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Rivolta dei giornalisti alla conferenza di Richard Gere

Richard Gere

ROMA – Minirivolta dei giornalisti alla conferenza stampa di Richard Gere di Roma. La richiesta dell’ufficio stampa di rispettare un embargo di 17 giorni sulla conferenza stampa ha suscitato dapprima ironia, poi – constatato che la richiesta era reale e non una battuta umoristica – ha suscitato l’ira dei giornalisti.
L’intervento di Laura Delli Colli, presidente del Sngci (Sindacato nazionale dei giornalisti), ha permesso di sedare la rivolta anche grazie all’ironia di Richard Gere che ha detto: “In Italia siete così effervescenti; vengo dall’Olanda e lì i giornalisti sono così mosci”. Il Sngci ha commentato in una nota.
“Dando seguito alla protesta dei colleghi, ieri mattina, in occasione della conferenza stampa romana di Richard Gere – scrive il sindacato – ricordiamo, come già sottolineato stamane prima della conferenza stampa, che il diritto di cronaca non solo è un dovere nei confronti del pubblico ma tanto più ha valore in occasione di un incontro come quello in calendario con una star internazionale e molto popolare oltreché sempre disponibile nei confronti della stampa come Richard Gere.
La pratica sempre più indigesta degli embarghi che finiscono per mettere in difficoltà i giornalisti con le loro redazioni è arrivata all’assurdo di una richiesta che avrebbe obbligato i media a dar conto di una conferenza stampa con ben 17 giorni di ritardo – si legge ancora -. Fatto reso tanto più ridicolo dalla contestualità di un’anteprima romana seguita comunque da fotografi e cronisti televisivi sul red carpet. Inevitabile che anche chi ha firmato abbia deciso nella mobilitazione collettiva di vanificare il proprio impegno”.
“L’episodio di ieri mattina ci impone di sollecitare un confronto con gli uffici stampa e attraverso loro, che non sempre sono giornalisti, con le distribuzioni per le quali si impegnano contrattualmente. A loro sollecitiamo un po’ di civile autocritica, pronti a sostenere il loro stesso rifiuto di porsi in simili situazioni di sgradevole contrapposizione, che potrebbero essere evitate se solo si considerasse quanto sarebbe grave se a porre un embargo per protesta fossero i giornalisti”. (Agi)