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Internet: infettati oltre 25.000 server nel mondo

ROMA – Gli esperti del centro ricerche internazionale ESET NOD32, in collaborazione con diverse agenzie nazionali per la sicurezza informatica, hanno scoperto una capillare campagna cyber-crime, che ha preso il controllo di oltre 25.000 server Unix in tutto il mondo. L’attacco, ribattezzato dai ricercatori ESET “Operazione Windigo” (dal nome della creatura cannibale della mitologia dei nativi Americani Algonchini), ha provocato l’invio di milioni di mail di spam da parte dei server infetti.
La complessa struttura di questo sofisticato malware è stata disegnata per sabotare i server, infettare i computer collegati alla rete e rubare informazioni. Tra le vittime dell’Operazione Windigo anche kernel.org (il sito di distribuzione ufficiale dei sorgenti Linux) e cPanel (tool grafico per la realizzazione e la gestione di siti Internet).
“La vasta Operazione Windigo si è sviluppata negli ultimi tre anni, passando quasi inosservata agli occhi della comunità internazionale degli esperti di settore, e attualmente ha preso il controllo di 10.000 server”, ha dichiarato il capo ricercatore ESET MarcEtienne Leveillè.
“Più di 35 milioni di messaggi di spam sono stati inviati ogni giorno ad account di utenti ignari, intasando le caselle di posta e mettendo a rischio i sistemi informatici. Peggio ancora, ogni giorno oltre mezzo milione di computer è a rischio infezione, nel momento in cui visitano i siti contaminati dall’Operazione Windigo, che li reindirizzano verso programmi e pubblicità malevoli”.
Mentre i siti web colpiti da Windigo tentano di infettare i PC Windows attraverso programmi malevoli (exploit kit), gli utenti Mac sono in genere bersagliati da annunci di siti di dating, mentre i possessori di iPhone vengono reindirizzati a contenuti pornografici online.
“Questa minaccia è davvero molto seria ed è necessario che i webmaster prestino la massima attenzione, mettendo in atto tutti i comportamenti necessari per proteggere e tutelare non solo i propri sistemi, ma anche tutto l’eco-sistema Internet. Pochi minuti possono fare la differenza per bloccare l’ulteriore propagazione del malware”, dice Leveillè. (Asca)