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Cosenza premia il giornalista Vincenzo d’Atri

Vincenzo d’Atri premiato dal Comune di Cosenza

COSENZA – “Il Cosenza Calcio senza la storia raccontata da Vincenzo d’Atri sarebbe come una notte senza luna e senza stelle”. Scomoda Confucio, parafrasandone un aforisma, ma dice la pura e sacrosanta verità Maria Lucente, vice presidente della Commissione Cultura del Comune di Cosenza, nel tratteggiare la figura del giornalista Vincenzo d’Atri, a proposito del suo impegno e della sua passione per i colori rossoblu cui ha dedicato l’intera carriera giornalistica (tra i volti più popolari della Rai regionale) ma anche quella di narratore ineguagliato e, probabilmente, inarrivabile, delle gesta pedatorie della squadra della città dei Bruzi.
L’altra sera, Vincenzo d’Atri, decano dei giornalisti calabresi (82 anni, professionista dal 1 settembre 1956 ed attuale revisore dei conti dell’Odg Calabria), è stato festeggiato nel salone di rappresentanza di Palazzo dei Bruzi, in occasione del centenario del Cosenza Calcio, dalla Commissione cultura presieduta da Claudio Nigro che gli ha assegnato un riconoscimento sia per la sua attività giornalistica che per essere stato autore dei volumi “Cosenza, storia in rossoblù” che documentano con dovizia di particolari tutta la storia del Cosenza Calcio, da quando vide la luce come Società Sportiva “Fortitudo”, quando il rosso e il blu non avevano ancora fatto la loro comparsa sulle maglie dei calciatori che allora vestivano una casacca verde e azzurra. Verde come i boschi della Sila e azzurra come lo stemma della città. Poi, in omaggio ai grifoni del Genoa, la prima squadra a vincere il titolo italiano, il rosso e il blu presero il sopravvento e accesero le passioni. Come quella di Vincenzo d’Atri. Che ama riassumere in un aneddoto che, ora che si gode la pensione, lontano dagli schermi telvisivi che lo hanno reso popolarissimo, racconta senza la preoccupazione di recare un dispiacere ai tifosi delle altre città calabresi e di violare ogni forma di par condicio calcistica.
“Molti amici e spettatori televisivi mi hanno confessato – ha raccontato d’Atri durante l’incontro in commissione cultura – che quando si sintonizzavano sul canale della Rai regionale per seguire il telegiornale e, come spesso capitava la domenica, ero io a condurlo, già dal mio buona sera si accorgevano se il Cosenza avesse vinto o perso. Evidentemente la mia espressione tradiva o la felicità della vittoria o lo scoramento della sconfitta o, ancora, una delusione a metà, nel caso di un pareggio”.
A festeggiare il giornalista cosentino, ma di origine castrovillarese, anche l’assessore allo sport del Comune di Cosenza, Carmine Manna. Ma all’appuntamento non hanno voluto mancare anche la figlia di d’Atri, Gabriella, anche lei giornalista Rai, e la nipote Alessia. Tra gli amici, padre Fedele Bisceglia, leader riconosciuto del tifo ultrà rossoblu.
Nelle vesti di relatore della commissione cultura, il consigliere Mimmo Frammartino che, all’epoca della promozione del Cosenza in serie B, nel 1988, era assessore allo sport. Per Frammartino “Vincenzo d’Atri è lo storiografo del Cosenza Calcio nel vero significato del termine. Inimmaginabile la mole di dati e di notizie che d’Atri ha fornito sulla storia del Cosenza, accanto alla narrazione della storia della città dal punto di vista politico, economico e culturale, così come ha fatto nel volume “Cosenza alle soglie del terzo millennio”.
All’incontro ha partecipato, oltre al presidente Nigro e alla vice presidente Lucente, anche il consigliere Francesco Perri, mentre il presidente della Commissione sport Francesco Spadafora, assente per impegni precedentemente assunti, ha inviato una lettera che è stata letta dal presidente Nigro. A d’Atri Spadafora ha rivolto il suo personale ringraziamento “per l’encomiabile opera di memoria portata avanti e che appartiene ormai al bagaglio culturale della Cosenza sportiva”.
Visibilmente commosso, quando arriva il momento di dire la sua, Vincenzo d’Atri ringrazia la commissione cultura “per la grande manifestazione di affetto”, ricorda il periodo in cui scrisse la sua storia in rossoblu, stimolato anche dal sindaco di allora Giacomo Mancini, “che volle fortemente la pubblicazione dei due volumi” e rimarca che quello raccolto nei due libri sulla squadra di calcio della città “è un racconto senza fine, perché senza fine è il suo protagonista: il Cosenza”.
E mentre sullo schermo del salone di rappresentanza scorrono le immagini della storica promozione in serie B del 1988, parte la musica del nuovo inno del Cosenza, composto per il centenario da Gino Scaglione e inserito in un cd pubblicato per l’occasione ed il cui ricavato andrà a sostenere la realizzazione di un’opera per aiutare i bambini diversamente abili. Un inno, quello di Scaglione, che si aggiunge a quello storico e intramontabile del compianto Tonino Lombardi che evoca pagine epiche e senza fine della storia in rossoblu.