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Agenda2018

Il direttore de “L’Ora della Calabria” ricostruisce l’inquietante giornata di ieri. La versione del Procuratore

“La Procura ci ha sequestrato la redazione!”

Piero Sansonetti

Piero Sansonetti (direttore de L’Ora della Calabria)

REGGIO CALABRIA – Ieri sera nella nostra redazione di Reggio Calabria sono piombati 9 agenti di polizia. Avevano un ordine di perquisizione firmato dalla Procura. Hanno bloccato il lavoro per ore e  sequestrato il computer e i cellulari di Consolato Minniti. Hanno perquisito anche la sua abitazione.
Cosa aveva fatto? Pubblicato stralci di verbali della Dna. Cioè: il suo lavoro. Anche un altro giornale nazionale lo aveva fatto, ma non ha subìto perquisizioni. Come dobbiamo interpretare questo attacco? Noi abbiamo un grande rispetto del lavoro dei magistrati. Però ci piace anche criticarli. Lo abbiamo fatto spesso. Possiamo farlo ancora?
Ore 19.35. Nella redazione reggina dell’Ora della Calabria suona il citofono. Alla porta c’è il dirigente della squadra mobile di Reggio Calabria, Gennaro Semeraro, insieme al suo vice Francesco Rattà che dirige la sezione criminalità organizzata della squadra mobile.
Cercano Consolato Minniti, che però non è in servizio. Chiedono insistentemente di lui, lo fanno contattare al telefono e gli chiedono di rientrare in redazione. Ai colleghi che li hanno accolti, i poliziotti non svelano il motivo della inaspettata visita. Mostrano però segni di nervosismo, il dirigente si toglie la giacca e chiede che gli venga mostrata la redazione, le postazioni e i giornalisti che vi lavorano all’interno.
«Non ci sono mai stato», sorride. Ma la sua aria circospetta tradisce l’attesa e quando Minniti arriva in redazione scopre il motivo della visita. I dirigenti della Polizia di Stato gli mostrano un decreto di perquisizione e sequestro emesso dalla Procura di Reggio Calabria.
A scatenare la reazione della magistratura è la relazione del sostituto procuratore della Dna Gianfranco Donadio che L’Ora della Calabria aveva pubblicato ieri in un articolo dal titolo “Stragi di mafia, asse
Reggio-Palermo” a firma di Consolato Minniti.
I poliziotti danno ordine a tutti i giornalisti di non toccare i propri computer, perquisiscono l’ufficio in cui Minniti solitamente lavora, vorrebbero sequestrare il suo pc. Un fatto grave per la redazione perché da quel computer vengono mandate al server centrale le pagine confezionate a Reggio Calabria.
Il fatto che i poliziotti arrivino a eseguire il decreto alle otto di sera impedisce materialmente ai giornalisti di lavorare sulle pagine, mettendo in serio pericolo la possibilità di essere in edicola il giorno successivo. In attesa che arrivi l’avvocato di fiducia, Consolato Minniti riesce soltanto ad avvertire il direttore di quanto sta accadendo. Nessun’altra telefonata gli è permessa, nemmeno alla famiglia.
Subito dopo, i poliziotti gli comunicano che dovrà consegnare anche il cellulare di redazione e il suo cellulare privato. Una spoliazione completa per un giornalista, che del telefono e del pc fa i suoi strumenti di lavoro.
L’azione degli investigatori non finisce qui. Mentre gli specialisti della Polizia postale copiano il contenuto del computer su un hard disk, gli uomini della squadra mobile accompagnano Minniti a casa per eseguire anche una perquisizione domiciliare.
Il decreto di sequestro fa esplicito riferimento alla possibilità che sul giornale possa essere pubblicata la seconda parte della vicenda, con la rivelazione di atti riservati che il bravo cronista si è procurato con le sue fonti facendo né più ne meno che il proprio mestiere (anche sul Sole 24 Ore il giornalista Roberto Galullo ha pubblicato un articolo con medesimi contenuti e non siamo a conoscenza di provvedimenti analoghi).
La cosa evidentemente non è piaciuta alla Procura di Reggio Calabria, che ha emesso il decreto firmato dal capo dell’ufficio Federico Cafiero de Raho, dagli aggiunti Ottavio Sferlazza e Nicola Gratteri (Michele Prestipino ieri è stato nominato  procuratore aggiunto di Roma), dai sostituti Giuseppe Lombardo, Antonio De Bernardo e Giovanni Musarò.
Anche il dispiegamento disposto dalla questura non è indifferente: il dirigente della squadra mobile in persona, il suo vice, un commissario capo, altri poliziotti della squadra mobile e della polizia postale in redazione, più altri a controllare quello che accadeva dall’esterno.
I giornalisti della redazione sono riusciti a riprendere a lavorare sui computer dopo un paio d’ore. Con notavo li difficoltà, a causa dell’impossibilità di accesso al server. Sulla questione sono intervenuti il segretario della Fnsi Franco Siddi e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato giornalisti Calabria Carlo Parisi (che ieri sera, rientrato da Roma, ha fatto visita alla Redazione di Reggio Calabria per esprimere personalmente la solidarietà della Fnsi ai colleghi de L’Ora della Calabria – ndr).
«Fnsi e Sindacato giornalisti calabresi – dichiarano in una nota congiunta – provano profondo disagio e inquietudine per il provvedimento di ispezione e sequestro del computer e di altri documenti del collega Consolato Minniti, responsabile e coordinatore della redazione di Reggio del quotidiano L’Ora della Calabria. Finire sotto inchiesta e addirittura trovarsi con l’impedimento temporaneo a proseguire il proprio lavoro per notizie pubblicate col criterio della professionalità giornalistica (cioè verifica della fondatezza, dell’attualità e dell’interesse pubblico) inquieta e introduce un oggettivo elemento di limitazione del diritto di cronaca dei giornalisti e all’informazione dei cittadini.
Sembra che 
il provvedimento disposto dalla Procura di Reggio sia legato infatti alla pubblicazione di notizie che, anche se riservate, sono arrivate alla disponibilità del giornalista che in quanto di interesse pubblico le ha rese note, in ordine ad indagini della Dna.
Il prov vedimento ci appare enorme anche per la portata e le conseguenze che genera, rischiando di rendere impossibile per domani (oggi ndr) la pubblicazione dell’edizione di Reggio del giornale per il blocco del computer che guida il server di un’intera redazione.
Auspichiamo un rapido chiarimento della vicenda in cui eventuali indagini della magistratura si svolgano senza impedire il corso dell’informazione, che non può dipendere da alcun potere».
Piero Sansonetti

