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Per il presidente dell’Inpgi non basta proteggere chi ha problemi di lavoro, per quello della Casagit prima di tutto la solidarietà

Un contratto di sviluppo che produca occupazione

Andrea Camporese

Daniele Cerrato

MILANO – “Non basta un contratto che protegga chi ha problemi di lavoro e che sia inclusivo, cioè che ricomprenda e tuteli l’intera categoria, ma è necessario un contratto di sviluppo che produca occupazione”. Questa, in sintesi, la posizione del presidente dell’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti, Andrea Camporese, sul rinnovo contrattuale fra Fnsi e Fieg, sindacato ed editori.
“In un settore che ha perso il 13% dell’occupazione stabile (2.200 contribuenti dal 2009 ad oggi, 200 nel primo mese del 2014)  e che vede l’aumento del 230% degli ammortizzatori sociali rispetto al 2009 – ha affermato Camporese – è necessario continuare in un’azione di negoziazione delle parti sociali per arrivare a un contratto di lavoro che mantenga equità inter-generazionale, che includa i giovani e che stia in un contesto più generale che è quello segnato dalla legge che finanzia 120 milioni per l’editoria recentemente approvata”.
“Finanziamenti non a pioggia – ha precisato il presidente – ma con le finalità occupazionali, di ammortizzazione sociale e di sviluppo editoriale che a mio parere sono la chiave del futuro”.
“Quindi – ha concluso – la protezione dell’oggi, proteggere la difficoltà dei giornalisti oggi, non è sufficiente. Dobbiamo disegnare un sistema sostenibile per il futuro”.
Dal canto suo, il presidente della Casagit, la cassa sanitaria integrativa dei giornalisti italiani, Daniele Cerrato, ha detto che “forse questo momento di crisi in qualche modo ci ha fatto anche del bene perché in questo contratto andremo a comprendere delle figure professionali, quelle del lavoro autonomo, che fino a qualche anno fa nei contratti trovavano solo spazio nei protocolli di intesa e oggi saranno all’interno della contrattazione”.
“Quindi – ha aggiunto Cerrato – certamente un contratto di sviluppo ma anche un contratto di solidarietà. La crisi che stiamo attraversando ci ha resi più solidali e ci dà la possibilità di guardare a una platea più ampia. Dobbiamo lavorare al sistema, dobbiamo esserci tutti, Ordine compreso, su questi temi”.
“Per quanto riguarda lo specifico Casagit – ha concluso Cerrato – dal 2009 al 2013 abbiamo visto una perdita di colleghi. Ma per la prima volta grazie all’apertura dei nuovi profili la Casagit torna a vedere aumentare gli iscritti.
A ieri il numero degli aderenti ai nuovi profili era di 815 unità con una sessantina di altre pratiche in via di perfezionamento. Abbiamo riportato dentro le garanzie della categoria quei colleghi che il mondo del lavoro aveva messo fuori dalla busta paga e dalle garanzie”. (Ansa)

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