ed iniziative che avvelenano il clima già di per sé pesante in una zona ad alta densità ‘ndranghetistica».
Nicotera, nei mesi scorsi, è stata teatro della vicenda dell’elicottero atterrato nella piazza del paese in occasione di un matrimonio. Vicenda su cui sta indagando la Procura della Repubblica e che ha contribuito allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose – per la terza volta in 15 anni – al termine di un’istruttoria avviata ben prima della vicenda degli sposi in elicottero. (ansa)