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Attenzione all’ubriacatura da social network

ROMA – Sul pericolo della rete e dei social network per i giornalisti e per l’informazione è intervenuto anche Dino Boffo, direttore di Tv2000. Sui social network, Boffo ha detto: “Basta, basta. Questa ubriacatura la pagheremo cara, ci sveglieremo che non avremo più i nostri media cattolici, quelli classici” e, ha poi aggiunto, “permettetemi di dire che non lo vedo l’85enne Papa, teologo e pensoso, avere a che fare con Twitter”.
Quindi Boffo ha sottolineato: “Questi new media sembrano darti sprint, un tocco di notorietà a buon prezzo”. Ma per il direttore della tivù dei vescovi “possono solo aggiungersi e non sostituirsi a quelli classici”.
E’ intervenuto anche il cardinale Scola, denunciando “la franchezza con cui i giovani si esprimono sui social network e l’aiuto delle nuove tecnologie a volte anche con insulti e pregiudizi, che è tuttavia un’espressione di libertà. In una fase di transizione come la nostra, quella della libertà è la questione numero Uno. Ma ognuno di noi la pratica in modo riduttivo”.
Altri leader spirituali sono su Twitter, il Dalai Lama, che vanta oltre 5 milioni di follower, mentre l’Ayatollah iraniano Khamenei ha un profilo, non validato però da Twitter, che secondo Deruda “é un contenitore di messaggi politici e propaganda antiamericana e antisionista”.
In ogni caso l’apertura dell’account su Twitter del Papa ha sollevato interrogativi, sul fronte della sicurezza, per un leader spirituale, di alimentare un profilo su un social network. Ma se giornalismo significa testimonianza, ma anche verifica dei fatti, il tweet, la cui moda si è diffusa tra i politici, guidati dai guru dell’informatica, fornisce una comunicazione più epidermica, umoralissima, non verificata e pronta a scatenare il panico tra la gente. Successe negli anni Quaranta con la docu-fiction di fantascienza di Orson Welles alla radio, che raccontava un’invasione marziana: nonostante l’avvertimento ogni 15 minuti che si trattava di fiction, generò il panico negli Stati Uniti.
E panico è stato generato anche in Garfagnana, attraverso l’“immediatezza” di Tweeter. Il Comune di Castelnuovo, quindi un ente pubblico, ha scritto sul suo profilo Twitter: “A seguito della comunicazione pervenuta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri si consiglia di uscire di casa e rimanere all’aperto”. Un attimo dopo si scatena la paura. Il tam tam dei social network si espande tra la popolazione. Ci sarebbero i termini per disturbo della quiete pubblica, per fare dell’umorismo. Dal responsabile della protezione civile di Castelnuovo di Garfagnana, Vincenzo Suffredini, arriva poi una precisazione: “In realtà la comunicazione della Presidenza del Consiglio non è un vero e proprio allarme. Ma un consiglio”. E la gente in strada? E quelli che hanno dormito in auto ? Il numero cui rivolgersi in caso di necessità? La mobilitazione della Protezione Civile?.
E poi il caso Minzolini, l’ex direttore del Tg 1, candidato per il Pdl in Liguria, che ha risposto a tweet ingiuriosi e il suo profilo è stato sospeso. Minzolini ha spiegato: “Non sono stato io ad inviare i messaggi. Mio figlio, che ha venti anni, ha trovato aperto il profilo e ha risposto agli attacchi senza pensarci. Condivido il senso delle cose che ha scritto, ma io ci avrei pensato su prima di scriverle in quella maniera”.
E poi rimane il caso dell’eroica blogger siriana, che combatteva il regime di Assad. Dopo un paio di anni si scoprì che era un’agente Cia, e per di più maschio.
Forse ha ragione proprio Boffo, “sull’ubriacatura da new media”. Vero è che gli adolescenti si scambiano informazioni sui social network e cercano informazioni su internet, ma sanno benissimo che l’Informazione viene solo dai giornalisti e dalle testate giornalistiche.