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Almeno secondo L’Espresso che cita il piano per la nuova informazione del dg

Tgr Rai: quella della Calabria è da applauso

Alfonso Samengo

ROMA – Regioni che scendono, e pure di brutto, altre che salgono nella “classifica” che emerge dal piano editoriale per la nuova informazione targata Rai. Un documento delicato e prezioso, quello nelle mani del direttore generale di viale Mazzini, Antonio Campo Dall’Orto, di cui L’Espresso ha ripreso – e pubblicato – alcuni stralci. Veniamo, così, a sapere che, tra le 21 Testate Giornalistiche Regionali quella della Calabria merita addirittura l’applauso. La ragione è messa nero su bianco sul documento a cui fa riferimento il settimanale: la Tgr Calabria “in un anno ha completamente cambiato il proprio prodotto, che era antiquato e molto condizionato dalla politica”.
C’è di più, perché, nel piano desecretato dall’Espresso, è spiegato chiaramente che il cambio di rotta avvenuto all’interno della redazione calabrese della Tgr Rai sotto la guida di Alfonso Samengo – redazione oggi retta ad interim dal vicedirettore Renato Cantore – ha portato “i notiziari televisivi, Buongiorno Regione e le rubriche di questa sede” ad essere annoverati “tra i migliori di tutte le sedi regionali”.
Insomma un gran bel risultato e, soprattutto, un’innegabile soddisfazione. Di quelle che, dice bene L’Espresso, rincuorano. Primo, perché il risultato ottenuto in un anno e poco più dalla Tgr Rai Calabria è la dimostrazione tangibile del fatto che, se si lavora bene, si va avanti meglio. Secondo, il livello di qualità riconosciuto dal piano editoriale di viale Mazzini alla sede calabrese dell’informazione targata Rai certifica che è possibile farlo – lavorare bene – anche in una regione, la Calabria, che di difficoltà ne patisce tante. Eppure stavolta emerge perché è…la migliore. Non il fanalino di coda. Non saranno stati, invece, troppo contenti i colleghi della Tgr Abruzzo nel leggere quanto recita il documento nelle mani di Campo Dall’Orto, che parla, a proposito della testata abruzzese, di un “prodotto di qualità incostante”, di una redazione con “alcuni casi delicati”, di una sede “in pessime condizioni” e “non ancora passata al digitale”, senza “alcun mezzo satellitare per dirette”, di una pagina Facebook in stato di “semi abbandono”. Secondo il piano editoriale, inoltre, in Abruzzo sul processo produttivo “pesa molto l’arretratezza delle dotazioni tecniche, davvero preistoriche”.
Non va gran che meglio in Puglia, dove la Tgr Rai è rappresentata da una “redazione piuttosto stanca e insoddisfatta”, o in Umbria, visto “il numero risicato dei redattori, l’impossibilità di sceglierli, il budget ridotto e l’assenza di formazione”. Non brilla neppure la Tgr Rai di una regione fiorente come l’Emilia Romagna: il documento parla di una redazione che “soffre da anni di grossi conflitti interni”, “rapporti complicati con le testate nazionali”, a cui si aggiunge un “prodotto radiofonico decisamente meno curato di quello televisivo”. Meno male che, a far sorridere il direttore generale, c’è la Tgr Liguria: “una delle testate regionali che più lavorano anche con i nazionali fornendo servizi, collegamenti e approfondimenti di livello generalmente molto buono e non solo di cronaca”.
Chi scende e chi sale, insomma. D’altronde è la Rai, di tutto, di più. (giornalisititalia.it)

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