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La ‘ndrangheta è solo disonore e debolezza

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La conferenza stampa di presentazione della Nota pastorale della Cec

REGGIO CALABRIA – La Nota della Cec ha un titolo e un sottotitolo. Probabilmente è il sottotitolo quello che attrae di più, magari anche i giornalisti, perché lì si parla di una Nota Pastorale sulla ’ndrangheta. Mentre il titolo afferma qual è il “cuore” e il “perché” di questa Nota: “Testimoniare il Vangelo”.
Cioé, cari amici, noi Vescovi calabresi non ci siamo impegnai a scrivere questo documento “contro” qualcuno, ma “per” annunciare la Verità eterna del Vangelo di Gesù Cristo.
E’ chiaro che questo annuncio diventa come una “spada affilata” e trafigge chi si pone in una situazione opposta al Vangelo. Ed è qui che si radica il discorso sulla ’ndrangheta. Chi ne fa parte non solo tradisce il Vangelo, ma è come se vivesse calpestandolo ogni giorno.
Vi spiego ora in estrema sintesi i contenuti di questa Nota. L’Indice stesso è in proposito abbastanza chiaro.
Quattro sono le tematiche affrontare. La prima: la Chiesa esperta in umanità. In questa prima frontiera noi Vescovi mettiamo a fuoco da una parte le meraviglie della terra di Calabria e dei Calabresi, i doni che Dio ci ha fatto, i valori che vengono vissuti e custoditi da millenni; ma, dall’altra parte, evidenziamo gli aspetti negativi che deturpano questa terra: dalla disoccupazione al vuoto di certezze, di fiducia, di speranza; dalla corruzione diffusa ad una politica spesso distante dai bisogni della gente; dalle insidie che si profilano oggi all’orizzonte per il diffondersi della cultura del relativismo a un pericolo grave, che è ormai una tragedia, che esiste da tanti decenni: quello della ’ndrangheta.
Di fronte agli aspetti meravigliosi e a quelli deleteri, la Chiesa, esperta in umanità, vuole porsi come Madre: al fine di sostenere ogni scenario il “bene” e di denunciare ogni panorama il “male”. Per fare questo la Chiesa ricorda appunto il suo essere Madre: a cui ogni figlio può rivolgersi, perché nulla di ciò che è umano è lontano dal cuore della Chiesa. Ho detto “nulla di ciò che è umano”. Ma la mafia è appunto qualcosa di “disumano”.
La seconda: la Chiesa dinanzi al doloroso male della ’ndrangheta. In questa seconda frontiera, noi Vescovi facciamo riecheggiare l’eco di alcune parole indimenticabili, quali quelle di Papa Wojtyla ad Agrigento e quelle di papa Bergoglio a Sibari; ma ricordiamo anche tante prese di posizione lungo questi ultimi 70 anni dell’episcopato calabrese.
Presentiamo poi in maniera davvero toccante qual è il volto reale della mafia e della ’ndrangheta, senza mezze parole, ma con una chiarezza estrema, che va alla radice di questo fenomeno aberrante, che è in tutta evidenza opera del Maligno.
Un fenomeno, che è insieme l’antistato, con le forme di dipendenza, che crea nei paesi e nelle città; e l’anti-religione, con i simbolismi e gli atteggiamenti utilizzati al fine di guadagnare consenso.
La conclusione non può essere che una: chi fa parte della mafia – anche se non ha ricevuto una scomunica scritta – si pone automaticamente fuori dalla comunione ecclesiale.
La terza: la Chiesa e le Istituzioni dello Stato. La terza tematica è la più breve fra tutte. In essa viene posto in luce il rapporto di convinta collaborazione, che deve esistere tra la Chiesa e le Istituzioni civili, nel rispetto ovviamene del proprio ambito e della propria missione, al fine di combattere il male e di estirparlo alla radice: da una parte la Chiesa soprattutto con l’opera educativa; dall’altra le Istituzioni con tutti i mezzi messi a disposizione dalle leggi. Viene ribadita la stima che la Chiesa ha, particolarmente, verso la Magistratura e le Forze dell’Ordine; distinguendo ovviamente le dinamiche della loro azione, che sono diverse. E sottolineando che la Chiesa è Madre, agisce anche in foro interno e desidera la salvezza di ogni essere umano, perfino del peccatore più incallito.
La quarta: messaggio di speranza e invito alla conversione. In quest’ultima tematica, che è la più estesa, si affronta il tema del “cammino verso la conversione”. Si rievocano alcune grandi conversioni raccontate dal Vangelo per mettere in luce la necessità del “cambiamento concreto” di vita. Non ci si può convertire a parole. La conversione, anche se comincia nell’interiorità, deve diventare poi in qualche modo “visibile”.
E’ un percorso irto di fatiche, ma non impossibile. E’ chiaro che è difficile, data la natura della mafia e della ‘ndrangheta: e qui vengono ancora ribaditi alcuni aspetti del “male assoluto” che l’associazione malavitosa rappresenta e del suo porsi assolutamente fuori dalla Chiesa. Ma, ripeto, è un percorso non impossibile.
Per questo, noi Vescovi lanciamo – con la forza del Vangelo – un grido di speranza. Un grido di “attesa”.
Vorremmo che iniziasse davvero una stagione nuova della nostra storia, mettendo nel campo della vita dei calabresi i semi per un rifiorire della legalità, dell’onestà, dell’altruismo, del rispetto e, perfino, dell’amore fraterno.
In quest’ultima tematica facciamo anche un annuncio ufficiale: la creazione di un Direttorio, nel quale quanto in questo Documento offriamo come riflessione diventerà “legge” all’interno della comunità ecclesiale, con i risvolti concreti e le norme che guideranno la vita di tutti i giorni.
Conclusione: tutto questo “nasce” nel giorno della “nascita” del Signore. Non è solo una coincidenza. E’ un auspicio. Una speranza. La nota pastorale [2]

+ Salvatore Nunnari
arcivescovo Presidente dei Vescovi Calabresi