Cafiero de Raho: “Sequestrati verbali oggetto della perquisizione”

Federico Cafiero de Raho

REGGIO CALABRIA – “La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ritiene che l’esercizio del diritto di cronaca costituisca un valore imprescindibile di uno Stato costituzionale di diritto”. E’ quanto afferma, in una nota, il procuratore della Repubblica di Reggio Federico Cafiero de Raho.
“Tanto premesso – prosegue la nota – con riferimento alla notizia pubblicata sulla prima pagina del quotidiano L’Ora della Calabria di oggi secondo cui «La Procura ci ha sequestrato la redazione», si rappresenta quanto segue: le attività di perquisizione e sequestro disposte dalla Procura della Repubblica in data 12 settembre 2013 presso la redazione di Reggio Calabria del quotidiano L’Ora della Calabria sono state determinate dalla gravissima fuga di notizie, formalmente segnalata dalla Direzione Nazionale Antimafia, consistita nella pubblicazione nella stessa data di un articolo attraverso cui è stato propalato il contenuto dei verbali di due riunioni tenutesi il 19 e il 27 giugno 2013 presso la Direzione Nazionale Antimafia, tra i sostituti di quell’Ufficio; si tratta di verbali coperti dal segreto di ufficio la cui divulgazione costituisce reato perseguibile di ufficio e compromette gravemente attività di indagine in corso; durante la perquisizione sono state rinvenute le copie fotostatiche dei verbali originari delle riunioni svoltesi presso la Direzione Nazionale Antimafia del 19 e del 27 giugno 2013 alla cui ricerca era finalizzata proprio tale attività; al fine di non impedire l’esercizio del diritto di informazione del quotidiano L’Ora della Calabria, questa Procura non ha disposto il sequestro della «redazione», come evidenziato nella prima pagina del quotidiano, ma si è limitata ad estrarre copia del pc in uso al giornalista che aveva sottoscritto l’articolo in questione e che aveva la materiale disponibilità dei due verbali oggetto di sequestro”. (L’Ora della Calabria)

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